Nella scorsa stagione dei premi, Elvis di Baz Luhrmann è stato uno dei progetti favoriti, anche se poi alla fine il suo interprete Austin Butler non ha vinto l’Oscar. Aveva aperto trionfalmente a Cannes e ora la “controparte” Priscilla arriva alla Mostra del cinema di Venezia con la sceneggiatura e la regia di Sofia Coppola.

Il biopic, ancora senza data d’uscita, è stato presentato alla stampa estera alla presenza della moglie della leggenda del rock.

Durante la conferenza con i giornalisti stranieri, la cineasta è stataaccompagnata dai due giovani protagonisti, Cailee Spaeny (di The First Lady, su Paramount+) e Jacob Elordi (di Euphoria, su Sky eNOW). Il progetto è tratto dal memoir Elvis e io, con qualche licenza poetica e molta aderenza alla realtà, o meglio al punto di vista di Priscilla, che, interrogata sulle reazioni che le ha suscitato il film, ha risposto, trattenendo a stento le lacrime:«Quello che mi ha commosso di più – ha detto – è stato vedere il proprio amore sullo schermo. Sofia ha fatto un ottimo lavoro, come avevo già capito quando le ho parlato un paio di volte. I miei genitori non capivano perché Elvis s’interessasse a me, invece lui si è aperto totalmente, mi ha confidato la morte della madre, i suoi sogni e pensieri. Io lo ascoltavo e lo confortavo. La gente pensava fosse una questione di sesso invece noi non lo abbiamo fatto. Mi trattava con gentilezza e rispetto quando eravamo in Germania. E tornato negli Stati Uniti quella fiducia si è amplificata e io l’ho ripagata senza raccontare a nessuno della relazione. Ci siamo lasciati non perché non lo amassi più ma perché per me quello stile di vita era troppo. Abbiamo avuto una figlia insieme (LisaMarie, scomparsa da poco, ndr.) e l’affetto non è mai sparito».

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Per ricreare la freschezza dell’innamoramento Sofia Coppola ha scelto una quasi sconosciuta, ma che le aveva raccomandato Kirsten Dunst. Da sempre attratta dalle storie di coming of age, la regista è stata stregata da questo amore leggendario: «La storia è universale, dal primo bacio alla maternità, ma ha anche una valenza iconica di una coppia di cui si sa poco. Ma non chiamatela femminista: è una storia d’amore con alti e bassi vissuti da una ragazza che diventa donna e trova la sua voce».

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E poi aggiunge: «Leggendo l’autobiografia si capisce benissimo quello che prova, tanto che mi sono ritrovata a ricordarmi com’ero anch’io alla sua età e avevo una cotta per una rockstar. Per saperne di più poi ho attinto alla generosità della vera Priscilla, che ha risposto alle mie domande.Certo, al primo incontro ero nervosa, ma sono stata felice di aver rispettato a storia».