A volte pensiamo di essere tristi, ma la verità è che abbiamo solo bisogno di lavarci i capelli. O almeno, questo è ciò che recita un meme virale sul web che, seppur divertente e potenzialmente valido per qualcuno – quante volte ci siamo sentiti meglio dopo uno shampoo profumato, magari abbinato a un cambio di lenzuola fresche? – , potrebbe non esserlo altrettanto per molti altri. Quando si è tristi, se non affetti da depressione, può risultare infatti davvero difficile riuscire a farsi anche solo una doccia.

Perché è difficile farsi una doccia quando si è tristi

In un articolo sul New York Times, si legge che tenere il passo con la propria igiene, lavarsi i denti o le mani, richiede un dispendio di energia significativo. Come dichiara Christine Judd, psicoterapeuta e assistente sociale alla salute mentale, alle persone può capitare pure di non avere l'energia necessaria per farsi una doccia. Secondo Patrick Bigaoutte, psichiatra della Mayo Clinic, le attività più difficili da svolgere in questi stati sono quelle con vari step, proprio come quella di lavarsi: «Se lo si analizza da cima a fondo, ci sono davvero tanti passaggi coinvolti nell'azione di farsi una doccia», quali spogliarsi, aprire l'acqua, insaponarsi, detergere i capelli, radersi, risciacquarsi, asciugarsi e scegliere cosa indossare una volta terminato il tutto.

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In aggiunta allo sforzo fisico, a spingere un individuo a non riuscire a lavarsi sono anche i pensieri negativi. Sentimenti come inutilità o disperazione: «Non merito di essere pulito»; oppure «Se niente ha senso, perché preoccuparsi di essere puliti?», sono alcune delle frasi comuni che possono ostacolare la capacità di una persona di fare un bagno. La conseguente incapacità di lavarsi può rafforzare quindi la convinzione di non riuscire a fare nulla di giusto, come ha spiegato ancora Bigaoutte. Così, non fa altro che instaurarsi un circolo vizioso per cui la scarsa igiene inasprisce i sintomi sottostanti; gli stessi che in un primo momento hanno impedito a un individuo di farsi una doccia.

A tutto ciò si unirebbe uno stigma da non sottovalutare: la dottoressa Lindsay Standeven, psichiatra e docente al Johns Hopkins Medicine, ha sostenuto che nonostante le difficoltà nella cura e nell'igiene siano particolarmente comuni quando si è tristi, o affetti da depressione, le persone potrebbero avere paura di parlarne; questo perché l'impurità è associata culturalmente alla pigrizia, se non addirittura all'immoralità. E quella vergogna, combinata a una bassa autostima (probabilmente innescata anche dal non riuscire a fare il bagno), alimenterebbe così ulteriormente la condizione iniziale.

Come fare per rendere la doccia più piacevole

Come afferma la dottoressa Standeven, la prima cosa da ricordarsi, se si fatica a mantenere il controllo della propria igiene, o a farsi la doccia, è che i propri sentimenti e le proprie emozioni sono sempre validi. «Se si trattasse di un'altra malattia, ti atterresti, o atterresti chiunque altro, allo stesso standard?». Se si subisce un'intervento chirurgico, non ci si aspetta di svegliarsi e camminare immediatamente per chilometri senza problemi. Anche la salute mentale è infatti una cosa importante, da non sottovalutare per nessun motivo.

Quello che può aiutare quando si è tristi è stabilire obiettivi piccoli, da affrontare piano a piano. Un esempio potrebbe essere quello di farsi la doccia una volta alla settimana, invece che tutti i giorni; oppure semplicemente stare sotto l'acqua corrente per alcuni minuti, anche senza detergere il corpo o i capelli. Oltre che a ricordare come fosse quando lavarsi era una sensazione piacevole, e tentare di riprodurre la stessa esperienza, Bigaouette suggerisce di provare a suddividere il processo in passaggi: di cercare cioè di affrontare l'obiettivo step by step, prima dicendo a se stessi di aprire l'acqua, poi di mettere un piede nella doccia, e così via. Piccoli obiettivi possono sembrare più gestibili di un unico grande obiettivo. Gli esperti consigliano poi di trovare un modo personale che renda la doccia stessa più piacevole, una piccola sorpresa da dedicarsi per rendere la detersione più gradevole. A seconda dei gusti di ciascuno, questi treat possono prendere la forma di una colonna sonora particolarmente amata, o di un prodotto profumato a cui non si riesce a rinunciare. Altrimenti, impostare una ricompensa per aver svolto l'attività, o chiedere aiuto come lo si chiederebbe in qualsiasi altra circostanza.

Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.