Se il tuo aspetto è conforme agli standard di bellezza imposti dalla società, potresti beneficiare del cosiddetto "pretty privilege": un concetto che descrive i vantaggi di cui godono quotidianamente le persone considerate attraenti secondo i canoni estetici attuali. Quando si guarda Sara Croce, è facile che la prima cosa che colpisca sia proprio la sua bellezza: occhi chiarissimi che sembrano sorridere, capelli biondo dorato, un corpo slanciato e tonico, gambe chilometriche e un’aura quasi eterea. La sua immagine sembra incarnare perfettamente ciò che oggi viene definito come “bello”. Ma la bellezza, per quanto potente, è anche un tema complesso. E Sara, inevitabilmente, ha dovuto confrontarsi con questo aspetto lungo il suo percorso personale e professionale. Sì, l’estetica può sicuramente aprire porte, facilitare opportunità e offrire privilegi. Tuttavia, è fondamentale non dimenticare che dietro l’immagine c’è una persona reale, fatta di emozioni, pensieri, passioni e sogni. C'è sempre qualcosa oltre l'apparenza. E questo è spesso il nodo più difficile da sciogliere per chi viene etichettato prima di tutto come "bello": dimostrare che la propria profondità non è in contrasto con l’aspetto, ma è parte integrante della propria identità. Quando ho incontrato Sara lei si è aperta con me in modo autentico e sincero, mostrandomi un lato inedito di sè che, fino a quel momento, non avevo
mai colto guardandola in televisione. Forse perchè nessuno le aveva mai dato l'opportunità di raccontarlo. Così, abbiamo deciso di farlo insieme. Mi ha parlato dei suoi sogni con occhi luminosi e sinceri, come quelli di qualsiasi ragazza di ventisette anni che, confidandosi, si lascia andare e si racconta. Dal desiderio di aprire un ranch immerso nella natura, ai sogni custoditi nel cassetto, Sara ha rivelato sfumature intime e sorprendenti, che vanno ben oltre l’immagine pubblica a cui siamo abituati.

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Davide Mandolini | Hearst Visual Hub

Modella, showgirl e attrice: ci racconti come hai mosso i primi passi in questo ambiente?

«Il mio primo lavoro in assoluto come modella è stato per un'azienda di capelli. Avevo 16 anni e, grazie a questa esperienza, ho fatto un tour di tutta la Germania. Ho visto un sacco di città e scoperto cose nuove. È stato bellissimo! Da lì mi sono detta "Ok, questa è la mia unica possibilità di viaggiare il più possibile in questo momento della mia vita". Così ho deciso di intraprendere questa carriera. È tutto partito però dalla possibilità di poter viaggiare».

Poi, con il tempo, è arrivato il concorso Miss Italia, un’esperienza che ha segnato una svolta nella tua carriera e ti ha fatto conoscere al grande pubblico. Come vedi oggi l’evoluzione del concorso e, più in generale, il ruolo dei concorsi di bellezza nel panorama attuale?

«Secondo me, oggi — soprattutto in Italia — il concetto di concorso di bellezza è un po’ andato a scemare. In altri Paesi, come per esempio la Colombia, fa ancora parte della cultura, è molto più sentito. Quindi direi che cambia molto da una parte del mondo all’altra. Per quanto riguarda le ragazze che partecipano, penso che sia comunque un’esperienza bellissima: conosci tante coetanee, ti diverti e, in generale, è sempre arricchente entrare in contatto con persone nuove. A livello di carriera non so se oggi abbia ancora la stessa forza di una volta. Forse ai tempi di Miriam Leone, e di tutte quelle attrici che sono poi diventate grandi figure del cinema, aveva un impatto diverso».

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Davide Mandolini | Hearst Visual Hub

Oltre a Miss Italia, hai partecipato a diversi programmi TV: quale ti ha lasciato di più a livello umano o professionale?

«A livello personale, sicuramente l’esperienza più bella è stata lavorare con tutto il gruppo di Bonolis. È lì che ho conosciuto i miei migliori amici e, sinceramente, meglio di così non poteva andare. A livello professionale, invece, direi il Costanzo Show, dove sono stata ospite fissa per due stagioni. È stata un’occasione unica: ho conosciuto persone che mai avrei pensato di incontrare, come De Sica — con cui poi ho anche avuto modo di lavorare. Oggi, se ci penso, quell’esperienza è stata davvero illuminante».

Oggi invece la TV continua a interessarti come percorso oppure stai guardando verso altre direzioni?

"Io non la escludo, ma mi sono resa conto che voglio davvero imparare un mestiere che mi piace e mi appaga. Facevo tv, lavoravo come modella ma sentivo che mi mancava qualcosa. Ho studiato, mi sono laureata, ma volevo qualcosa di più. Così, dopo l’ultimo programma televisivo a cui ho partecipato, ho preso una decisione importante: partire e andare all’estero. Ho detto a me stessa: "Devo studiare, devo investire tutto quello che ho guadagnato". E l’ho fatto. Mi considero una persona privilegiata perchè questo mondo mi ha dato tanto. E proprio per questo, ho scelto di usare tutto ciò che avevo per formarmi davvero. Ora studio produzione cinematografica a Los Angeles perché voglio diventare produttrice. È una strada completamente nuova, ma sento fortemente il desiderio di crescere, di migliorare. Oggi penso molto di più alla mia crescita mentale. Certo, tengo anche al mio benessere fisico, mi prendo cura della mia salute, ma leggo moltissimo, soprattutto libri di psicologia positiva, e mi circondo di persone migliori di me. Faccio terapia, pratico tante attività che mi aiutano a evolvermi come persona. È un percorso impegnativo, ma profondamente arricchente. Sono cambiata tantissimo in questi due anni e grazie al mio trasferimento all’estero».

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Davide Mandolini | Hearst Visual Hub

E com'è stato il trasferimento all'estero?

«All’inizio non posso dire che sia stato un incubo, ma è stato davvero difficile. Vedevo tutto nero. E parlando con tanti ragazzi che hanno fatto la mia stessa scelta, mi sono resa conto che è una sensazione comune: i primi tempi sono duri per tutti. Ed è proprio quel buio iniziale che blocca molte persone dal fare il primo passo. Si chiedono: “Ma cosa vado a fare?”. Spesso siamo circondati da chi non ci supporta, da chi ci scoraggia o ci spinge a restare nella nostra zona di comfort. A me l’hanno detto mille volte: “Ma cosa vai a fare in America?” o anche “Ma dove pensi di arrivare?”. E invece io in America ci sono andata. Con zero autostima. E lì me la sono costruita da sola, pezzo per pezzo. Perché non basta essere bella. L’autostima non viene da come appari, ma da quello che fai. L’autostima è studiare, è cercare di avere talento in qualcosa, è imparare dagli altri, è sbagliare e crescere. E oggi posso dire che lì, in quel contesto così difficile, io sono rinata».

Al di fuori dello schermo della tv o dello smartphone, quali sono le passioni della "Sara di tutti i giorni"?

«Il mio momento di pace assoluta "fuori dallo schermo" è quando faccio equitazione. Per me significa andare al maneggio struccata, spettinata, prendere un cavallo e galoppare. È lì che mi sento davvero me stessa. Il mio sogno nel cassetto è avere un ranch. In realtà, tutto quello che sto facendo adesso ha anche quell’obiettivo finale: costruirmi un giorno una vita a contatto con la natura e avere un ranch. Se dovessi restare in Italia, lo immagino in Toscana. Ma mi affascinano anche la Spagna o il Messico. Sono un’anima libera, profondamente legata alla natura. Ogni tanto sento proprio il bisogno di staccare tutto: spengo il telefono, mi isolo e mi riconnetto con me stessa. Quello è il mio vero detox».

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Davide Mandolini | Hearst Visual Hub

In un mondo sempre più connesso, l'immagine personale è costantemente sotto i riflettori. Che rapporto hai con il tuo corpo e con la tua immagine, sia nella quotidianità che nella dimensione digitale?

«Guarda, come ti dicevo prima, sono davvero maturata tanto su questo tema. Un tempo mi facevo mille problemi, volevo apparire perfetta nelle foto, magari mi modificavo le imperfezioni. Che poi, diciamocelo, abbiamo tutti. Allo stesso tempo, mi rendo conto che, senza volerlo, anche io ho contribuito a creare ansia in altre persone. Magari mi vedevano come una bellezza irraggiungibile, mentre in realtà l’80, il 90% del tempo sono struccata. A meno che non stia lavorando, io esco di casa così. A Los Angeles vado in giro in vestaglia, per dire. Quella sono io, nella mia semplicità. Mi dispiace che sui social questa parte di me non riesca ancora a emergere del tutto. Ma ci sto lavorando. Vorrei contribuire a riportare la realtà alla normalità: far vedere ragazze più autentiche, meno frivole. Perché leggere non ti rende strana. Essere curiose, amare la cultura, non deve essere qualcosa di "diverso" in senso negativo. Abbiamo bisogno di normalizzare certe cose, come la lettura, il pensiero critico. C’è ancora tanta strada da fare. Viviamo in un mondo che esalta l’apparenza, ma l’essere è molto più importante. L’ho detto anche in una storia su Instagram — e ha avuto un bel riscontro, molte persone si sono ritrovate. Oggi, se sono a un tavolo, non m’interessa più essere la più bella. Voglio essere quella interessante. Quella con cui puoi parlare di politica, di culture diverse. Perché viaggio, perché voglio imparare. Come dicevo prima, cerco di circondarmi di persone migliori di me. Perché se sei la più brava nella stanza… allora è il momento di cambiare stanza. Bisogna coltivare qualcosa dentro, non solo fuori. E quando lo fai, quella cosa si sente. È come se irradiassi energia positiva, voglia di vivere, voglia di imparare. E questa è la vera bellezza».

Nel tuo lavoro, ti sei mai trovata a dover dimostrare il tuo valore a chi si fermava solo all’apparenza, sminuendo la tua professionalità con il solito pregiudizio del “è lì solo perché è bella”?

«Sì, certo. Succede sempre e continuerà a succedere. Però io credo davvero che il tempo sia galantuomo. Se continuo a lavorare, è perché sono una persona professionale e rispettosa. Saluto tutti, tratto tutti con gentilezza e questo me lo fanno sempre notare. Mi emoziona parlarne un po' ma ti racconto un episodio dove me lo hanno fatto notare e che mi ha colpito molto. Ieri, ad esempio, c’è stata la festa di fine produzione del film che ho appena girato con De Sica e che uscirà prossimamente. La cosa che mi ha toccato di più non è stata solo il film, ma le parole della troupe. I ragazzi della produzione sono venuti a dirmi: “Sara, grazie, sei stata sempre gentile, hai salutato tutti, ci hai trattato con rispetto”. E io pensavo: "ok, ma così dovrebbe essere la normalità. Non sto facendo niente di speciale". E invece no, ti ringraziano per qualcosa che dovrebbe essere scontato. Ed è proprio questo che, secondo me, ti fa andare avanti — non solo nella professione, ma nella vita».

Ci sono nuovi progetti in arrivo che puoi anticiparci? Ora ci hai appena parlato di un film con De Sica...

«Sì, film a parte, come vi dicevo sto studiando produzione cinematografica. Nella vita in generale vado per obiettivi, sono molto pragmatica. Tra cinque anni mi vedo a produrre il mio primo film. Ho già l’idea, ho trovato anche degli investitori per la fase di pre-produzione. Adesso sto cercando una sceneggiatrice, o uno sceneggiatore, per sviluppare la storia. Sai, quando dici che vuoi fare la produttrice, spesso ti guardano come se fosse qualcosa di lontano, quasi irraggiungibile. In realtà, tutti i lavori che sembrano impossibili hanno un primo passo. E da lì devi partire: il primo giorno fai uno step, il secondo giorno un altro. È un processo. Purtroppo è proprio questa sensazione di impossibilità che frena tante persone. I sogni sembrano troppo grandi, troppo distanti. E in più, manca la pazienza. Ma io credo che le cose facili vanno via come sono arrivate. Quelle che costruisci con tempo e dedizione, invece, ti lasciano davvero qualcosa. La soddisfazione è completamente diversa. Rispetto al genere, mi piacerebbe realizzare un film ambientato nel 1600, una storia di vendetta. A me piacciono molto i film in costume, le ambientazioni d’epoca. Hanno un fascino profondo, quasi senza tempo».

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Davide Mandolini | Hearst Visual Hub

E oltre al ranch, hai altri sogni nel cassetto che ti piacerebbe realizzare?

«Essere serena. Nella mia vita voglio davvero raggiungere una serenità profonda, autentica. Sto ricevendo tanto, e il mio desiderio più grande è riuscire a condividere tutto questo con le persone che amo. Mi piacerebbe arrivare a un punto in cui sono così indipendente da poter far vivere ai miei amici e alla mia famiglia le stesse esperienze che vivo io. Perché alla fine, la cosa che mi dà più gioia in assoluto è la condivisione. Puoi avere tutto, ma se non hai nessuno con cui condividerlo per me non ha davvero senso».

Qual è la domanda che non ti fanno mai, io compresa con questa intervista magari, ma a cui vorresti rispondere?

«Se potessi dare un consiglio alle ragazze che vorrebbero fare questo lavoro, direi: siate sempre professionali, gentili e rispettose. Sembra scontato, ma non lo è. Un buongiorno, un buonasera, un arrivederci detti con sincerità e un sorriso fanno la differenza — soprattutto in un ambiente che spesso appare superficiale e dove raramente ti viene riconosciuto il valore di questi gesti. Ma sono proprio queste piccole cose che, nel tempo, ti distinguono davvero».