La vita dopo il "sì" del produttore e giudice di Britain's Got Talent Simon Cowell non è semplice. Non lo è stata per Calum Scott, artista britannico meglio noto per la canzone "You Are The Reason" o il remake di "Dancing On My Own", enemmeno per Liam Payne, cantante storico della boy band One Direction, solista dal 2016, morto l'ottobre scorso in Argentina.

In una recente intervista a Sky News, Scott si è aperto sulle sue difficoltà personali, legate alla dismorfia, agli attacchi di panico dopo essere stato catapultato alla fama (letteralmente catapultato, considerando il "golden buzzer" ricevuto alle audizioni del talent che l'ha portato direttamente in semifinale) e alla costante pressione dell'industria musicale, specialmente rivolta ai giovani artisti.

Le critiche agli standard di produzione impossibili del settore non sono nuovi, e nemmeno le difficoltà di chi raggiunge la fama in tenera età. Di questo ne ha parlato apertamente anche Miley Cyrus, discutendo spesso della sua fatica a distaccarsi dalla figura di Hannah Montana in età adulta, così come Demi Lovato, nel suo documentario Child Star uscito lo scorso anno, e più recentemente, i Pinguini Tattici Nucleari, che attraverso la loro canzone "Burnout" si sono lasciati andare ad un post relativo ai canoni del settore musicale. "Ritengo che un sistema che esige che tutti gli artisti facciano numeri finisce con avere artisti che i numeri li danno," legge il post di Riccardo Zanotti, "chitarra e voce" nella band. "Non fa bene a nessuno, in nessun contesto."

La questione tocca, in maniera trasversale, anche la morte di Payne, che Scott ha definito come "la wake-up call di cui l'industria ha bisogno," a causa della "pressione, le aspettative, e il carico di lavoro" posto sui giovani artisti.

Nonostante le cause di morte dell'artista non siano direttamente legate alla sua salute mentale, ma a traumi multipli, emorragie interne ed esterne (amplificate dall'uso di droghe che Payne aveva in corpo), l'artista aveva apertamente dichiarato, in passato, di aver avuto difficoltà con la propria salute mentale, durante e post fenomeno One Direction.

Anche il cantante Benjamin Mascolo si era espresso in merito, con un post di riflessione e solidarietà dopo la morte di Payne. «Nessuno ci insegna a gestire il successo», aveva scritto a Novembre su Instagram, «e il successo non è altro che un amplificatore di tutto ciò che c'è di bello o brutto nella vita. Purtroppo ogni generazione di artisti, anche la nostra, mieterà il suo numero di vittime a causa della salute mentale».

In un mondo in cui la legge dei grandi numeri sembra valere sempre, anche nello scandalo dei presunti biglietti sold-out ai concerti dei big della scena musicale italiana, persone come Scott, che uscirà con il suo nuovo album, Avenoir, il 12 Settembre (dopo una doverosa pausa), sono l'espressione di leggi di produzione organiche imposte solo dalla creatività, un po' come il ritorno di Blanco ai palazzetti, sinonimo di un approccio più naturale alla performace, e al concerto stesso.

Probabilmente, si continuerà a parlare di salute mentale per sempre, ma in un periodo storico in cui l'esibizionismo legato a standard performativi irraggiungibili regna sovrano, ci si chiede cosa ne sarà dei giovani artisti di oggi e di domani. Che sia davvero arrivato il momento "di svegliarsi"?