Matteo Paolillo toglie la maschera e si mostra per quello che è oggi pubblicando il suo disco Come Te, uscito per ADA Music Italy, con 11 brani che sono i suoi pensieri, la sua visione del mondo, il suo amore per la musica e l’arte. In copertina il suo volto in primo piano. È immediato guardarlo e pensare a Edo, non c’è persona che abbia visto Mare Fuori, la serie evento targata Rai di cui lui ha cantato la sigla "'O Mar for", che non si sia innamorata del suo personaggio, della sua storia, del suo bisogno di amore.

Qui Edoardo Conte scompare e lascia il posto al cantante che non ha paura di mostrarsi vulnerabile, lasciando che siano i sentimenti a dare vita alla sua creatività e la comprensione dell’altro la sua necessità. La sua voce racconta la storia del ragazzo che a diciott’anni è andato via di casa per studiare recitazione e inseguire il sogno che oggi ha tra le mani. Ha le idee chiare, quando parla tiene molto a trasmettere il suo senso senza che le parole vengano fraintese. È consapevole di come la vita sia cambiata, ma sa quanta fatica ha fatto per arrivare qui e forse anche per questo i suoi piedi sono ben ancorati a terra e la sua felicità è legata alla possibilità di condividere. Non c’entrano nulla soldi e fama.

A tredici anni i primi spettacoli, il debutto in tv a ventuno, la musica sempre accanto. Dopo il successo di "Origami all’alba" e l'anticipazione di "Liberatemi", le nuove canzoni parlano di un’umanità composta da esseri diversi, ma in fondo tutti uguali, che soffrono, gioiscono, amano. È un mondo ricco quello di Matteo, che si guarda dentro con la felicità di chi finalmente può parlare a molti. E quei fan li incontrerà nei firmacopie del 19 maggio, per poi ritrovarli in musica nelle date prodotte da OTR live il 29 novembre a Milano, 16 dicembre a Roma e il 21 dicembre a Napoli.

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Matteo Paolillo è il volto della nuova cover digitale di Cosmopolitan. Foto di Simone Lavecchia, total look Emporio Armani

Ti aspettavi questo grande successo?


«È stata una cosa progressiva dalla prima stagione di Mare Fuori in poi. Arrivo a questo disco con la voglia di dare qualcosa di me. La serie è stata un grande messaggio di speranza e non avevo idea che potesse raggiungere così tante persone. Ora sento la responsabilità di tutta questa attenzione. Do anche qui un messaggio di speranza. Ma in questo disco c’è molto altro».

Hai intitolato il disco Come te.


«Prende il titolo dal brano omonimo che parla di uguaglianza, dell’aiutarsi a vicenda. Volevo che fosse la tematica centrale dell’album. Volevo parlare dell’unione, dell’empatia tra gli esseri umani».

Parli anche di pace. È un messaggio contro la guerra?


«Non volevo mettere il focus sulla guerra, ci sono troppe dinamiche dietro. Io volevo andare alla radice, parlare di pace tra esseri umani. È un’utopia ma credo si possa tendere a questa pace. Al vivere in armonia. Dico "non c’è guerra se ci aiutamo"».

Quando sono nate le canzoni?


«Ci ho lavorato da maggio dell’anno scorso. Alcune sono nate durante le riprese, come "'A Luna", "Vipera". La più antica è "Intro – L’Arte", che ho scritto e riscritto nel tempo perché volevo creare una poesia che parla di tristezza, volevo una linea guida di tutto il disco. A gennaio invece sono stato in Marocco e in Egitto e lì mi sono fatto influenzare dalle sonorità africane che si sentono in "Come te". "Tonight" è nata l’autunno scorso».

Qui mostri Matteo. Non c’è più Icaro, il tuo nome d’arte in musica, non c’è Edo.


«Ora sono conosciuto come Matteo Paolillo. La mia immagine non è quella rap di Icaro. A me piace fare parlare la musica, è la sintesi di tante parole, di tante argomentazioni che magari non arrivano. Matteo Paolillo è il mio nome ed è l’unione di tutto. Non mi piace autodefinirmi. Io però sono quello che sono sempre stato, con la mia sensibilità ed empatia».

Dici che siamo tutti diversi ma tutti uguali. In cosa ti senti diverso?


«La mia diversità sta nel riconoscere quello che sento. Si tende all’omologazione, alle etichette. Io non ho paura di mostrare la mia sensibilità. Gli uomini sono abituati a non mostrare le lacrime, il loro lato fragile. Invece per me è importante farlo. Io devo farlo per lavoro, ma anche nella vita personale cerco di vivere liberamente quello che sono. In generale chiunque dovrebbe essere in grado di farlo».

Cosa ti piace?


«Mi piace ricercare la bellezza, camminare nel silenzio della natura, guardare bei posti e un bel panorama, viaggiare. Chiacchierare con gli amici».

«Non mi piace autodefinirmi. Io però sono quello che sono sempre stato, con la mia sensibilità ed empatia»

Recitazione e musica, due grandi passioni. Hai mai pensato di dover scegliere?


«Non devo farlo. Ci possono essere esigenze lavorative per cui ci si dedica più a una cosa rispetto che a un’altra. Ma dentro di me ci sono entrambe le cose. Scelgo l’arte».

Con le canzoni parli di emozioni. Cosa ti emoziona?


«L’amore. L’amore per me conta tantissimo, come per chiunque credo. Non parlo solo di amore di coppia ma lo intendo come punto di condivisione, di altruismo, di voler crescere insieme agli altri».

Hai amore attorno a te?


«Sono fortunatamente circondato d’amore, ci sono persone che mi amano sinceramente, sono cresciuto con tanto amore attorno. Sono sempre stato in grado di riconoscere le persone sincere. I miei genitori mi hanno amato sempre tanto».

Hanno sempre creduto in te?


«Sempre. Magari con preoccupazione per la difficoltà di portare avanti questo lavoro, ma mi hanno sempre lasciato libero e questo mi ha permesso di poter credere in me stesso. Sicuramente attorno non è stato facile trovare altre persone che credessero in me, ma in fondo non ne servono tante».

Ti sei mai innamorato davvero?


«Sì. La parte difficile dell’amore è riconoscerlo e accettarlo. Quando arriva ci sconvolge e ci spiazza. Se è vero amore te ne accorgi e anche se all’inizio dici che non è possibile, è già troppo tardi».

Sembri averne paura.


«Si ha paura di quello che può succedere, perché quando un sentimento è molto forte ti sconvolge. Tutto quello che non conosciamo ci spaventa. Quando arriva un’emozione forte fa paura».

Com’eri da piccolo?


«Sono sempre stato iperattivo, molto dinamico. Mia madre dice sempre che ero più saggio rispetto alla mia età e che non riuscivo mai a stare fermo. Anche crescendo, mi ricordo che facevo sempre tante cose, anche quelle che sembrano inutili. Per esempio mi scrivevo le battute dei film che mi piacevano. A penna o al computer».

A diciotto anni hai lasciato casa per trasferirti a Roma per studiare recitazione.


«È stato un passaggio importante. Ho sentito un grande senso di libertà ma anche la difficoltà di trovarmi di fronte a tante novità. Ho iniziato a costruire sentendo tutto sulle mie spalle, imparando a nuotare in acque diverse, in una grande città. A ricostruire da zero tutta una serie di amicizie. Dall’altro lato però c’è stata la curiosità, la scoperta, le infinite possibilità, l’incontro con tante persone diverse. La cosa bella di Roma è che ci trovi tutto il mondo e ti interfacci con culture completamente diverse dalla tua. E questo ti fa crescere».

«Quando l'amore arriva ci sconvolge e ci spiazza. Se è vero amore te ne accorgi e anche se all’inizio dici che non è possibile, è già troppo tardi»

Canti di "pare". Quali sono le tue?


«Spesso mi interrogo su me stesso, sull’essere umano in generale. Fa parte del mio lavoro da attore, la ricerca di sé è data dalla ricerca degli altri, le pare sono il mio interrogarsi sui perché. Perché ci si comporta in determinati modi? E vale per qualsiasi pensiero, dal cambiamento climatico, alla guerra, alla dignità o la cattiveria umana».

In "Tonight" parli invece di soldi e fama. Come stai gestendo questi cambiamenti?


«Molto spesso si punta a pensare che se hai i soldi hai tutto, perché con i soldi ti puoi comprare le persone. Per me contano le persone. Con i soldi ti puoi togliere qualche sfizio, ma non possono essere una priorità. Io ho sempre avuto i piedi per terra. Sono arrivato qui dopo un percorso, mi sento strutturato verso quello che sta succedendo».

Vivi lati negativi della fama?


«È arrivata dopo tanti anni di sacrifici. Ho avuto la fortuna di avere un insegnante che mi ha insegnato la disciplina per capire cosa c’è dietro a questo lavoro. La fama ha aspetti sia negativi sia positivi. Apre le porte per tante cose, permette all’arte di essere condivisa da più persone. Ma ci sono cose che non posso più fare come prima».

Senti la pressione di così tanta esposizione?


«In questo momento ho tutti riflettori puntati addosso, tante persone si avvicinano perché c’è questa esposizione, ma quante ne restano, quando i riflettori si spengono? Quante persone ti vogliono veramente per quello che sei? Non ho paura che qualcosa possa cambiare, ma ho consapevolezza di dover stare attento all’opportunismo. In questi anni ho dovuto un po’ imparare a farmi le ossa».

Senti di avere qualche similitudine con Edo, il tuo personaggio di Mare Fuori?


«Per lavorare su Edo sono partito dalla sensibilità che lui ha nello scrivere poesie. Ho preso la mia sensibilità e l’ho evoluta perché lui non può mostrarsi fragile e sensibile. Reprime le sue emozioni, la sua ricerca di bellezza. Edoardo vuole tutto, sua madre andava a pulire a casa dei ricchi e in qualche modo vuole i soldi per poter dire che ce l’ha fatta. Questo si riflette sull’amore. È eternamente insoddisfatto. Anche se ha trovato la donna che ama, non è soddisfatto perché vuole anche altro».

Tu hai mai sentito quel senso di rivalsa?


«Non ne ho mai avuto bisogno. I miei genitori sono sempre stati fieri di me, fin dalle prime cose che ho fatto a teatro. Sono sempre contento quando loro si emozionano, come quando sono stato sul palco a Sanremo. Ma si commuovevano anche quando ero sui palchi piccoli».

Ai numeri del successo ci pensi?


«Lo canto in "Uragano" con Clementino. Oggi i numeri sicuramente fanno la differenza nel mercato, soprattutto discografico, ma per me non segnano il valore dell’arte. Clementino è stupendo, un professionista bravissimo. Il suo approccio in studio mi ha insegnato tanto».

Sei pronto al tour?


«Stiamo facendo le prove per quello che porteremo in estate nei festival, per l’autunno c’è ancora da costruire lo show. Sono molto emozionato, è bello cantare in mezzo alla gente».