Come nei racconti più eccitanti, anche il romanzo d’esordio della ventisettenne Lillian Fishman inizia con un errore fatale. «Credo che il piacere e la complessità della vita stiano nell’andare a fondo e capire perché stai agendo in un certo modo, specialmente se sembra sbagliato per gli altri», spiega l’autrice di Servirsi (Edizioni E/O, disponibile dal 22 giugno) durante la chiamata Zoom in cui risponde dalla sua cameretta azzurra di Brooklyn, con un quadro di David Hockney che spunta dall’inquadratura.

Nonostante si frequenti con una ragazza con la quale sta più o meno bene, la protagonista Eve, annoiata, carica su un sito un selfie in cui si ritrae nuda davanti allo specchio. Lo fa senza alcun motivo, le piace quell’immagine del suo corpo inarcato perché esprime il desiderio duro e umiliante che la abita: «Non stavo realizzando lo scopo per cui ero al mondo. Ero stata creata per fare sesso, probabilmente con un numero sterminato di persone», scrive Fishman nel romanzo. Sarebbe ancora in tempo a cancellare tutto, ma quando si sveglia la foto ha centinaia di commenti di gente che le fa i complimenti e le chiede di uscire. Decide di accettare l’invito di una certa Olivia, prendono un caffè insieme. Così come una di quelle febbri estive, in cui il corpo perde consistenza e si trascina qua e là, si mescola con quello che sfiora ed evapora nelle stanze, Eve intraprende un viaggio sentimentale e sessuale tra diversi quartieri di New York nella decisione di essere autentica rispetto ai suoi desideri, che sembrano soddisfarsi solo nella relazione poliamorosa con Olivia e il suo compagno, Nathan, i cui confini sono poco definiti e il piacere e la crudeltà spesso si sovrappongono.

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Lillian Fishman (1994) è un’autrice di New York. Per Servirsi, il suo primo romanzo, è stata definita una delle voci più interessanti di oggi. Servirsi, trad. Silvia Montis, E/O 2022

Anche il romanzo, di cui questa è la trama, è nato come un errore. «Avevo poco più di vent’anni quando ho iniziato a pensarci. Ho iniziato a scriverlo nel 2018, doveva focalizzarsi sulla relazione tra Eve e Olivia: volevo indagare cosa si prova a essere vista da un’altra donna mentre fai qualcosa di cui ti vergogni, specialmente se con lei hai una relazione», racconta l’autrice. «Ero curiosa di esplorare come ti riconcili con te stessa quando ti ritrovi a desiderare cose che non potresti desiderare da un punto di vista “ideologico”. Nathan doveva essere solo una figura di rappresentanza, l’esempio di come ti rapporti con un uomo, fino a che non è diventato chiaro che poteva sortire effetti enormi su Eve». Doveva essere un romanzo queer sulla bisessualità̀, o comunque era quello che l’autrice si aspettava da sé stessa, avendo fatto coming-out al liceo nella sua cittadina dai mattoni rossi nel Massachusetts, quando credeva che definire la propria identità come persona gender fluid fosse davvero importante. Invece, alla fine, «l’idea centrale del libro si è avvicinata più a come ci si sente a deludersi quando, dopo esserti scoperta bisessuale, realizzi di voler esplorare un desiderio comune ed etero verso il quale sei sempre stata critica e perfino disgustata».

Ora che ha 27 anni, ha studiato scrittura creativa alla New York University e lavora part-time come lettrice di fiction per il New Yorker, non è più tormentata dall’idea di dover definire la sua identità sessuale a tutti i costi. Ha pensato, però, che potesse servire da spunto per il suo primo romanzo. In quella che è la sua storia di risveglio e di abbandono, Eve deve fare i conti con la realtà dei propri desideri, e cioè compiacere un uomo e farsi sottomettere sessualmente da lui, che tanto si schiantano con anni di lotte femministe. Scriverne serviva, chissà quante persone hanno mai provato un dissidio simile. «Avevo avuto la sensazione che il sesso fosse un oracolo. Una bocca della verità, ferma da qualche parte in attesa di smascherarmi». Ma la tua protagonista crede veramente che scopare possa funzionare come una mappa stradale che ci avvicina sempre di più a scoprire chi siamo? «Certo, tutti i momenti in cui ti riscopri vulnerabile in una certa situazione sono trasformativi, quelli in cui non devi fingere di essere qualcun altro, al di là dei pattern comportamentali dentro ai quali siamo abituati ad agire. Soprattutto quando sei giovane, questo avviene nel sesso».

Succede come nelle febbri estive, in cui il corpo perde consistenza mescolandosi con quanto incontra

Di Eve è sorprendente seguirla nel suo desiderio costante di mettere tutto in dubbio, e poi cambiare strada: «Nei romanzi di oggi i personaggi partono convinti di un’idea, mentre la mia è curiosa di esplorarle tutte». E nel suo essere sincera con sé stessa, è spregiudicata nei confronti del suo aspetto: «È frustrante crescere in questa cultura in cui essere consapevole della propria bellezza è immorale e ti insegnano a essere autocritica e insicura. Eve è vanitosa e non riesco a pensare a un prece- dente nella letteratura». Parliamo, ed è difficile associare Eve alla sua autrice, forse perché è una persona molto privata e senza account social pubblici che ci permettano di avere accesso alla sua vita: «Fa parte della nostra cultura letteraria associare l’autore al protagonista, specialmente se si tratta di una ragazza. Sono felice che non sia così: Servirsi è, a tutti gli effetti, un romanzo».