Due femminicidi, due ragazze giovani senza vita e un trend su TikTok dove si ringraziano i fidanzati che non uccidono. Nelle ultime ore si parla molto di alcuni video che sono comparsi a seguito dell'uccisione di Ilaria Sula e Sara Campanella. «In un mondo di uomini che tolgono la vita alle donne, ringrazio Dio per aver trovato un uomo che di vite me ne ha ridate mille» scrivono diverse ragazze mostrando foto e video con i loro fidanzati.
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L'intento è chiaro: sottolineare che l'uomo che loro hanno scelto è una brava persona, che sono felici e che esistono anche dei bravi ragazzi al mondo. Eppure il semplice fatto di ringraziare per aver trovato un fidanzato che non è un omicida apre un problema immenso, oltre a mancare completamente il punto.
Perché ringraziare il proprio fidanzato che non ti uccida è problematico
Per come stanno le cose, può essere che la sensazione di tante ragazze sia quella di credersi miracolate se trovano un ragazzo che non è possessivo e non le maltratta. Può essere che in tante si sentano fortunate a non venire uccise dai propri partner perché, di fronte a femminicidi come quelli di Giulia Cecchettin, Ilaria Sula e Sara Campanella viene spontaneo chiedersi «Perché non a me?», «Cos'ho di diverso io da queste ragazze?». Il punto, però, è che diffondendo messaggi di questo tipo ci abituiamo a pretendere il minimo sindacale, ad accontentarci delle briciole, persino a dimenticare che abbiamo dei diritti.
Capita spesso di sentire donne che si complimentano con i loro compagni perché le «aiutano» nelle faccende domestiche o nel crescere i loro figli (come se non fossero loro responsabilità) e ora c'è chi ringrazia di non venire uccisa dal proprio partner. Sempre su TikTok sono arrivati dei video in risposta al trend: molti hanno fatto notare quanto questo atteggiamento sia non solo problematico, ma poco rispettoso delle vittime (loro sono morte e i video mostrano momenti romantici di coppia), come se il tutto si risolvesse scegliendo l'uomo giusto. Il focus è ancora una volta su quegli uomini che sono diversi, che sono migliori, che non ammazzano: «non tutti gli uomini». Il focus è sul singolo: se sono un uomo che non uccide, ho fatto la mia parte.
Verrebbe da chiedersi, però, se questi fidanzati non violenti hanno mai fatto battute sessiste, se hanno mai guardato o condiviso immagini intime senza consenso, se rispondono a tono quando i loro amici trattano le ragazze come oggetti, se vanno alle manifestazioni femministe, se partecipano a gruppi di decostruzione maschile, se parlano male delle ragazze che hanno tanti partner, se hanno da ridire su come si vestono le loro fidanzate. Il femminicidio è un problema culturale perché è l'apice di un insieme di comportamenti molto comuni che privano le donne di umanità e normalizzano la violenza a partire da piccoli gesti. Limitarsi a non ammazzare non contribuisce a cambiare le cose e credere di essere al sicuro solo perché si ha un fidanzato non violento è un'illusione.






