Mentre il mondo sembra ritrovare la pace, una famiglia perde la propria portando alla luce le conseguenze profonde e quotidiane causate dalla Seconda Guerra Mondiale. Questa è la storia raccontata in Vermiglio, film diretto da Maura Delpero e in concorso a Venezia 81. Francesca Andreoli, produttrice, Roberta Rovelli, protagonista del film, e Alessia Barela, coach dei piccoli attori, sono ospiti al Dopocinema di Venezia 2024 per raccontare cosa significa girare un film dalle dinamiche intime e complesse.
Suddiviso nelle quattro stagioni, Vermiglio mostra il ciclo della natura che riflette e accompagna i cambiamenti umani, dal diventare adulti, al viaggiare verso terre sconosciute, passando attraverso il delicato equilibrio tra morte e rinascita. La guerra è raccontata da una prospettiva insolita, senza esplosioni né grandi battaglie, ma attraverso la vita di chi è rimasto a casa: madri, contadini, donne che temevano di diventare vedove, e maestri e preti che hanno dovuto sostituire i padri assenti.
Il film, ambientato in un piccolo paese di montagna prende vita grazie a un cast di attori che incarnano l’essenza di una collettività che si trasforma in individui, attraversando le curve della vita. La storia offre una prospettiva intima e sensibile sui traumi della guerra, focalizzandosi su quelli che non hanno partecipato direttamente al conflitto ma ne hanno subito le conseguenze. La regista ha raccontato che l'idea del film nasce da un'esperienza personale, dalla perdita del padre e dai sogni in cui lo vedeva bambino, nella casa della sua infanzia a Vermiglio. Quel paesaggio dei ricordi è diventato il cuore del film, una sorta di "lessico famigliare" che racconta una memoria collettiva, simbolo della resilienza umana, della continuità tra generazioni, e dell'importanza della memoria.
