Pietro Castellitto si è beccato un bel “vaffa” dal padre Pietro per questo film, ma ha tenuto duro e così Enea, in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, esce anche in sala il 25 gennaio. Lodirige e lo interpreta, come da tradizione, con una novità, appunto,la presenza del genitore che ha accettato sì il ruolo, ma lo hamandato a quel paese perché è stato svegliato all’una di nottequando il figlio glielo ha chiesto.

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Nell’incontro con la stampa Pietro Castellitto è un fiume in piena, anche se cerca didarsi una frenata. L’entusiasmo di questo viaggio poco ortodosso digiovani raccontato nel film si rispecchia nelle sue parole. A sentirlui sarebbe quasi una pellicola di genere, un gangster movies, ma poidice che ne sono stati realizzati tanti così perfetti che glisembrerebbe presuntuoso anche solo parlarne. Il suo è «un sottobosco criminale, che non emerge quasi mai» per tutta la storia. Enea parla di un legame d’amicizia che poi sconfina nell’amore, racconta il desiderio, il bisogno dell’altro e la voglia disentirsi vivi.

Sulla presenza del padre scherza volentieri: «Ho provato in tutti i modi a non fare un film con mio padre, ma sapevo che il personaggio si muoveva su una frequenza emotiva che nessuno come lui avrebbe potuto intercettare, forse Adam Driver (scusate, ho sbagliato, era una battuta). Ho cercato altre strade, poi una sera mi sono convinto e gli ho telefonato chiedendo se era libero a settembre, ha risposto:“Fanculo, sto dormendo” e ha riattaccato, ma era un sì».

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La versione del genitore, che non smentisce l’accaduto, è più razionale: «Su IMDB c’erano 99 miei titoli, quello di Pietro sarebbe stato il centesimo, un amorevole segno in cui credevo. Seregge la pompa, con questo progetto avrei azzerato il contatore ericominciato. Così ho obbedito al disegno poetico che il regista mi ha indicato e, quando potevo, lo tradivo, come ho fatto negli altri film. Tra di noi c’è una relazione semplice, sorgiva, e quello che ho più amato del racconto è stato il sentimento con cui racconta le due stagioni della vita».

Gli fanno eco gli altri colleghi del cast, come Benedetta Porcaroli: «Per me è stato un lavoro molto felice, un film coraggioso e complicato per cui mi sono molto affidata a questo quadro preciso e sfumato che Pietro ha disegnato sulla carta. Ci sono legami profondi ma anche conflitti in tutte le varie fasi della vita e nel film restano realistiche e d’impatto. Ci sono rimandi anche grotteschi ea un certo punto diventa quasi favola nera, radicata su principi checonosciamo bene».

Quello che emerge dai racconti dei colleghi è la naturalezza con cui Pietro Castellitto li ha guidati, a volte ricorrendo al megafono peranimare le notti fredde per le scene in discoteca. Insomma è ancheun vero e proprio motivatore, che sceglie il cast non al provino, madurante il caffè che lo precede.

«Sì – conferma lui – perché il talento lo crea la personalità, il filtrare in maniera personale l’esperienza della vita. A volteti aspetti d’incontrare attori e invece ti trovi davanti ventriloqui, abitati di rabbia che non è la loro».