Uno dei progetti più chiacchierati dell'80° Mostra del cinema di Venezia è Povere creature! (dal 25 gennaio al cinema) firmato dal regista visionario Yorgos Lanthimos che arriva in Laguna senza il cast, capitanato da Emma Stone, per provare a raccontare durante l'incontro con la stampa estera un progetto difficilmente incasellabile in una categoria.
Tratto dal racconto di Alasdair Gray, mette in scena una sorta di Frankenstein al femminile. Bella (Emma Stone, che con il regista ha girato anche La favorita) viene riportata in vita da uno scienziato poco ortodosso, dopo essere fuggita dal marito violento ed essersi innamorata di un avvocato dissoluto. Totalmente libera ed emancipata per il suo tempo, è un'autentica e bizzarra rarità.
Com’è stato il coinvolgimento di Emma Stone come produttrice?
«Emma Stone è stata coinvolta dall’inizio. Avevo letto il romanzo nel 2019 e hoavuto benedizione dell’autore per adattamento. E c’era lei nella mia mente quando scrivevo il copione, gliel’ho detto e lei era entusiasta al punto di essere coinvolta nelle prime fasi, dal casting ai primi bozzetti. Questo l’ha aiutato anche con la performance e quando stavamo finalmente per iniziare il set visto che era stata parte di ogni decisione del film è diventata produttore e credo abbia arricchito il film».
Come descriverebbe il progetto?
«Questo è un film difficile da descrivere a chi non l’ha visto o ha letto il libro, di cui comunque ho cambiato la struttura, oltre all’aspetto più politico che nel film è meno presente. Ho voluto che il punto di vista fosse quello di lei. Il tono del film ha un certo umorismo e riecheggia in qualche modo le pagine».
Quanto è moderno il racconto?
«La posizione delle donne nella società, la relazione tra i generi restano argomenti molto contemporanei ma abbiamo strumenti nuovi e diversi per approcciarci alla questione, non che sia granchè cambiato dagli Anni Novanta, quando è stato scritto il libro».
Come si è approcciato alle scene intime?
«Peccato che Emma non sia potuta venire qui a parlarvene (per lo sciopero degli attori, ndr.), ma fa parte della storia la sua libertà su tutto, inclusa la sensualità. Emma non doveva avere vergogna o disagio con il suo corpo, ma ora dopo aver già fatto film insieme, comunichiamo senza parlare. Ci prendiamo al volo. Abbiamo creato un set con un intimacy coordinator ma anche con pochissime persone nella stanza, nelle scene più delicate. E comunque avevamo già fatto le prove per le scene di sesso con Mark Ruffalo, per esempio, e tutto questo ha aiutato a rendere l’atmosfera molto rilassata. Volevamo mettere in scena il desiderio sessuale umano, quindi ci siamo messi a tavolino e abbiamo deciso prima le posizioni e la tipologia di approccio che volevamo mettere in scena».
Com’è il suo processo creativo?
«Mi chiedo sempre cosa sia giusto per la storia e per il personaggio.Sviluppo poi una certa estetica e spingermi sempre oltre di film in film, ma sempre servendo il racconto. Il prossimo film, per esempio, ha un’estetica semplicissima perché lo chiedeva il film stesso.Quindi nulla è gratuito. Siccome stavolta il punto di visto è quello femminile e non realistico mi ha portato a girare in un certo modo, usando a volte il bianco e nero per una parte del mondo e ritornando poi ai colori. Secondo me è un’esplorazione personale del processo stesso di realizzare un film».
Il suo approccio è a volte surreale.
«Perché la vita ha la sua buona dose di assurdità, in tutti i suoi aspetti, sesso incluso».













