Che cosa significa"corpo da spiaggia"? La verità la sapete: proprio un bel niente, eppure ci ostiniamo a utilizzare questa dicitura anche eventualmente nella sua variante inglese "beach body". Ne parliamo quando iniziano i primi caldi, quando cominciamo a pensare che presto ci dovremo/vorremo spogliare, indossare abiti più leggeri e andare la mare o in piscina. Parliamo di "corpo da spiaggia" come parliamo di "prova costume" entrambe le espressioni sono le figlie odiose di una società che vuole i nostri corpi disciplinati secondo certi standard. Da maggio a settembre i nostri corpi diventano materiale su cui investire, carne da plasmare perché sia più piacevole alla vista dei nostri compagni di ombrellone. È assurdo: è assurda l'espressione ed è assurdo il concetto. Dovremmo semplicemente smettere di parlare di "corpo da spiaggia" e i motivi sono tanti.
Il movimento body positive ci dice che ogni corpo è valido e intende OGNI corpo, non solo quelli che fanno parte di un range di conformità. Questo, però, a livello mainstream è ancora difficile da accettare e quindi via di diete e di sport fatto non per stare bene o divertirsi, ma perché la nostra pancia si intoni meglio al nuovo bikini. L'idea che si debba lavorare per rendere il nostro corpo accettabile "per la spiaggia", non solo è una pressione a cui nessuno dovrebbe sottostare, ma finisce anche per escludere tutti quei corpi che in ogni caso fuoriescono dai canoni della nostra società: corpi ribelli, corpi queer, corpi di persone trans, di persone grasse, di persone disabili. Per certi corpi ancor più che per altri non vale la retorica della "bellezza in ogni caso" perché le discriminazioni che subiscono sono tangibili e sistematiche. Pensiamo ad esempio anche solo alla frase "How to have a beach body? Have a body and go to the beach” usata proprio per dire di dare meno importanza all'estetica dei corpi: come fanno notare attiviste e attivisti con disabilità per loro non vale.
"Ora vi svelo che per chi ha un corpo con disabilità motoria non basta avere un corpo e andare in spiaggia", scrive infatti l'attivista, filosofa e esperta di Disability Studies Sofia Righetti su Instagram (qui trovate la sua intervista nel Cosmo Village). Poi elenca tutte gli aspetti che una persona con disabilità deve considerare prima di andare in spiaggia. Le strutture sono accessibili? Il bagno è attrezzato? C'è una passerella per la sedia a ruote? "Per questo tante persone in carrozzina scelgono di non andare in vacanza", spiega Righetti, "Pensiamoci, la prossima volta che scriviamo che basta avere un corpo per andare in spiaggia. Perché non è così". Il punto è che la spiaggia dovrebbe essere (e in molti casi diventare) un luogo dove tutt* possono andare a prescindere dal corpo che hanno: un corpo magro, grasso, con disabilità, conforme o non conforme. Andiamo in spiaggia per godere delle sensazioni che il mare ci può dare, per divertirci, stare in compagnia, rilassarci: questo è possibile grazie a nostri corpi e nessuno ( di certo non una società poco inclusiva) dovrebbe impedircelo.






