«I capelli sono tutto… Sono la differenza fra un buono e un cattivo giorno», recita una famosissima citazione di Fleabag. E «tutti sappiamo che esiste una profonda connessione fra i capelli e il nostro stato mentale», aggiunge Shon Faye su Dazed.

Girano anche parecchi meme, online, dedicati all'argomento, immagini simpatiche sopra cui viene riportata la scritta: «Non stavi male, dovevi solo lavarti i capelli». Quando affrontiamo dei momenti importanti, di gioia o di tristezza, spesso siamo portati a recarci in salone per cambiare taglio o acconciatura, per sancire una sorta di cambiamento non solo interiore, ma anche esteriore. Eppure, il dibattito pubblico si concentra ancora poco sul rapporto che esiste fra i capelli e la salute mentale: sappiamo che stati depressivi possono indurre un individuo a non riuscire a farsi una doccia, innescando così un circolo vizioso (non sto bene e quindi non mi lavo, il fatto di vedermi e percepirmi non lavato mi porta a stare ancora peggio), da cui è difficile uscire. Sappiamo ancora che i capelli sono anticamente simbolo di forza e di potere; sappiamo che un buon hairlook può dare un boost di energia e una sicurezza in noi stessi tale da farci sentire più felici.

Sappiamo, se smanettiamo un po' su TikTok e passiamo le ore a guardare video lunghissimi, che ci sono persone che per anni, a causa di disturbi psicologici, non si riescono a pettinare i capelli, che poi diventano condizioni debilitanti da risolvere con detangling intensivi in centri specializzati. Ma sia l'industria professionale, sia la ricerca scientifica, o la diffusione a livello popolare di questa conoscenza, non sembrano essere soddisfacenti. Della connessione fra capelli e salute mentale, se non superficialmente, se ne parla ancora poco. Di recente è stato l'hairstylist Adam Reed a sollevare a riguardo l'interesse degli appassionati e degli addetti ai lavori: nel suo nuovo brand Arkive di prodotti per capelli ha incorporato temi come la salute mentale, l'importanza della comunità e l'esperienza delle persone queer nei saloni. A parte questo, non abbiamo ancora una contezza estesa di quanto effettivamente capelli e salute mentale si influenzino l'un l'altro, vicendevolmente.

Per cercare di fare un po' di chiarezza, abbiamo parlato con la psicoterapeuta e psicoanalista Martina Ferrari, conosciuta su Instagram come @instasogno, che ha risposto alle nostre domande fornendo un punto di vista competente e professionale. Nella speranza che la consapevolezza sul tema aumenti sempre di più, qui di seguito l'intervista ci aiuta a navigare il complesso mondo fra estetica e salute, esteriorità ed interiorità.

Il legame tra i capelli e la salute mentale, l'intervista alla psicoterapeuta Martina Ferrari (@instasogno)

Che cosa rappresentano i capelli?

    «I capelli, in senso simbolico, rappresentano energia vitale. Nella mitologia biblica, per esempio nel mito di Sanson, avevano a che fare con la forza: una volta perduti, l’uomo perdeva la forza. La perdita o un assottigliamento dei capelli può essere vissuto come un indebolimento. I sovrani, se calvi, dovevano indossare delle parrucche, mentre nell'Impero romano, l’appellativo Cesare (condottiero, sovrano) di radice etimologica etrusca significa "folta criniera", "capelli folti". Nella dimensione del femminile i capelli sono sì legati alla potenza e alla forza, ma anche al mistero sconosciuto e temuto della seduzione, che per molti secoli é stata loro costretta (e a cui però devono stare attente - "Erano i capei d'oro all'aura sparsi", scriveva Petrarca). Possiamo pensare per esempio alle lunghe trecce delle nostre antenate. Il gesto di intrecciare i capelli rappresentava qualcosa di importante da tramandare di generazione in generazione: poteva (e può) sempre tornare utile, per lavorare, specie nelle classi operaie, o per studiare e avere una visuale più pulita. Tra femmine piccole, se osserviamo, il gioco delle trecce si esprime ancora naturalmente. Cosa simboleggiano i capelli? Aggiungerei anche espressione della propria soggettività».

    La loro cura o viceversa la loro non cura hanno un impatto sulla salute mentale delle persone? Ci fai qualche esempio?

    «In linea generale quello che osservo nella clinica quotidiana, la cura o la mancanza di cura verso i capelli è un segnale di fluttuazioni del tono dell’umore, che comprende mancanza di energia (per esempio, lavarli) e motivazione, e che si diffonde infettando una visione lucida e amorevole del senso dell’esistenza. È una configurazione clinica degli stati depressivi in cui la mancanza di cura per i capelli è fortemente influenzata dalla debolezza e dalla perdita di senso di tutti gli oggetti del mondo e di sé: alzarsi e osservarsi con i capelli sporchi e aggrovigliati induce l’individuo a rinforzare il comportamento di letargo e allontanamento dall’altro, perché non vede allo specchio l’immagine desiderata. Quasi tutti i miei pazienti hanno iniziato qualche seduta dicendo: "Mi scusi, oggi ho dei capelli inguardabili". Persone che si muovono troppo e si dedicano a tante attività pur di non sentire il dolore del problema principale che devono affrontare, oppure persone che assistono a un assottigliamento o alla perdita parziale o totale dei propri capelli, quando si trovano a risolvere un problema che riguarda; il loro conflitto centrale e la dimensione traumatica di base – separazioni dal nucleo familiare d’origine sentite come strappi o lutti e, contemporaneamente, l’incontro in stage di un capo pretenzioso, arrogante o molesto».

    Che legami esistono fra psicologia e cura del sé?

      «L'handling o "maneggiamento" è un fenomeno che origina dalla cura e che si esplica nella diade madre-infante. L’holding (tenere in braccio) materno, e il successivo sviluppo di un sano handling (la capacità di manipolarlo e maneggiarlo) consentono al bambino di sentirsi reale, un sé vero, consentendogli anche il raggiungimento della coesione psiche-soma. La pelle diventa così una membrana che delimita il confine tra "me" e "non-me", tra esterno e interno. Il bambino è in grado di percepire se stesso e la madre come persone separate e avrà luogo quel processo che il pediatra e psicoanalista D. Winnicott chiama "personalizzazione". Così si sviluppa un sé autentico che, se ben sostenuto, sarà capace di essere creativo e di sentirsi reale. Nel momento del maneggiamento (handling) si esplica la bath cure: i primi bagnetti, il primo shampoo, la preoccupazione materna di utilizzare prodotti specifici per l’età neonatale e giocare con l’acqua e le paperelle insieme, rendere quel momento divertente. Queste scene, se ripetute, creano sicurezza nel piccolo, trasmettendogli l’importanza di avere cura di sé.

      Ci sono teorie psicologiche legate ai capelli?

      «I capelli si ritrovano in qualche studio di psicologia sociale, che si occupa di come le persone influenzano e vengono influenzate dagli altri nel contesto sociale. Tra questi studi possiamo menzionare l’Effetto Halo, che descrive come le persone tendano a giudicare gli altri basandosi su caratteristiche visive, come l'aspetto dei capelli. È stato dimostrato che le persone con capelli curati possono essere percepite come più competenti e attraenti. Ci sono poi stereotipi legati ai capelli: alcuni studiosi hanno esaminato come i diversi stili di capelli possano influenzare le percezioni sociali. Ad esempio, le acconciature afro o i capelli colorati possono portare a stereotipi. I capelli hanno un impatto sulla propria immagine corporea e sull’autoefficacia. Gli studi hanno dimostrato che le persone che si sentono bene con i propri capelli tendono a sentirsi più sicure nelle interazioni sociali. Ricerche sullo studio dello stigma associato alla perdita dei capelli rivelano che persone affette da alopecia affrontano quotidianamente pregiudizi con innumerevoli conseguenze psicologiche e psicopatologiche, come ansia e depressione».

      Quali sono le psicopatologie più comuni che causano la caduta di capelli? E perché?

      «Le ragioni per cui le psicopatologie possono causare la caduta dei capelli variano, ma spesso includono fattori come lo stress, le alterazioni ormonali, le carenze nutrizionali e le abitudini di cura personale compromesse. L’alopecia areata è una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario attacca i follicoli piliferi, causando la perdita di capelli. Fattori di stress psicologico, lutti reali o timore della separazione dalla famiglia d’origine, traslochi e cambiamenti lavorativi, tentativi di cure falliti, possono causare cicli di ansia e preoccupazione, che aggravano ulteriormente la condizione.

      La tricotillomania é, invece, una condizione psicopatologica caratterizzata dalla compulsione di strappare i propri capelli, associata ad ansia, stress e disregolazione emotiva. Il comportamento dello "strappo" è utilizzato come meccanismo di coping per affrontare le emozioni difficili ma sconosciute per l’individuo, non identificabili. Nei disturbi d’ansia si presenta sempre più frequentemente la caduta temporanea dei capelli, poiché l’aumento del cortisolo comporta il ritiro di alcuni neurotrasmettitori come la serotonina, che influenza il ciclo di crescita dei capelli. La depressione può influire sulla salute dei capelli in vari modi, compresi cambiamenti nell'appetito e nella cura personale. La perdita di interesse per la cura di sé può portare a una diminuzione della salute generale dei capelli (i grovigli non lavati, a lungo andare, spezzano il capello) e anche alcuni farmaci utilizzati possono contribuire o all’irrobustimento o all’assottigliamento dei capelli. In questi casi, come nel disturbo d’ansia, può comparire la dermatite seborroica o la psoriasi.

      Nel Disturbo post-traumatico da stress (PTSD) il trauma vissuto può manifestarsi anche con sintomi fisici, inclusa la caduta dei capelli. Nella dismorfofobia assistiamo a una preoccupazione ossessiva per presunti difetti percepiti nel proprio aspetto, capelli inclusi. Numerosi trattamenti possono indebolire i capelli, tinture frequenti e quotidiano uso della piastra soprattutto. Nei disturbi alimentari come l’anoressia nervosa o la bulimia possiamo osservare carenze nutrizionali severe che possono causare l’indebolimento o la caduta dei capelli».

      È vero che subire un trauma può far venire i capelli bianchi da giovani?

        «Sebbene ci sia un legame tra stress e capelli bianchi, è un'area di studio complessa e non completamente compresa. Non tutti coloro che subiscono traumi o stress svilupperanno capelli bianchi prematuramente, ma ci sono evidenze che suggeriscono una connessione. Per iniziare: i capelli ottengono il loro colore dai melanociti, le cellule che producono melanina. Situazioni di stress acuto o trauma possono influenzare la funzione di queste cellule causando un aumento dei livelli di cortisolo e altre sostanze chimiche nel corpo, che possono danneggiare i melanociti e ridurre la produzione di melanina, portando a capelli bianchi o grigi. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che lo stress può influenzare il ciclo di vita dei follicoli piliferi. Ad esempio, una ricerca condotta su topi ha evidenziato che lo stress può causare la perdita di melanociti nei follicoli piliferi, portando a una rapida perdita di colore. È importante notare che la predisposizione genetica gioca un ruolo significativo nel determinare quando e come i capelli diventano grigi o bianchi, tuttavia lo stress può accelerare questo processo in individui predisposti».

        Che legame può esistere fra il profumo dei capelli e la mente?

        «Gli odori sono fortemente connessi alle memorie relazionali con le prime figure di attaccamento e successivamente ai soggetti con i quali stabiliamo legami d’amore e cura. Diversi elementi sensoriali concorrono all’evocazione di ricordi e emozioni grazie alla connessione con il sistema limbico, la parte del cervello deputata alla memoria. Il profumo dei capelli di una persona può attivare un ricordo, quindi un’emozione legata a momenti relazionali significativi e esperienze condivise con persone che sentiamo vicine, lontane, perdute, comunque significative. Il profumo dei capelli, soprattutto quello della zona dietro le orecchie, facilmente raggiungibile con gli abbracci, ci aiuta a rievocare emozioni di sicurezza e cura, di un familiare che protegge. Annusare l’altro ci aiuta ad averne meno paura e influenza fortemente le relazioni interpersonali, che sono veicolate della sensorialità».

        Quindi credi che ci sia un forte legame fra i capelli e la salute mentale? Secondo te andrebbe approfondito di più?

        «Il legame tra i capelli e la salute mentale é molto solido e sarebbe bello poterlo studiare maggiormente e diffondere informazioni guida più precise. Non ci sono molti studi a riguardo, a parte quelli finora citati. I capelli sono ancora percepiti come un elemento di tipo esclusivamente estetico ed è quindi del loro aspetto che ci si occupa. Tuttavia sono in molti ad avere paura di recarsi dal parrucchiere, soprattutto se non hanno trovato un posto sicuro dove poter esprimere la nostra naturale vulnerabilità. Quando ci rechiamo dal parrucchiere siamo costretti a lasciare andare il controllo e a delegare la cura della cute della testa e dei capelli a persone per la maggior parte sconosciute, prenotando magari attraverso un'app. Il rapporto con il nostro parrucchiere è importantissimo e spero che nel tempo vengano disposti spazi accoglienti per permettere alle persone neurodivergenti di accedere al servizio: molto spesso la musica alta, osservare persone che si muovono velocemente e non riuscire a parlare con un personale formato riducono la possibilità che una persona altamente sensibile agli stimoli si rechi dal parrucchiere, preferendo invece al fai da te, con la possibilità di combinare qualche guaio difficilmente recuperabile. Il fai da te è un comportamento che si attua quando si è disforici, molto emozionati ed estremamente perfezionisti. Delegare è sempre buona cosa, si tratta di lasciare andare il controllo e farsi maneggiare con cura».

        Quali sono allora i consigli di una psicologa sulla cura dei capelli?

        «Anzitutto, comprendere il rapporto che si ha con i propri capelli, che è diverso per ognuno di noi. Questo è già un elemento importante poiché spesso agiamo perché "si fa così", demandando alla società, ai social e alle mode quello che facciamo con i nostri capelli. È essenziale ricordare l’esistenza della figura del dermatologo, oltre che del parrucchiere. I capelli sono anche uno dei primi elementi che decidiamo di cambiare quando qualcosa si muove dentro di noi: l’inizio di un periodo nuovo, un’occasione per ritrovare coraggio, una spinta vitale. E poi, soprattutto, bisogna accettare che possono ricrescere o meno, anche molto diversamente da prima. Si tratta di una sciarpa e di un nascondiglio che è dotato di un linguaggio proprio e ciò che possiamo fare è cercare di capire quello che ci vogliono comunicare, che è poi incuriosirci su di noi - tutto il resto viene dopo, con naturalezza e tanta sorpresa».

        I beauty must-have secondo Cosmopolitan