Poche cose mi innervosiscono come non riuscire a trovare un libro che matchi il mio mood del momento. Divento un'anima in pena. Quando ci riesco, invece, è come se gli astri improvvisamente si allineassero. Funziona particolarmente bene quando ho qualche pensiero, magari qualche scoglio particolarmente appuntito nel mio percorso di terapia o qualche fastidioso ostacolo mentale riemerso dal passato. Se riesco a intercettare il romanzo giusto (ma va bene anche un saggio) per la ferita specifica, la mia capacità di elaborare, superare, trasformare le difficoltà o semplicemente barcamenarmi, aumenta esponenzialmente. I libri curano, qualsiasi lettore lo sa, e qualsiasi lettore ha desiderato almeno una volta nella vita trovare qualcuno in grado di leggergli dentro e prescrivergli la medicina letteraria necessaria. Per questo, a un certo punto, qualcuno ha pensato di inventare la biblioterapia.

Che cos'è la biblioterpia?

Un po' come la filmtherapy, anche la bibliotherapy parte dall'assunto che le storie hanno un forte impatto su di noi, sul nostro sentire e la nostra capacità di elaborare il nostro vissuto. È qualcosa che ha a che fare con l'empatia e i neuroni a specchio: uno studio del 2011 pubblicato nell'Annual Review of Psychology, ha dimostrato che, quando le persone leggono di un'esperienza, presentano una stimolazione nelle stesse regioni neurologiche di quando vivono quell'esperienza in prima persona. Attraverso le storie ci alleniamo a vivere e a guardare quello che ci capita con occhi diversi.

Pare che già gli antichi greci fossero consapevoli di questo potere della lettura tanto che, come racconta un pezzo del New Yorker, sopra l'ingresso di una biblioteca a Tebe avevano scritto «Luogo di guarigione per l'anima». Anche Freud "prescriveva" dei libri ai suoi pazienti e pare che, dopo la seconda guerra mondiale, nel Regno Unito venissero consigliati i romanzi di Jane Austen ai soldati che soffrivano di disturbo post-traumatico da stress. A quanto pare, Austen ha un effetto calmante.

Comunque, il primo utilizzo del termine "bilbioterapia" risale a un racconto satirico del 1916 su The Atlantic Monthly. L'autore descrive un «istituto biblioterapico» gestito da un tale Bagster, nel seminterrato di una chiesa. «Un libro può essere uno stimolante o un sedativo, un irritante o un sonnifero», dice il biblioterapeuta nel racconto, «Il punto è che ha un effetto su di te, e dovresti sapere quale. Un libro può essere come uno sciroppo lenitivo o come un impiastro di senape». Sembra che Bagster avesse un consiglio per ogni malanno delle persone che si recavano al suo sportello: «Devi leggere più romanzi» oppure «hai letto troppa letteratura di guerra».

È qualcosa di simile a ciò che fa, nella vita reale, Ella Berthoud, biblioterapista dal 2007 e autrice di The Novel Cure: An AZ of Literary Remedies. Parlando con Dazed, descrive la biblioterapia come «l'arte di dare il libro giusto al momento giusto alla persona giusta». Un libro non potrà sostituire la psicoterapia, ma, secondo lei, può alleviare problemi come ansia e depressione e aiutare ad affrontare un divorzio, una gravidanza o l'ansia del cambiamento climatico. I libri rendono concreto ciò che si prova, forniscono le parole per descrivere una certa esperienza e validarla e ci aiutano a metabolizzare indirettamente ciò che stiamo vivendo.

Una donna di nome Rebecca Foster, racconta sul suo blog di aver partecipato a una seduta con Berthoud: «Prima dell'appuntamento mi è stato chiesto di compilare un questionario di due pagine sulle mie abitudini di lettura e su ciò che mi piace/non mi piace, insieme a cosa sta succedendo nella mia vita in generale». Durante il colloquio, la biblioterapeuta le ha fatto ulteriori domande, sia sul suo modo di approcciarsi ai libri (e i suoi gusti) sia su quello che in quel momento la impensieriva o preoccupava. Poi le ha fornito le prescrizioni: per affrontare il trasloco, Heligoland di Shena Mackay, un libro su una casa su un'isola a forma di conchiglia che un tempo era la sede di una setta. «"È un libro breve perfetto", mi ha detto Ella, e mi aiuterà a dosare i miei sentimenti di sradicamento dopo essermi trasferita più di 10 volte negli ultimi 10 anni». Le ha anche prescritto Questioni di famiglia di Rohinton Mistry «per aiutarmi con i miei genitori anziani» e un'eventuale rilettura di Le correzioni di Jonathan Franzen che, a quanto pare, non fa mai male.

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