Abbiamo, nostro malgrado, appena fatto conoscenza con i "super-etero", comunità che rivendica il diritto (come se già non lo avesse, come se già non godessero di un innegabile privilegio) di non voler avere rapporti sessuali con chi non è cisgender. Questo, che sarebbe un movimento tra il grottesco ed il bislacco, se solo non andasse ad alimentare transfobia e marginalizzazione delle persone queer diventando, quindi, pericoloso, è popolato per lo più da maschi, che ci tornano utili per raccontare la notizia di oggi. A proposito, infatti, di mito della virilità e della mascolinità, è uscito un saggio, scritto dalla storica e specialista del lavoro Lucile Peytavin ed intitolato The Cost of Virility, che analizza da un punto di vista economico le ripercussioni che questi comportamenti hanno avuto e continuano ad avere sulla società francese. Siamo in Francia, dunque, ma è del tutto verosimile che i calcoli di madame Peytavin siano indicatori utili anche per il nostro paese, e per tutti quelli in cui la parità di genere è ancora lontana (e qui il nord Europa ci fa ciao ciao con la manina, ma si sa).

Le coût de la virilité (French Edition)

Le coût de la virilité (French Edition)

Il punto di partenza di questa ricerca, che ci gasa a mille per il suo saper coniugare istanze femministe a calcoli matematici, è stata la constatazione che in Francia, come praticamente ovunque, gli uomini siano responsabili della stragrande maggioranza dei comportamenti cosiddetti "asociali". Tanto per capirci, rappresentano l'83% dei 2 milioni di autori di reati, il 90% di coloro che sono stati condannati dai tribunali, il 99% degli autori di stupro, il 95% di quelli implicati per furti violenti. Perché, viene da chiedersi. Perché il sesso maschile è più cattivo? Sarebbe grossolano e depistante, come giudizio. No, è che è radicato, interiorizzato dalle società, dalla notte dei tempi, questo mito ancestrale dell'uomo virile, che per sua natura è predisposto a comportamenti aggressivi ed impulsivi, ma che per questi è ancora giustificato. Il Boys Will Be Boys, insomma. Ecco, Peytavin ha messo innanzi tutto in discussione il peso persistente di questo totem "impostato come ideologia culturale dominante" che la storica considera interamente responsabile del comportamento "asociale" maschile.

Entrando nel merito, per me (faccio il un mini coming out) comunque complesso da seguire perché sono da sempre a dir poco scarsa a maneggiare i numeri, la storica francese ha sviluppato un indice economico senza precedenti per valutare "la differenza tra l'ammontare della spesa legata a comportamenti antisociali imputabili agli uomini e quella della spesa imputabile alle donne", cioè, spiegato for dummies, quanto ci costano le str... ehm, i casini combinati dai rappresentanti del sesso maschile. Facciamo un semplice esempio, quello della guida: più uomini che donne si mettono al volante, di conseguenza il costo della virilità diventa, come racconta il saggio, "il differenziale che esiste tra l'ammontare delle spese legate agli incidenti automobilistici imputabili agli uomini e quello della spese imputabili alle donne”. E non c'è gara, vincono i maschi, e perdono tutt*. La, complessa, metodologia che ha dato vita a "The Cost of Virility" è stata scomposta dalla sua autrice in 5 figure chiave, che ci fanno porre una domanda così semplice eppure così scomoda, ovvero: non sarebbe nel nostro interesse discutere, collettivamente, di come ridimensionare, se non proprio scardinare, i valori dalla virile mascolinità, se non per senso di giustizia, almeno per senso del portafoglio?

Diamo i numeri? Diamo i numeri. 18.9 miliardi di euro all'anno: questo il costo dei crimini e dei reati sessuali commessi da uomini . "Per ottenere questo risultato - scrive Peytavin - mi riferisco (...) ai dati pubblici della polizia del 2019, che contano solo le persone che hanno presentato denuncia, e ritengo che il costo di una vittima di stupro corrisponda a quello di un ferito persona grave, moltiplicato per 2. Per quanto riguarda il costo dei reati sessuali, prendo come importo il costo associato a un infortunio moltiplicato per 2". E ancora: 8.4 miliardi è il costo degli abusi sui minori di sesso maschile, e se vi sembra cinico, non lo è, è solo un modo più razionale per arrivare allo stesso risultato, che è porre fine a questi orrori. Su questo la saggista dice che si sta "basando sul costo annuale dell'assistenza sociale per i bambini a cui si aggiunge il costo delle conseguenze psicologiche. (...) Prendo come ipotesi conservativa che solo 1 bambino su 10 avrà conseguenze per tutta la vita che lo faranno pesano molto sulla sua scuola e integrazione sociale, nel mondo del lavoro, e sulla violenza che potenzialmente eserciterà sugli altri".

Di nuovo, 3.3 miliardi di euro all'anno sono il costo della violenza domestica commessa dagli uomini . "Questo costo si suddivide in costi diretti (medici, polizia, ecc.) E costi indiretti corrispondenti alla perdita di retribuzione e tempo per le vittime e gli autori, e alle perdite di produzione legate a interruzioni del lavoro, assenteismo e infine perdita di capitale umano legato ai decessi". Agghiacciante? Sì, ma non è finita. 2.4 miliardi, infatti, è il costo annuale degli omicidi e tentati omicidi commessi da uomini ed infine 7.4 miliardi è il costo del narcotraffico organizzato dagli uomini. Qual è la conclusione? Beh, l'abbiamo già detta: se non vi importa di noi, dei nostri diritti, se non vi sta a cuore l'abbattimento della mascolinità tossica, se non vi importa di portare avanti un cambiamento culturale, vi portiamo in un altro territorio, quello de soldi, che siamo cert* vi è molto caro.