Nella sua intervista di copertina sul Time, a un certo punto Sabrina Carpenter si scusa con la giornalista che la sta intervistando per il suo aspetto stanco, giustificando la sua voglia di caffè e dolci con il fatto di trovarsi nella fase luteale del ciclo. La popstar lo ha fatto con naturalezza, consapevole del proprio corpo e dei suoi ritmi, citando per altro un tema molto dibattuto su Tik Tok: sulla piattaforma sono stati pubblicati centinaia di video che provano a spiegare sintomi e rimedi per superare indenni questa fase del ciclo mestruale, soprattutto se i primi impattano sul benessere mentale e, di contro, sulla quotidianità. Sulla fase luteale, però, rimangono ancora molti dubbi: quando comincia? Perché mi fa sentire così? Cosa mangiare (o fare) per stare meglio? Della sua sintomatologia fisica comune abbiamo parlato con la dottoressa Viviana Stampini, Medico Chirurgo specializzata in Ginecologia e Ostetricia.

Cos'è la fase luteale?

«La fase luteale è la seconda metà del ciclo, inizia dopo l’ovulazione e termina appena prima dell’inizio del flusso mestruale successivo. Ricordiamo che i giorni del ciclo si contano a partire dal primo giorno di mestruazione. Questa fase dura generalmente 14 giorni e rappresenta un momento in cui il corpo è “in attesa” di una potenziale gravidanza. Dal punto di vista fisiologico, dopo l’ovulazione, il follicolo ovarico che ha rilasciato l’ovocita si trasforma in una struttura chiamata corpo luteo. Il corpo luteo produce un quantitativo abbastanza alto di progesterone, un ormone che ha il ruolo rendere tutto l’organismo ricettivo all’eventuale gravidanza. Quindi la fase luteinica si chiama così proprio perché è sostenuta dall’effetto del corpo luteo: è quindi proprio l’aumento dei livelli di progesterone che caratterizza questa fase, oltre che discreti livelli di estrogeni. Se poi la gravidanza non si verifica, il corpo luteo degenera e i livelli di progesterone ed estrogeni diminuiscono drasticamente, innescando una serie di sintomi tra cui il sanguinamento dell’endometrio che caratterizza l’inizio della mestruazione. I sintomi della sindrome premestruale sono caratteristici soprattutto della parte finale della fase luteale, quando i livelli di progesterone diminuiscono».

Quali sono i sintomi fisici che si possono sperimentare in questa fase del ciclo?

«Durante la fase luteale molte donne possono sperimentare sintomi fisici dovuti principalmente all'aumento del progesterone e alla variazione dei livelli di estrogeni. Tra i sintomi più comuni troviamo la tensione mammaria, perché il seno può diventare più sensibile o gonfio; gonfiore addominale, perché l'aumento del progesterone rallenta lo svuotamento gastrointestinale, causando un accumulo di gas e una sensazione di pesantezza; aumento della temperatura corporea, data dal progesterone; cambiamenti nell’appetito, con aumento della fame o delle voglie di cibi dolci o ricchi di carboidrati: è dovuto all'aumento della temperatura corporea, cui segue una fisiologica maggiore richiesta di carboidrati da bruciare. Tra gli altri sintomi possono esserci la comparsa di acne, perché l’aumento del progesterone, che tra l’altro si può convertire in testosterone, può stimolare le ghiandole sebacee, aumentando il rischio di comparsa di brufoli, di stanchezza (il progesterone ha anche un effetto sedativo, causando maggiore senso di affaticamento). Infine, negli ultimi giorni di farse luteale, il rapido calo dei livelli di progesterone può provocare crampi intestinali e, in alcuni casi, episodi di diarrea, poiché il transito intestinale viene improvvisamente accelerato. Si tratta di manifestazioni molto comuni».

In che modo si possono arginare o alleviare i sintomi della fase luteale?

«Come dicevamo, in questa fase è possibile sperimentare un normale aumento della voglia di cibi calorici. Meglio, però, non cadere nella trappola dei cibi spazzatura, optando per un aumento dell’apporto calorico più consapevole: grandi alleati sono i grassi buoni contenuti in avocado, noci, mandorle, olive, olio d’oliva e pesce azzurro ricco di omega-3. Sono alimenti sazianti, che aiutano anche a prevenire l’infiammazione e a ridurre i fastidi che possono accompagnare la fase mestruale. Includere alimenti ricchi di vitamine come verdure a foglia verde, cereali integrali e legumi, può aiutare inoltre a mantenere l’equilibrio ormonale, mentre alimenti ricchi di magnesio come frutta secca, semi e cacao possono essere un toccasana per alleviare la tensione e i crampi. Consigliabile poi ridurre il sale per limitare la ritenzione idrica e il gonfiore e gli zuccheri raffinati e grassi saturi, che possono peggiorare i sintomi. Fondamentale è bere molto e in diversi momenti della giornata. Non è sconsigliato allenarsi, ma meglio seguire i segnali che lancia il proprio corpo per capire quanto "spingere": può essere utile dedicarsi ad attività cardio (camminata, bici, nuoto, corsa) che aiutano a rilasciare endorfine e a migliorare il benessere emotivo, così come a esercizi di mobilità articolare (stretching, yoga e meditazione). Se i sintomi diventano particolarmente fastidiosi, potrebbe essere utile considerare l’integrazione di alcuni nutrienti specifici su consiglio del proprio ginecologo».

Fase luteale, disturbo disforico premestruale e impatto sull'umore: un vademecum

Individuati i sintomi fisici più comuni della fase luteale, ci addentriamo ora nel variegato universo dei sintomi legati alla sfera emotiva. Soprattutto di quelli più aggressivi, che possono sfociare nel disturbo disforico premestruale. Ne abbiamo discusso con la psicoterapeuta a indirizzo gestaltico integrato Teresa Capparelli, da poco in libreria con il suo primo libro "Il superpotere delle parole" (Giunti).

In che modo la fase luteale impatta sul nostro umore?

«Partiamo da un assunto: benché sia necessario non identificarsi nei propri cambiamenti ormonali, è indubbio che questi ultimi provochino delle variazioni sul proprio tono dell’umore, eventuali manifestazioni ansiose e sul modo in cui si osserva il mondo. L'aumento dei livelli di progesterone della fase luteale è in grado di influenzare la chimica cerebrale: per questo si possono sperimentare sintomi come irritabilità, ansia, fluttuazioni dell’umore che rendono difficile affrontare le sfide quotidiane e depressione. In genere queste variazioni emotive sono normali, ma possono diventare problematiche se molto intense».

Quali sono i sintomi di una fase luteale particolarmente violenta?

    «Molte delle mie pazienti in età fertile riferiscono una inspiegabile irritabilità ed aggressività, con conseguenti reazioni emotive che loro stesse definiscono 'esagerate'. Emergono difficoltà relazionali consistenti legate a questi sintomi, che rappresentano, spesso, un campanello d’allarme».

    Di cosa parliamo quando discutiamo di disturbo disforico premestruale?

      «Si tratta di una forma severa di sindrome premestruale che colpisce alcune donne in età riproduttiva. I sintomi includono cambiamenti d'umore estremi, depressione, ansia, irritabilità, oltre a sintomi fisici come gonfiore e dolore. A differenza della sindrome premestruale, che è un quadro molto comune, questo disturbo può interferire significativamente con la vita quotidiana, rendendo difficile il mantenimento delle relazioni e delle responsabilità lavorative. Le manifestazioni di rabbia possono diventare scenario di conflitti con le persone con le quali si viene in contatto, per questo la psicoterapia si rileva uno strumento essenziale, utile alla gestione di quei momenti. Non meno frequenti sono manifestazioni di ansia, sentimenti di tristezza profonda e disperazione, perdita di interesse nello svolgimento delle consuete attività quotidiane, compatibile con un mero quadro depressivo. In ultimo difficoltà di concentrazione che possono influenzare il rendimento lavorativo o scolastico e cambiamenti nei comportamenti alimentari».

      Molte donne non conoscono i contorni di questo disturbo, sottovalutando il fatto che può impattare moltissimo sulla quotidianità e convincendosi che sia normale sentirsi così in determinati periodi del mese. Come si fa a scardinare questo stigma?

        «In effetti si tratta di un disturbo estremamente sotto diagnosticato, che si stima sia ascrivibile al 5-7% della popolazione femminile in età fertile. Lo stigma che ruota intorno ad esso è dovuto, in parte, a quello che Nunziante Cesaro definiva fenomeno della “sessuazione innominabile”, secondo cui l’esperienza delle mestruazioni viene tutt’oggi vissuta con profonda vergogna, anche in ragione di una visione fallocentrica predominante, che genera emozioni disturbanti come colpa e vergogna. Per questo sarebbe fondamentale fornire informazioni chiare e accessibili sui sintomi e sull'impatto del Disturbo, con campagne di sensibilizzazione e materiale informativo che possono essere di grande sostegno. Anche se non basta. Il malessere legato alle mestruazioni è troppo spesso normalizzato. Dobbiamo educare le persone alla conoscenza del tema e aiutarle a decostruire l’idea per cui la sofferenza estrema, fisica e psicologica, durante questo periodo del mese, sia un fenomeno fisiologico. Parlarne è l’unico modo per provare ad abbattere lo stigma».

        Come agire in questi casi?

        «Cercare il confronto su questo tema è fondamentale perché si acquisiscano informazioni sempre crescenti che aiutino nella comprensione e nella ricerca del fenomeno. Se i sintomi associati al periodo premestruale sono fonte di sofferenza, è necessario rivolgersi ad uno psichiatra e ad un ginecologo per la diagnosi e ad uno psicologo che aiuti a trovare delle strategie di coping utili nella gestione del disagio. Il suggerimento che fornisco, inoltre, come psicoterapeuta, è un monitoraggio accurato dell’intensità, frequenza e durata dei propri sintomi, magari attraverso un diario del proprio ciclo mestruale, che aiuti a leggere meglio il corpo ed i segnali che derivano da esso. Materiale prezioso, questo, che potrà essere sottoposto al vaglio di un professionista. È importante che le donne non si sentano sole o sbagliate e comprendano che cercare aiuto è un presupposto necessario per il proprio benessere. Riconoscere e accogliere la propria esperienza diventa cruciale per perseguire la propria personale guarigione».

          Headshot of Giovanna Gallo

          Scrivo di Costume, Tv, Attualità, Royals su Gente e Cosmopolitan.
          Sono a Torino da 16 anni, ma l'accento calabrese è per sempre.