Hollywood si è finalmente accorto che le donne over 40 hanno una libido, una sessualità in evoluzione e pulsioni che meritano di essere esplorate. Per questo, negli ultimi anni, le grandi major ma anche le case di produzione indie hanno cominciato a sviluppare sceneggiature che, cavalcando tra i generi (in particolare il romance), si addentrano negli abissi della sensualità femminile in tutte le sue sfaccettature. Ne è un esempio The idea of you con Anne Hathaway e Nicholas Galitzine (Amazon Prime Video) e se ne fa emblema soprattutto Babygirl, diretto e prodotto da Halina Reijn, che dopo un seducente passaggio alla Mostra del Cinema di Venezia - durante il quale Kidman si è portata a casa la Coppa Volpi per la sua interpretazione - il 30 gennaio arriva finalmente anche nelle sale italiane.

Il film racconta la storia di Romy (Kidman), una potentissima CEO abituata a comandare i suoi sottoposti, ad avere sempre tutto sotto controllo. Il suo matrimonio apparentemente perfetto con Jacob (Antonio Banderas), nasconde però un segreto: Romy non è soddisfatta dall'intimità col marito e cerca il piacere come può, senza mai raggiungerlo, tra le pieghe del web. Solo quando incontrerà l'affascinante stagista Samuel (il promettente Harris Dickinson) con il quale imbastirà una proibitissima e caldissima relazione fondata sulle dinamiche Slave/Master, Romy capirà di poter ambire anche ad altro, tra le lenzuola e fuori. Ma non senza conseguenze.

Potere all'orgasmo

Il film ha fatto scalpore perché inizia e finisce con un orgasmo - il primo finto, che Romy simula per far contento il marito, sull'ultimo non sveliamo nulla per evitare spoiler - ma anche perché nelle interviste promozionali del film Kidman ha spesso citato, un po' per gioco un po' no, lo stress provato sul set durante le scene di sesso e la spossatezza nel dover fingere (questa volta per esigenze di copione) il climax più volte al giorno.

In quei "troppi orgasmi" cui l'attrice si è riferita nelle interviste promozionali del film (che in America è uscito a dicembre scorso), la stampa internazionale ha trovato pane per i suoi denti, marcando l'accento sulla vena erotica della pellicola e sulla focosità degli attori sul set. In realtà i critici cinematografici sono concordi nel dire che il film di Reijn è un esperimento e come tale sviluppa le dinamiche tra i soggetti: le interazioni tra Kidman e Dickinson sono sì erotiche ma anche giocate sul filo della goliardia, perché si fanno riflesso dell'imbarazzo della protagonista nello scoprire nuovi lati di sé e del protagonista nel risultare sempre ambiguo, quasi psicotico. Di fatto Babygirl è un thriller psicologico che sfrutta il sesso per parlare di altro: di scoperta, di desideri inconfessabili e di come ci sentiamo quando, finalmente, riusciamo a soddisfarli.

Dopo aver ottenuto una candidatura ai Golden Globe 2025 per la sua performance, Nicole Kidman (insieme ad illustri colleghe come Angelina Jolie) è stata invece snobbata agli Oscar. Il sesso spaventa, ha scritto qualcuno, anche quando serve per parlare d'altro. Meno male che Nicole Kidman, capace di passare da ruoli in grandi blockbuster o serie pop (come The perfect couple su Netflix) a produzioni indie sperimentali come Babygirl, non ne ha affatto paura.