Il ritratto fotografico è un racconto racchiuso nei contorni di un volto, in grado di comunicare uno stato d'animo attraverso un semplice sguardo o un'espressione appena accennata. A tutti gli effetti, se ci pensi bene, è un po' quello che succede quando ci facciamo un selfie che, non a caso, è considerato il ritratto 2.0 per eccellenza e condivide con questa espressione artistica la stessa necessità: lasciare una testimonianza della nostra identità usando il corpo come strumento per raccontare una piccola storia personale.
Martina Bertacchi è una fotografa e, sul suo profilo Instagram, non condivide selfie, ma ritratti fotografici che raccontano una storia che conosciamo benissimo nella nostra intimità. È la storia di una femminilità variopinta che, invece di cercare pose e definizioni, trova la sua espressione nella semplicità di un gesto come quello di guardare dritto negli occhi l'obiettivo della macchina fotografica.
Non è necessario parlare di bellezza quando c'è il coraggio di lasciarsi immortalare da vicino, consapevoli di poter lasciar trapelare più di un'emozione e che la differenza non la farà il vestito o il trucco scelto, ma le piccole peculiarità del nostro volto, comprese quelle che spesso (e ingiustamente) odiamo o pensiamo non siano “abbastanza belle”. Martina Bertacchi, con i suoi ritratti, ci racconta la sua visione, dove sono proprio quelli che consideriamo difetti a rendere bella e significativa una fotografia. E se è proprio così, allora vale davvero la pena continuare a immortalarli, mostrarli e celebrarli con quel pizzico di orgoglio in più.
Parliamo del tuo stile fotografico: perché i ritratti?
"Non è stato così diretto il rapporto con i ritratti, ho iniziato a fotografare quando ancora andavo alle superiori, ma fotografavo di tutto: dalle foglie autunnali tutte colorate ai tramonti, di paesaggi alle stradine di campagna. Persino la nebbia. Solo verso la fine delle superiori ho cominciato a fare qualche ritratto a qualche mia compagna di classe un po’ per gioco e da li è nata una grandissima passione e ho scelto di proseguire con i ritratti perché notavo che mi trasmettevano tanto".
Un volto può comunicare tante cose, tu cosa cerchi quando scatti una foto?
"Esatto, come dicevo prima i ritratti riescono a trasmettere emozioni fortissime. Nei volti delle persone cerco espressività, emotività, malinconia e felicità. A volte succede di sentire una scossa dentro me o quella sensazione di farfalle nello stomaco. Esiste un muto rapporto fra il soggetto che rappresento e me, come un tacito racconto di emozioni che si traducono nell'espressione del volto, uno specchio dell'anima".
Come si scatta un ritratto perfetto? Credo non esista il concetto di perfezione, oltre al fatto che è tutto molto personale. Mi è capitato più volte in realtà che la foto che più mi trasmetteva qualcosa spesso di Perfetto non aveva nulla.
Il difetto si avvicina molto alla definizione di ritratto perfetto, in quanto spesso è nei difetti che si nascondono i nostri punti di forza da valorizzare.
Qual è la tua idea di bellezza? Si può ancora parlare di standard di bellezza?
"Secondo me non esiste uno standard di bellezza, così come non esiste il concetto di perfezione. L’importante è cercare di cogliere le particolarità del soggetto in ogni singolo scatto, renderlo proprio, esaltando la “bellezza” nella diversità e nella personalità individuale".
Il tuo nome Instagram è @unfioresullaluna, perché lo hai scelto?
"È nato dalla voglia di creare un nuovo profilo Instagram dedicato appunto ai ritratti tra 2016 e 2017, poiché avevo già nell’altro profilo il mio nome e cognome ero quindi costretta ad usare un “nome d’arte”. In quel periodo ascoltavo tantissimo i cantautori italiani emergenti e non, ed ero molto affezionata alla canzone Un fiore sulla luna di Dente. Malinconico ma allo stesso tempo speranzoso. Posso però dire di essere cresciuta e a tratti non so se mi ritrovo ancora in questo nome".


















