Andrea Capodanno è cresciuto in una famiglia di fruttivendoli, e forse anche per questo nutre una grande passione per frutta e verdura fin da quando è bambino. Oggi questi alimenti sono al centro della sua cucina, che è diventata anche il suo lavoro. Qui prepara una ricetta creativa e divertente, 100% vegetale come tutti i piatti che propone alla sua community.

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Andrea Capodanno
Andrea Capodanno: autore del libro Qualcuno ha detto... Cucina vegetale? in cui raccoglie ricette vegane, dolci, salate, sane e sostenibili, ispirate alle stagioni.

Ricetta della torta arcobaleno: ingredienti

  • 300 gr farina 0
  • 750 ml latte di soia
  • 1 pizzico sale
  • 3 cucchiai olio di semi
  • 60 gr zucchero semolato
  • coloranti alimentari

Ricetta della torta arcobaleno: procedimento

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Inserire in una ciotola grande la farina setacciata e aggiungere un pizzico di sale e zucchero. Mescolare bene il tutto.

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Aggiungere l’olio e, poco per volta, il latte, continuando a mescolare. Coprire la ciotola e lasciare a riposo in frigo per 30 minuti.

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Dividere l’impasto in sei ciotoline diverse e aggiungere un colorante alimentare per ogni parte: rosso, arancio, giallo, verde, blu e viola.

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Preriscaldare una padella antiaderente con un goccino d’olio. A fiamma medio-alta versare un mestolo di impasto formando un cerchio.

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Dopo pochi secondi iniziare ad alzare leggermente i bordi della crêpe. Dopo 1 minuto circa girarla e abbassare la fiamma al minimo.

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Dopo 30 secondi circa la crêpe sarà pronta. Proseguire così fino a terminare tutti gli impasti preparati.

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Passare alla farcitura, montando la panna vegetale insieme allo zucchero a velo vanigliato fino a renderla ben ferma.

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Inserire una crêpe per volta all’interno di uno stampo con la stessa circonferenza. Farcire gli strati con la panna montata.

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Nell’ultimo strato non farcire con la panna montata in modo tale che si possa vedere il colore della crêpe.

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Lasciare riposare la torta in frigo per circa un paio d’ore. Trascorso il tempo, sarà pronta da gustare.

Video ricetta della torta arcobaleno di Andrea Capodanno

Intervista ad Andrea Capodanno

Sei molto conosciuto sui social, ma come ti presenteresti a chi ancora non ti conosce?

«Devo dire che forse non mi presenterei subito come un cuoco vegano, perché molte persone si spaventano quando lo dico e tendono ad etichettarmi. Piuttosto, direi che sono Andrea e che la mia cucina è aperta a tutti».

Quando e come è nata la tua passione per la cucina?

«La cucina ha sempre fatto parte della mia famiglia. I miei nonni sono originari della Puglia e, ogni settimana, quando ci riunivamo tutti a casa di mia nonna, lei ci preparava un piatto diverso. Queste occasioni mi hanno fatto nascere una certa curiosità verso il cibo e la cucina, anche se per molti anni non ho sentito il bisogno di mettermi davvero ai fornelli. I miei genitori hanno anche un ortofrutta. Mia mamma lavora lì da circa trent'anni. Ha iniziato con mio nonno, che gestiva l’attività. Negli ultimi anni, però, mio nonno si è ammalato di Parkinson e ha dovuto cedere l’attività a un ragazzo. Nonostante questo passaggio, mia mamma è rimasta coinvolta: continua a lavorare con lui ed è ancora un punto di riferimento per moltissimi clienti, costruiti in anni di dedizione e passione. I clienti la cercano, la vogliono. È parte dell’identità del posto. Se lei se ne andasse, non sarebbe più la stessa cosa. È proprio lei, con il suo rapporto speciale con la clientela, a fare la differenza».

Sei diventato vegano alla fine delle scuole superiori. Come mai? C’è stato qualcosa che ti ha spinto a diventarlo?

«La scelta di seguire uno stile di vita vegetale è molto soggettiva: c’è chi lo fa per gli animali, chi per motivi di salute, chi per l’ambiente. Per me è stata soprattutto una scelta etica. Quando ho iniziato a informarmi su come vengono ancora oggi trattati gli animali, qualcosa dentro di me è cambiato radicalmente. A livello mentale, ho iniziato a provare un vero e proprio ribrezzo verso ciò che ero stato abituato a mangiare per tutta la vita. Ho fatto questa scelta a 19 anni. Ora ne ho 29 quindi è quasi un decennio che seguo questo percorso. A un certo punto mi sono semplicemente detto: "Per me gli animali, no. Non ce la faccio più a mangiarli." E da quel momento è stato uno stop netto».

Ti sei mai sentito giudicato per questa scelta?

«Secondo me, c’è ancora molta ignoranza — come su tanti altri argomenti — soprattutto quando si parla di alimentazione. In Italia il cibo è una vera e propria istituzione, parte integrante della nostra identità culturale. È come se la tradizione non potesse essere messa in discussione. Faccio un esempio concreto: ogni volta che pubblico una ricetta "veganizzata", come la mia versione vegetale della carbonara — che chiamo semplicemente "carbonara vegana" — ricevo una valanga di insulti. Questo perché molte persone ignorano il fatto che ci stiamo evolvendo, anche dal punto di vista alimentare. Personalmente ho sempre cercato di circondarmi di persone positive, che mi accettassero per quello che sono. La mia famiglia e i miei amici mi hanno sempre supportato, e non mi sono mai sentito giudicato da loro. Ma sui social è tutta un’altra storia: lì sì, il giudizio è costante. Basta aprire uno qualsiasi dei miei video in cui propongo una versione vegetale di un piatto tradizionale: spesso i commenti sono pieni di insulti. È la dimostrazione di quanto ci sia ancora da lavorare sul piano culturale».

    E come affronti queste critiche?

    «Come ti dicevo, mi sono sentito giudicato, soprattutto dagli estranei — in particolare sui social. Lì è pieno di "leoni da tastiera", persone che si nascondono dietro uno schermo e che molto probabilmente non avrebbero mai il coraggio di dire certe cose dal vivo. Ho subito tanto bullismo nella mia vita, e questo mi ha portato, col tempo, a costruirmi una sorta di corazza. È come se gli insulti mi entrassero da un orecchio e mi uscissero dall’altro. Ma non tutti hanno questa forza. C’è chi, davanti a certi attacchi, scappa, si chiude, cancella i propri contenuti. E questo è terribile, perché nessuno dovrebbe sentirsi costretto a nascondersi. L’importante, secondo me, è restare fedeli ai propri ideali, in modo sincero. Se credi davvero in ciò che fai, nessuno dovrebbe avere il potere di abbatterti. E tu non dovresti permettere a nessuno di farlo».

    Parlando proprio di social, qual è il tuo rapporto con le varie piattaforme e com'è iniziato tutto?

    «Sono ormai passati circa quattro anni da quando ho iniziato a pubblicare i miei video, era la fine del 2020, in pieno secondo lockdown. In realtà, avevo già una pagina e un canale YouTube attivi da un paio d’anni, dove condividevo quello che mangiavo in una giornata da vegano. Dopo le superiori mi ero iscritto a un'accademia di musica ma, nel frattempo, avevo anche abbracciato lo stile di vita vegano. Mi sono chiesto: "Cosa posso fare per dare un senso anche a questa parte della mia vita?" E così ho iniziato a raccontarla. L’idea era semplice ma potente: mostrare che si può vivere benissimo senza carne e latticini, che non si hanno carenze come spesso si crede. Volevo dimostrarlo in modo concreto, con la mia quotidianità. Poi, a un certo punto, YouTube ha cominciato a stancarmi. Complice anche il periodo del Covid, stavo per chiudere tutto. Ma i miei amici mi hanno convinto a non mollare del tutto: mi hanno detto di provare con i reel su Instagram e con TikTok, che stava esplodendo. E così ho fatto: ho lasciato YouTube, ho iniziato a pubblicare brevi video e nel giro di due o tre mesi è successo il boom. Non me lo sarei mai aspettato, perché ero partito davvero senza piani, senza aspettative. Evidentemente la gente ha apprezzato qualcosa di me: il mio modo di raccontare, la mia autenticità, e il tema che porto avanti — ovvero la veganizzazione delle ricette tradizionali italiane, quelle che nessuno si sarebbe mai immaginato potessero esistere in una versione vegetale».

    Ora fare il creator è il tuo lavoro a tempo pieno o ti stai dedicando anche ad altro in questo periodo?

    «Voglio raccontarti anche quello che facevo in passato: prima di diventare content creator lavoravo come commesso. È stato il mio impiego per un po' di tempo, fino a quando i miei contenuti sui social hanno cominciato a crescere rapidamente. All’inizio ero molto titubante. Non conoscevo bene il mondo dei social, non sapevo se fosse davvero possibile trasformarlo in un lavoro. Così ho aspettato, osservato, cercato di capire se potesse essere una strada percorribile. Ma con il tempo ho realizzato che non potevo più dedicarmi a entrambe le cose: il lavoro da commesso mi occupava troppe ore e non mi lasciava spazio per coltivare seriamente la mia presenza online. A quel punto ho dovuto fare una scelta. E l’ho fatta in modo un po’ impulsivo — perché sì, sono anche una persona istintiva — ma mi è andata bene. Ho lasciato il mio lavoro da commesso e mi sono buttato completamente nel mondo della creazione di contenuti. Ed è ormai da quasi quattro anni che riesco a mantenermi facendo ciò che amo a tempo pieno».

    Sul nuovo numero di Cosmopolitan in edicola racconti la ricetta della "Torta di crêpes arcobaleno", pensata per celebrare il Pride Month. Nei tuoi canali social parli spesso anche di identità di genere: quanto è importante per te unire cucina e messaggi inclusivi?

    «Come dicevi tu, sui miei social mi occupo in modo verticale di cucina, ma attraverso i contenuti cerco anche di trasmettere messaggi più profondi, indiretti ma chiari. Uno su tutti: l’importanza dell’inclusione. Per me l’inclusione è un valore fondamentale. È qualcosa che cerco di comunicare in tanti piccoli modi: dal trucco che porto — e che spesso viene notato con commenti come "Che bella base che hai oggi!" — alla cura per la mia pelle, al modo in cui mi vesto, che non segue necessariamente le convenzioni su come "dovrebbe" vestirsi un ragazzo. È evidente che sono un ragazzo queer, che appartiene alla comunità LGBTQIA+. E sento che, anche se magari non ne parlo sempre esplicitamente, l’inclusione passa attraverso ogni dettaglio del mio modo di essere e di esprimermi. Credo fermamente che dovremmo essere tutti trattati allo stesso modo, allo stesso livello, con lo stesso rispetto. Forse dovrei parlare di più apertamente di questi temi, senza preoccuparmi di chi mi dice che dovrei limitarmi solo alla cucina. Perché chi crea contenuti ha anche una responsabilità. E con il piccolo o grande potere che abbiamo come creator, credo sia importante usarlo per aiutare davvero a cambiare le cose».

    Qual è il consiglio che ti senti di dare ai giovani lettori che stanno leggendo questa intervista e che magari stanno ancora cercando il coraggio di essere sé stessi?

    «Le persone ci giudicheranno comunque, qualunque cosa decidiamo di fare. Che si tratti di fare coming out, truccarci, diventare vegani e gridarlo sui social, parlare di inclusione o affrontare temi important: il giudizio arriverà, sempre. Non è facile, lo so bene. Ma se viviamo costantemente con la paura di quello che penseranno gli altri, finiremo per non fare mai nulla. Il consiglio che posso dare è: provate. Buttatevi. Se sentite che qualcosa è giusto per voi, seguite i vostri ideali, senza paura. Se ci credete davvero, andrà tutto per il meglio. Perché quando qualcosa nasce da una convinzione profonda, da un atto sincero, allora sì — qualsiasi cosa decidiate di fare è giusta».

    Progetti per il futuro: puoi spoilerarci qualcosa?

    «Tendo a non fare spoiler sui miei progetti. Un po’ perché mi piace tenerli per me, un po’ perché li vivo nel presente, senza troppa pianificazione. Persino con la mia agenzia parlo poco dei miei pensieri futuri — loro mi dicono sempre: "Andre, ma quali sono le cose che vorresti fare?" E io rispondo: "Boh!" (ride, ndr) Il mio motto è carpe diem, lo vivo davvero. Mi godo il momento e lascio che le idee prendano forma da sole, nel tempo giusto. Detto questo, ho comunque dei sogni nel cassetto. Uno in particolare sarebbe avere un mio programma in TV, in cui poter mostrare alle persone le basi della cucina vegana in modo semplice, accessibile, inclusivo. Oppure mi piacerebbe l’idea di un podcast: non per parlare di cucina, ma per affrontare temi più ampi, legati alla mia esperienza, all’identità, all’inclusione. Magari proprio sul mio canale YouTube, dove nell’ultimo anno ho visto crescere tanto il mio pubblico. I podcast stanno spopolando, e mi piacerebbe dare voce anche a quell’aspetto di me che va oltre la cucina».