Tre emoji - una vasca da bagno, un vampiro, una tomba - possono descrivere con precisione la trama o comunque le scene topiche di un film? Sì, se la pellicola è Saltburn, seconda creatura di Emerald Fennell che con questo esercizio cinematografico si è assicurata un posto nella lista degli sceneggiatori pronti a sconvolgere gli spettatori con scelte creative sopra le righe. Per il film con Jacob Elordi e Barry Keoghan, appunto, le scene da tenere a mente sono tre: dopo la visione comunque sarà impossibile togliersele dalla testa. Anche se il film è uscito su Prime Video il 22 dicembre, la visione da parte degli spettatori di tutto il mondo sta continuando con tanto di live reaction alle suddette scene, definite a furor di popolo altamente disturbanti. Ci sono amiche che, trascinate dalla presenza di Elordi, organizzano la serata cinema e si ritrovano a guardare il personaggio di Keoghan, Oliver, che cerca di risucchiare l'anima di Felix, il ricco e stupendo aristocratico di cui è ospite, direttamente dallo scarico della vasca da bagno. E poi ci sono le famiglie che pensano di trovarsi davanti un remake de Il talento di Mr.Ripley e scoprono che quella del vampiro - una scena grottesca (SPOILER!) in cui Keoghan fa un cunnilingus a Venetia (Alison Oliver) durante il suo ciclo - è un momento che non scorderanno mai. E che li unirà per sempre.
Padri, madri, sorelle e compagni sconvolti e nauseati, infine, dalla scena più emblematica di Saltburn, quella della tomba: Keoghan ha detto di aver seguito l'ispirazione del momento, che, seguendo il copione, non avrebbe dovuto arrivare a tanto (non spoileriamo nulla, per chi non ha ancora visto il film, perché intorno a questa scena si annidano diversi altri twist di trama). Poi, trascinato dal personaggio di Oliver, l'attore ha raccontato di essersi ritrovato a manipolare il momento trasformandolo in quello che poi effettivamente è diventato il cuore pulsante del montato.
Fa sorridere, ma anche riflettere, quanto queste tre scene effettivamente sopra le righe, grottesche e disturbanti - che però ben raccontano il grado di ossessione in cui è finito il personaggio di Oliver - abbiano saputo unire generazioni totalmente diverse tra loro: Saltburn lo stanno guardando nonne e nipoti, ragazzi della GenZ e Millennials, studenti e lavoratori, appassionati di cinema e fan di Elordi.
E Fennell, che con la sua seconda opera voleva fare una critica alla ricchezza e al privilegio, è riuscita nell'intento di far guardare il suo film a una varietà incredibile di spettatori, trascinati dalle reazioni di chi ha visto Saltburn, dalle recensioni positive e negative, dalla bellezza dei suoi protagonisti, dall'estetica decadente anni Novanta. Missione compiuta, dunque: di Saltburn si parlerà ancora a lungo e pure della vasca, del vampiro e della tomba.







