Siamo arrabbiati, decisi a «bruciare tutto», a urlare la nostra angoscia. Per Giulia Cecchettin, la ragazza uccisa dall'ex fidanzato che oggi è baluardo delle campagna a difesa delle donne contro ogni violenza patriarcale, si è mobilitato un Paese intero. Il coinvolgimento è grande quasi quanto l'empatia che ci ha portato a seguire questa vicenda sin dai suoi primi, allarmanti esordi, quando tutti ancora speravamo in un finale diverso per Giulia. In questi giorni, quelli successivi al ritrovamento del cadavere della ragazza e del suo assassino Filippo Turetta, che sarà a breve estradato in Italia in previsione del processo che ne decreterà la pena, l'interesse mediatico per la storia di Giulia non si è sopito, anzi: è aumentato a dismisura, come sempre accade quando una persona troppo giovane muore in modo violento. Nell'edizione delle 20 del Tg 1 del 22 novembre, però, è stato superato un limite: è stato diffuso un vocale che Giulia Cecchettin aveva inviato alle amiche proprio in merito al fidanzato, che si diceva desiderosa di voler lasciare.
L'audio è finito ovunque: in altri programmi tv, sui social, sui quotidiani. La voce di Giulia, prima volto muto cristallizzato nelle sue foto social o in quelle diffuse dalla famiglia nei dolorosi giorni delle ricerche, è ora una prova inequivocabile della situazione della ragazza, una conferma della brutalità del suo assassino, forse persino della premeditazione del suo delitto. Come se avessimo bisogno delle parole di Giulia, oltre ai fatti, per riconoscerla come vittima.
Proprio dal punto di vista mediatico, dato che questa vicenda, per diversi motivi, è diventato "il" caso simbolo dei femminicidi in Italia, la storia di Giulia sta prendendo una piega sgradevole: basta pensare alle reazioni politiche e social alla strenua battaglia portata avanti dalla sorella Elena, accusata di essere una «satanista» per via dei suoi look, di non mostrare abbastanza dolore per il lutto, di essere troppo fredda visto che in questi giorni è riuscita a parlare davanti alle telecamere in modo lucido, consapevole e compiuto. Ci si aspettava che piangesse e mostrasse dolore, invece Elena ha stravolto ogni aspettativa televisiva: guardando dritto in camera ha definito il femminicidio un «omicidio di Stato», si è rifiutata di stare al gioco di giornalisti e conduttori pronti a tutto pur di ritrovare sul suo volto una crepa: sta portando avanti lei il gioco, non le telecamere. Non riuscendo ad arrivare dove volevano con la famiglia di Giulia, ecco spuntare gli audio. Un tradimento alla memoria di una ragazza i cui pensieri più intimi, le sue paure più profonde, sono state rivelate al mondo per il puro piacere di dargli una forma. Che Giulia Cecchettin fosse una vittima di femminicidio lo sapevamo già, non dovevamo pretendere che fosse lei a dircelo.






