«È un momento inaspettatamente bello, mi sento come una matrioska. Maternità è una parola che mi stranisce, perché mi sento sempre figlia. Non ho cercato di diventare madre e ho scoperto tardi di essere incinta, al terzo mese. Avevo paura fosse invalidante, invece ho saltato su e giù dal palco fino a qualche mese fa. Essere incinta vuol dire che tante cose cambiano e invece io ho cercato di non cambiare nulla intorno a me». Levante si è raccontata in una lunga e profonda intervista a Sette, si è soffermata sul senso di gravidanza, su quanto questa parola e questo meraviglioso stato naturale sia un percorso cominciato, per lei, improvvisamente.

Mancano pochi giorni, il ticchettio dei rintocchi del tempo che passa è sempre più forte, Levante presto diventerà madre, ma nonostante un grande e importante impegno in più che arricchirà le giornate, lei racconta di non voler cambiare. «Non vedo questa nascita come la fine di una vecchia me. La vedo come una sorta di trasloco: porto me stessa in una nuova casa. Mi sono chiesta come si affronta una nuova vita di solito? Facendo le valigie. E così anche questa volta. Io ho avuto molte vite nella mia, e ho ricominciato tante volte con una valigia in mano, e anche ora l’ho riempita, la tengo stretta. Alle mille me, se ne aggiunge una».

Una o più valige alla mano per poter scrivere un nuovo capitolo di sé. Con un quaderno sempre in borsa, Levante, oggi sta scrivendo una nuova parte di sé, consapevole che non dovrà imparare a conoscere solo quel piccolo chicco d’amore che oggi porta in grembo, ma anche una nuova versione di se stessa, anzi una sua, ancora sconosciuta, sfumatura. «Non avevo necessità di essere madre, anzi mi sono sempre vista nel mio futuro come una donna anziana, sola e felice con i miei anelli, i libri, la musica. Poi il 15 luglio arriva la notizia, faccio il test ed è positivo e io sorrido, inizio questo viaggio. Mi chiedevo da tempo, inconsciamente, che donna sarò? Mi sembra infatti che le donne a un certo punto della loro vita se lo chiedano. Il destino ha risposto per me, era troppo tardi per prendere una scelta diversa e io l’ho accettato. Oggi mi dico: questa è la mia vita».

Quello che insegna Levante in questa sua intervista è che, nonostante una forte tensione sociale che porta a etichettare ogni trentenne come donna in età fertile, quello della gravidanza è un momento che - atteso o inatteso - deve essere vissuto secondo i propri desideri e senza dover rinunciare mai alla propria sostanza, ai propri sogni: «Ho bisogno di canalizzare la creatività che mi abita, di continuare il mio percorso e la bambina lo continuerà con me. Non voglio rinunciare a niente e voglio insegnarle che non c’è bisogno di rinunce per essere madre. Mia madre è rimasta incinta la prima volta a diciassette anni e ha continuato arrivando a quattro figli, e ha sempre fatto la casalinga perché mio padre aveva un buon lavoro. Questa cosa mi fa impazzire perché mia madre è piena di talento ed è intelligentissima. So che non le è pesato e che lo ha scelto, ma questa scelta pesa su di me. Non sarò quel tipo di madre, non sarò quella che si sacrifica».