Maddalena Bianchi dice di averlo fatto per protesta contro «i meccanismi di valutazione scolastici, l'eccessiva competitività, la mancanza di empatia del corpo docente». La diciannovenne di Belluno ha rifiutato di svolgere l'orale alla Maturità: invece di rispondere alle domande ha fatto un discorso ai professori spiegando tutto quello che, secondo lei, non va nella scuola italiana.

Non è la prima che sceglie questo approccio. Anche Gianmaria Favaretto, diciannovenne di Padova, ha fatto lo stesso e come Bianchi è stato ugualmente promosso perché, in entrambi i casi, gli studenti raggiungevano la sufficienza senza bisogno dei punti dell'orale.

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Perché gli studenti rifiutano l'orale di Maturità?

I due studenti hanno riportato un forte senso di delusione verso l'istituzione scolastica e lo stesso esame di Maturità. «Mi è dispiaciuto che la preside del mio istituto mi abbia "bollato" come uno sfaticato», ha commentato Gianmaria Favaretto, «Credo che ciascuno debba sempre mettersi in discussione. Sono deluso da chi dovrebbe guidarci, dagli adulti, e dal fatto che la scuola sia ormai diventata un luogo in cui si trasmettono solo nozioni. C’è molto su cui riflettere».

Anche secondo Maddalena Bianchi la scuola andrebbe ripensata, sia nel rapporto con i professori sia nel modo in cui incentiva la competitività e spersonalizza gli studenti. «I docenti non guardano come sta lo studente davvero», ha spiegato la studente al Corriere della Sera, «Sono solo interessati al voto e questo crea molta competitività». «Con qualche docente siamo anche riusciti a confrontarci, con altri no» aggiunge, «Alcuni hanno provato a cambiare, senza riuscirci».

Anche gli studi confermano il disagio riportato dai due ragazzi: un sondaggio condotto nel 2024 da Unicef e Unisona Live con oltre 25.500 allievi provenienti da più di 230 istituti italiani che hanno partecipato all’evento in streaming "Scuola e Benessere: Oltre l’ipercompetizione e l’omologazione" ha scoperto che il 75% degli studenti italiani vive «sempre» o «spesso» episodi di stress causati dalla scuola. Per tre studenti italiani su quattro, dunque l'istruzione ha un impatto negativo sulla salute mentale. Tra i problemi riportati c'è «l'ipercompetizione», che fa sentire «inadeguati e insicuri» il 44% dei ragazzi, oltre a impattare sull’apprendimento nel 17% dei casi. Rifiutare l'orale è stato quindi un modo per attirare l'attenzione sul problema, un gesto politico che, però è stato molto criticato.

Scuola, stress e disparità di potere

Il sistema scolastico italiano è strutturato in modo nettamente gerarchico sia in classe sia nella progressione di carriera degli insegnanti. Da questo derivano dinamiche di potere che rendono difficili i rapporti umani con episodi di abuso, clima di terrore, umiliazioni reciproche che non creano un ambiente fertile per la conoscenza. Anche lo stress è visto come parte integrante del percorso di studi come se fosse l'unica "spinta" per imparare. L'idea che gli studenti siano svogliati e pronti solo a generare il caos è ancora diffusa e porta a esercitare un controllo stringente e a prendere provvedimenti severi che non solo reprimono ogni dissenso, ma negano alla base la possibilità che i più giovani abbiano una voce politica. Mario Rusconi, presidente di Anp Roma, ha sostenuto che i ragazzi che si sono sottratti alla prova orale «hanno fatto un gesto folcloristico a livello mediatico, il loro è stato un modo per mettersi in evidenza». Anche il ministro dell'Istruzione e del Merito Valditara ha reagito annunciando che dall'anno prossimo chi boicotta l'esame sarà semplicemente bocciato.

«Quella del ministro mi sembra una risposta violenta», ha commentato Favaretto, «Non c’è alcun dialogo con gli studenti. Credo che un problema, che evidentemente esiste, si possa provare a risolvere in due modi: o con il dialogo, oppure con la forza». Eppure un'alternativa sarebbe possibile: l'autrice femminista bell hooks ha dedicato diversi saggi alla sua esperienza come insegnante e alla formazione di una comunità di apprendimento dove tutti sono responsabili di creare un ambiente di apprendimento. Nel suo saggio Insegnare a trasgredire scrive che «L’educazione come pratica della libertà è un modo di insegnare che chiunque può imparare. È un processo di apprendimento che risulta più facile a chi insegna e, allo stesso tempo, crede nell’aspetto sacro della nostra vocazione; a chi ritiene che questo lavoro non sia semplicemente la condivisione di informazioni, ma la condivisione della crescita intellettuale e spirituale degli studenti». «Insegnare rispettando e prendendosi cura delle anime degli studenti» aggiunge, «è essenziale, se vogliamo garantire le condizioni necessarie affinché l’apprendimento possa avere luogo in maniera più intensa e intima».