Non basta più che sia il Mandaloriano, che parteciperà al Gladiatore 2 e che diventi cattivo per Wonder Woman: di Pedro Pascal, il cileno poliedrico e carismatico di Hollywood, il pubblico è ormai più che ossessionato. E un’ossessione, si sa, non si può ignorare.
Evidentemente ha pensato qualcosa del genere anche il regista Pedro Almodovar che in
The strange way of life, secondo corto in inglese presentato al Festival di Cannes, ha messo in scena, troppo brevemente, per mezz’ora, un Far West popolato da fotomodelli poco sgualciti e molto glamour.
L’unico che sembra aver respirato davvero la polvere del deserto è il ranchero Silva, interpretato proprio da Pedro Pascal, un punto luce coloratissimo con il classico accostamento rosso-verde, tanto caro al regista, in mezzo al nulla. Il protagonista dopo 25 anni torna a trovare Jake (Ethan Hawke), con cui per due mesi in Messico ha avuto una relazione appassionata e spensierata.
No, non è una specie de I segreti di Brokeback Mountain, purtroppo, ma un groviglio di rimorsi, desiderio, autocensura ed erotismo.
Si capirà molto presto il motivo della visita, in un passato che ritorna a chiedere quasi il conto. La verità è che il pubblico non è preparato quando arriva la fine della storia: vorrebbe saperne di più, viverne di più, assaporarne di più.
Pedro Pascal ha uno degli sguardi innamorati di maggior carisma della storia del cinema, con un occhio lucido ma fiero e rappresenta la fantasia, il desiderio di una vita di coppia tra due uomini ai tempi del Far West. Qualcuno direbbe che questo diritto è ancora oggi messo in discussione in troppi Paesi, ma all’epoca era persino improbabile, specie se uno dei due nel frattempo è diventato sceriffo.
Questo amore sublimato nella negazione e nell’oscurità, relegato a sogno proibito e inasprito dalla dura realtà rappresenta di certo uno dei ruoli di maggior impatto dell’artista cileno. L’unico neo? Il racconto finisce troppo, troppo, troppo presto.











