Che cosa ci siamo domandati nel 2024? Secondo il principio per cui le domande che ci facciamo contano più delle risposte o, se non altro, segnano un punto di partenza per aprire nuovi orizzonti, la classifica di Google con le ricerche più popolari dell'anno ci dice molto di noi. Tiene traccia dei trend ("Brat" e "Demure" soprattutto), delle nostre ossessioni (in Italia la persona più cercata è stata la cantante Angelina Mango), dei fenomeni di costume e dei nostri dubbi. Ci rivolgiamo al motore di ricerca e chiediamo «Cosa vuol dire...?» e a volte, se in tanti si chiedono una cosa, può vuol dire che una realtà smette di essere invisibile. È il caso della parola "intersessuale", al quarto posto tra le più cercate sotto la dicitura «Cosa significa».
Possiamo individuare il momento esatto in cui la parola "intersessuale" è finita tra i più cercati su Google: quest'estate dopo la polemica legata al caso delle pugile Imane Khelif. La pugile algerina è finita al centro di enormi e spesso violente attenzioni mediatiche nel corso delle Olimpiadi dopo che diversi politici italiani hanno diffuso la fake news che, alla nascita, a Khelif fosse stato assegnato il sesso maschile e che fosse una donna trans. La pugile aveva passato i controlli del Comitato olimpico per partecipare alle competizioni femminili nonostante in passato fosse stata esclusa dai Mondiali di boxe, cosa che aveva fatto nascere il sospetto che non fosse abbastanza "femminile" per gareggiare. La polemica ha portato ad ipotizzare (perché non abbiamo abbastanza elementi per dirlo) che Imane Khelif sia una persona intersex e da lì è nato l'interesse per la parola "intersessuale".
La "I" della sigla LGBTQIA+ fa riferimento proprio alla parola "Intersessuale" o "Intersex", un termine ombrello per indicare una condizione poco nota chiamata anche Variazione delle Caratteristiche del Sesso (VCS). Le persone intersex hanno caratteristiche biologiche innate (che possono riguardare i genitali esterni, le gonadi, l’apparato riproduttivo, la produzione ormonale, ma anche i cromosomi e i marker genetici) che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie del corpo maschile o femminile. Non si tratta di una malattia (nella maggior parte dei casi le variazioni non hanno conseguenze sulla salute delle persone) e non è una condizione che ha a che fare con l'orientamento sessuale e nemmeno con l'identità di genere. Le persone intersex possono essere eterosessuali, omosessuali o con altro orientamento, e possono essere a proprio agio con il sesso assegnato alla nascita (quindi cisgender) oppure avere una identità di genere diversa da quella assegnata alla nascita (transgender).
L'esperienza delle persone intersex è spesso invisibilizzata oltre che difficilmente accettata da una società che fa affidamento su una divisione netta e "biologica" tra maschile e femminile. Per questo è importante farsi domande, parlarne e ascoltare. L'Italia a oggi non riconosce l'intersessualità a livello giuridico e, anche se le analisi e i test genetici che permettono di capire di che tipo di variazione si tratta richiedono molto tempo, la legge spinge perché i genitori assegnino un sesso preciso 15 giorni dopo la nascita in caso di genitali cosiddetti "ambigui".
Ma c'è un ulteriore problema di cui è importante parlare, sottolineato più volte dall'ONU, specie nell'ultima risoluzione per la Lotta alla discriminazione, alla violenza e alle pratiche dannose contro le persone intersessuali. Le persone Intersex vengono ancora sottoposte a terapie ormonali e interventi chirurgici anche molto invasivi che promettono di rendere il corpo della persona interessata più simile a quello "maschile" o "femminile" come inteso in senso binario. Questi interventi non hanno finalità mediche, come hanno spiegato a Cosmopolitan Michela Balocchi, tra le prime in Italia a portare all’attenzione pubblica la questione della medicalizzazione delle variazioni di sesso all’interno di una cornice di diritti umani e Stephan Mills studente di medicina e attivista intersex. «Oltre a costituire una violazione dell’integrità psicofisica della persona», sottolineano Balocchi e Mills, «portano con sé vari rischi, tra cui il rischio di lesioni nervose, dolore cronico, fistole, disturbi urinari, disfunzioni sessuali, perdita della fertilità, dipendenza da terapie ormonali a vita, perdita della sensibilità nelle zone operate quindi perdita di sensibilità nell’area genitale e della possibilità di provare piacere in zone tipicamente erogene». «Salvo problemi medici che pongono un rischio per la salute fisica dell’individuo», spiegano gli esperti, «il movimento intersex chiede alla comunità medica nazionale e internazionale di aspettare che il/la persona possa scegliere per se stesso/a se e quali interventi e terapie fare».












