«Se non fossi mai stato vittima di bullismo, non credo che sarei dove sono oggi». È questo, in sintesi, il messaggio che, di recente, trasmettono alcuni video su TikTok. Il ventenne Brennon Harris, in particolare, ha pubblicato un video in cui sosteneva che il bullismo gli avesse, in un certo senso, fatto bene. «Onestamente, penso che dovremmo reintrodurre il bullismo», ha dichiarato prima di cancellare il video. Ma non è il solo a pensarla così. C'è chi sostiene che bullizzare qualcuno perché grasso possa spingerlo a dimagrire e chi dice - provocatoriamente o meno - che il politicamente corretto ha fatto rammollire gli adolescenti. «Bring back bullying», dunque.

Secondo il New York Times, questi post vanno nella maggior parte dei casi letti come un tentativo di suscitare indignazione, ma rimangono inquietanti se si considera quanto il bullismo impatta sulla vita di bambini e ragazzini. In Italia negli ultimi mesi si è parlato molto di Paolo Mendico quattordicenne che si è tolto la vita alla vigilia del rientro nella classe dove veniva bullizzato. Ma non è un caso isolato, in questi giorni è successo lo stesso in Francia a una bambina di 9 anni.



Il ritorno del bullismo

Parlando con il NYT Joanna Schroeder, critica dei media e autrice del libro Talk to Your Boys, ha sottolineato come questo senso di rimpianto nei confronti del bullismo sia legato a un più generale attacco al politicamente corretto che stiamo osservando soprattutto negli Stati Uniti. Così come misoginia e razzismo stanno dilagando online, specie dopo la rielezione di Donald Trump e le sue politiche contro la Diversity e Inclusion, lo stesso vale per il bullismo. «Il senso è: i nostri figli sono deboli perché li abbiamo protetti troppo e la nostra società sta andando in pezzi a causa della cancel culture», Spiega Schroeder. Il risultato è che «Abbiamo reagito così duramente contro il politicamente corretto che ora prendiamo in giro con entusiasmo i bambini con disabilità».

La scorsa settimana, il Segretario alla Difesa USA ha parlato dell'intenzione di rivedere le definizioni di "bullismo", "nonnismo" e "leadership tossica" per assicurarsi che i termini non indebolissero l'esercito. «L'era della leadership politicamente corretta, eccessivamente sensibile e che non ferisce i sentimenti di nessuno finisce proprio ora», ha dichiarato. In Italia, nel frattempo, i senatori di Fratelli d’Italia Lucio Malan e Salvo Pogliese hanno presentato degli emendamenti per abrogare alcuni divieti presenti nel Codice della strada. L'intento è quello di cancellare il divieto introdotto nel 2021 di affiggere pubblicità sessiste e discriminatorie nelle strade del nostro Paese. Chiedono, insomma, in nome della libertà di espressione, che si possa tornare a insultare e discriminare pubblicamente su cartelloni pubblicitari. È questo il clima in cui ci si stupisce che qualcuno sostenga che il bullismo non è poi tanto male.

Bring Back The Bullying But

Su TikTok tantissimi ragazzi hanno risposto a questi video con il trend #BringBackTheBullyingBut in cui parlano delle loro esperienze da più piccoli e sottolineano quanto l'emarginazione e la vessazione violenta da parte di compagni di classe e coetanei possa avere esiti drammatici a livello di salute mentale. I dati parlano chiaro: secondo i dati ISTAT 2025 il 68,5% dei giovani tra gli 11 e i 19 anni ha subito comportamenti offensivi, non rispettosi o diffamatorio, online o offline spesso uniti a episodi di prevaricazione e violenza. Il 21 % dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha subito atti di bullismo con frequenza mensile, e quasi l’8 % è stato vittima di prepotenze ogni settimana. La percentuale, poi, sale ulteriormente se si considera anche chi ha subito episodi occasionali: in tal caso si parla di oltre due terzi del campione. Si parla inoltre una maggiore esposizione dei giovanissimi (11-13 anni), dei ragazzi stranieri e nelle regioni del Nord Italia.

Secondo una nuova relazione presentata in occasione dell’edizione 2025 degli Stati Generali dell’Educazione e della Prevenzione, promossa dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile con il Patrocinio di UNICEF Italia, circa la metà degli studenti assiste ad episodi di bullismo a scuola o nei luoghi di vita. Tra questi, quasi 1.700 riferiscono una frequenza medio-alta. Anche il cyberbullismo è molto diffuso: quasi 1 studente su 3 (32%) riferisce di averlo subìto almeno una volta e il 3,3% lo subisce con frequenza elevata. Il problema del bullismo è ancora decisamente presente, non ha bisogno di essere riportato in auge.