Va sempre peggio, l’Italia è in caduta libera per quanto riguarda i diritti LGBTQIA+ e sembrano lontani anche i tempi in cui si discuteva del Ddl Zan. Oggi l’idea di approvare una legge contro la violenza omolesbobitransfobica appare impensabile e, proprio per questo, l’Italia figura al trentaseiesimo posto su 40 Paesi nella classifica annuale sui diritti LGBT+ dell’ong Ilga Europe.

Siamo scesi di tre posizioni in un anno, siamo messi persino peggio dell’Ungheria di Orbán, dopo di noi in Europa figurano solo Lettonia, Bulgaria e Polonia. I dati sono stati pubblicati in vista del 18 maggio, la Giornata mondiale contro omofobia, bifobia e transfobia, un’occasione necessaria per fare il punto della situazione.

Per creare la classifica, Ilga Europe si basa ogni anno su 75 criteri divisi in sette categorie: uguaglianza e non discriminazione, famiglia, crimini generati dall’odio e discorsi d’odio, riconoscimento legale del genere, integrità corporea intersessuale, spazio nella società civile, e diritto di asilo. Da anni, ormai, in prima posizione nella classifica c’è Malta, ma diversi Paesi stanno facendo passi in avanti a livello legislativo: l’Islanda è salita di tre posizioni e lo stesso vale per Germania, Estonia, Liechtenstein e Grecia. L’Estonia ha introdotto nel 2023 la possibilità per le coppie omosessuali di sposarsi e adottare bambini, la Grecia ha fatto lo stesso oltre a rafforzare la sua legge contro la discriminazione mentre il Liechtenstein ha esteso i diritti di adozione alle coppie dello stesso sesso. La Germania, invece, si è impegnata nel contrasto dei crimini d’odio basati sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulle caratteristiche sessuali. In Belgio, Cipro, Islanda, Norvegia e Portogallo sono state vietate le pratiche di conversione.

Nulla di tutto questo è avvenuto in Italia. Il rapporto sottolinea come l’attuale governo abbia, al contrario, parlato apertamente di contrastare la «lobby LGBT» e «l’ideologia gender» e nell’ultimo anno abbia preso di mira le coppie omosessuali che ricorrono alla gestazione per altri negando loro la possibilità di inserire il nome del genitore non biologico nei certificati di nascita dei bambini. In Italia il clima su questi temi è teso, ultimamEnte si parla di limitare i farmaci bloccanti della pubertà per gli adolescenti trans e, mentre continuiamo a non avere una legge contro omofobia bifobia e transfobia, sono in crescita le aggressioni a membri della comunità LGBT+.

Secondo l’Ilga, questi dati sono «la dimostrazione di cosa può accadere quando non c'è una legislazione che protegge le persone e i Governi di estrema destra prendono potere». Nel nostro Paese, inoltre, non sono ancora state vietate le terapie di conversione che mirano a modificare l’orientamento sessuale di una persona con tecniche prive di valore scientifico, spesso umilianti e pericolose, al limite della tortura. Per il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan l’Italia è ormai, «sempre più vicina a quei Paesi che fanno delle discriminazioni e delle violenze contro la comunità LGBTQIA+ delle precise politiche».