Ci vuole coraggio a salire sul palco e raccontare la propria storia. Adele Nigro lo fa attraverso la sua musica e forse nel suo caso di coraggio ce ne vuole anche di più dato che è una di quelle musiciste capace di farlo con una schiettezza e un'intensità rare da trovare.
Sale sullo stage senza orpelli, vestiti sgargianti o make-up particolari, ma solo con la sua chitarra e una voce così trasparente e magnetica da saper attraversare le anime di chi la ascolta.
La storia che racconta è una storia in cui ogni ragazza può riconoscersi: il rapporto con il proprio corpo (e con gli stereotipi ancora troppo spesso imposti dalla società), le relazioni sociali e quelle sentimentali, cambiare città e riuscirsi a sentire a casa, crescere in un sistema dove la sensibilità viene fin troppo spesso confusa con la vulnerabilità. Insomma, se non l'hai mai ascoltata è davvero arrivato il momento di farlo.
Front-woman del suo progetto Any Other, nel 2015 ha pubblicato il suo primo album Silently. Quietly. Going Away. dalle sonorità punk/indierock college tutte anni Novanta, mentre lo scorso settembre è uscito il suo secondo lavoro Two, Geography, che si apre ad atmosfere più mature e sfaccettate, ma che non dimenticano le proprie origini lo-fi.
Nei tre anni che dividono queste uscite, Adele ha studiato, imparato diversi strumenti e il suo ultimo disco lo ha voluto suonare tutto da sola, con la voglia di dimostrare le sue capacità e mettere a tacere una volta per tutte l'idea secondo la quale una ragazza non può essere anche una musicista completa. E ci è ovviamente riuscita, perché alla sua giovanissima età, è già riconosciuta come una delle promesse più stimolanti del panorama musicale italiano. Un'artista che, oltre a curare il suo progetto solista, ha arricchito anche quelli di alcuni dei musicisti più interessanti del momento, come Colapesce, Halfalib e Generic Animal.
Femminista dichiarata, musicista, cantante, compositrice. Di fronte a questo curriculum, non potevamo davvero resistere alla tentazione di scambiare qualche chiacchiera con lei per parlare di Any Other, del suo rapporto con l'industria musicale e della sua idea di femminilità e bellezza.
Parliamo subito del tuo progetto musicale, Any Other. Dove e come nasce?
"Any Other nasce con me, a Milano, nel 2014. È nato dopo una serie di eventi personali un po’ difficili da affrontare, quindi l’ho usato come molla per riprendermi e non affondare. Era ed è oggi ancora il mio progetto musicale solista, che però vedo molto come una stanza con la porta aperta. Mi piace invitare le persone che amo dentro questa stanza e suonare con loro".
Nel 2015 esce il tuo primo album Silenty. Quietly. Going Away. e lo scorso settembre il tuo secondo lavoro Two, Geography. Cos'è cambiato in questi tre anni nella tua carriera musicale e nel tuo percorso personale?
"Sono cambiate una marea di cose! Sicuramente sono cambiata io, come persona e come musicista: in entrambi i casi ti direi che molto semplicemente sono cresciuta, ho acquisito molta sicurezza e coscienza di me stessa e questo mi ha aiutata a spingermi in territori estetici nuovi. Credo che questa cosa proceda di pari passo sia nella mia carriera musicale che nel mio percorso personale: alla fine con Any Other parlo dei fatti miei e cerco di essere il più trasparente possibile, quindi è inevitabile che le due cose vadano di pari passo".
Donne e musica in Italia. La percezione è che negli ultimi anni stiamo assistendo a una maggiore apertura nei confronti di figure femminili in grado di rivestire ruoli da front-woman. Qual è la tua esperienza personale con il pubblico e con l'industria musicale?
"Sì, qualcosa si sta smuovendo, è vero, ma non penso che sia abbastanza da poter cantare vittoria. Rimane comunque un processo e come tale purtroppo non cambia da un giorno all’altro. Devo dire che specialmente con il primo disco mi è capitato di imbattermi in personaggi loschi e a volte anche un pochino molesti, ma per fortuna adesso sono in una posizione che mi permette di tutelarmi molto di più. Mi sento molto privilegiata ora, il che è sicuramente piacevole dal punto di vista individuale ma fa di me anche una probabile eccezione rispetto a un problema che permane. Insomma: il fatto che “una di noi” riesca a farsi rispettare, non significa che allora il mondo italiano si è finalmente svegliato".
Oltre a occuparti del tuo progetto Any Other hai collaborato con diversi artisti italiani come Colapesce, Halfalib e Generic Animal. Raccontami un po' queste collaborazioni. Con chi ti piacerebbe lavorare in futuro?
"Con Halfalib è stato molto naturale: Marco suona con me dal primo disco di Any Other, quindi era ovvio “invertire i ruoli” con lui. Per quanto riguarda Luca, quando ha chiesto a me e Marco di aiutarlo con la produzione del suo disco ci è parso molto bello e spontaneo, eravamo amici da prima di fare il disco quindi è stato decisamente un risvolto sentito positivamente. La mia collaborazione con Colapesce invece ha fatto un po’ il percorso diverso: ci siamo avvicinati per questioni musicali (a me piaceva la sua roba, a lui la mia) e poi siamo diventati amici – e ora suonare assieme ci sembra molto spontaneo. Non so con chi vorrei collaborare in futuro. Spero più che altro che sia qualcuna che mi spinga verso limiti musicali nuovi".
Si dà spesso per scontato che, in quanto donne, si debba avere una grande attenzione al proprio abbigliamento e, in generale, al proprio aspetto. Soprattutto se si è spesso a contatto con il pubblico. Qual è il tuo rapporto con il trucco e con la moda?
"Ho un rapporto molto mutevole e fluido con l’estetica, sia per quanto il mio interesse verso di essa, sia per quanto riguarda il genere con cui mi identifico. Ultimamente sono molto affascinata da tutto ciò che è neutrale e “invisibile”, e quindi non violento dal punto di vista cromatico o della forma, specialmente quando suono, quindi banalmente capi basic, monocolore, leggeri, senza essere femminili né maschili. Mi piace l’idea di poter annullare (o meglio, nascondere) il più possibile l’espressione estetico-visiva per poter dare spazio a quella estetico-musicale. Ma ci sto ancora lavorando".
Tre artiste del passato e tre artiste del presente che tutti dovrebbero ascoltare
Passato: Nina Simone, Joni Mitchell, Elizabeth Cotten
Presente: Julia Holter, St. Vincent, Mitski.
Che consigli daresti alle ragazze che sognano di intraprendere una carriera musicale?
"Di non seguire alcun consiglio. Fare quello che dice l’istinto, prendere decisioni con la propria testa e fidarsi di se stesse. E di studiare studiare studiare, ché quando si conosce la musica poi si diventa invincibili".












