«Oggi è una giornata storica per i lavoratori dipendenti», dichiara Michele O’Neil, la presidente dell’Australian council for trade unions (Actu), «Gli australiani potranno trascorrere del tempo di qualità con i loro cari senza dover rispondere continuamente a telefonate e messaggi di lavoro irragionevoli». Tutto questo ha un nome, anche se dovrebbe essere la normalità, si chiama "diritto alla disconnessione" e se ne parla da quando non è più scontato che, fuori dall'orario lavorativo si stacchi davvero e ci si dedichi ad altro. Lunedì in Australia è entrata in vigore una legge che fissa il confine tra vita lavorativa e vita privata fornendo ai dipendenti un «diritto applicabile sul luogo di lavoro di rifiutare di monitorare, leggere o rispondere a contatti, o tentativi di contatto, da parte del loro datore di lavoro al di fuori dell’orario di lavoro».
Di diritto alla disconnessione si è iniziato a parlare negli ultimi anni, sopratutto per via dell'iperconnessione dovuta alla tecnologia. Siamo sempre raggiungibili tramite gli smartphone che ci portiamo dietro e le email ci trovano dovunque, anche al mare sotto l'ombrellone. Questo, però, porta i dipendenti a svolgere compiti fuori orario per cui non sono pagati e ha, soprattutto, un notevole impatto sulla salute mentale. Stare in vacanza ma non staccare mai o avere un orario di lavoro che vale solo sulla carta perché le telefonate continuano a squillare anche quando si è a casa spinge al burnout.
La legge australiana si applica a tutti i dipendenti pubblici e dall’anno prossimo anche a quelli delle piccole imprese private. Di fatto coprirà la maggior parte dei dipendenti australiani, ma ci sono delle perplessità sulla sua applicazione. La legge fissa il diritto di non rispondere «a meno che tale rifiuto non sia irragionevole». Apre quindi a una valutazione della ragione dell'urgenza, del mezzo con cui il dipendente viene contattato, dell'eventuale retribuzione per il lavoro straordinario, della posizione del dipendente e della sua situazione personale. A questo si aggiunge il fatto che sta al dipendente stesso presentare un reclamo formale per smettere di essere disturbato fuori orario. A quel punto la Fair Work Commission valuterà la situazione e potrà richiedere al datore di lavoro di smettere di contattare i propri dipendenti fuori orario. Se il comportamento continua, la commissione potrà applicare delle sanzioni amministrative. Eppure non è detto che il dipendente se la senta di far valere questo diritto mettendosi contro il proprio datore di lavoro e nemmeno che le sanzioni bastino per disincentivare questa abitudine. Rimane, però, un primo passo per tutelare il tempo libero e fare presente nero su bianco che il problema esiste.








