Il barattolo della Nutella che hai comprato ieri è già finito. È inutile: tu provi a mangiarne solo un cucchiaino, ma fermarti è proprio impossibile! Quello che sto per dirti non cambierà le cose, ma sappi che se non riesci resistere a finire il barattolo di Nutella non è tutta colpa tua!
Uno studio effettuato nel 2018 ha dimostrato che i cibi che contengono principalmente grassi e carboidrati (e quindi poveri in proteine) determinerebbero, dopo il consumo, una eccessiva secrezione di un neurotrasmettitore chiamato dopamina, legato alla sensazione di piacere. «In pratica, non avviene niente di così sconvolgente», spiega Emanuele Gambacciani, biologo nutrizionista e autore del libro Dall'alba al tramonto, dove spiega il ritorno a un'alimentazione e uno stile di vita naturale. «Semplicemente viene attivato un sistema molto antico, implicato in molti comportamenti animali fra cui quello definito “della ricompensa”. In parole semplici, qualsiasi stimolo può determinare la comparsa di un comportamento detto “appetitivo”, grazie appunto alla “ricompensa” che ne deriva: molti stimoli possono suscitare negli umani, ma anche negli animali più “semplici”, comportamenti di tipo appetitivo: cibo, sesso, esperienze ritenute positive. Ma ciò che caratterizza l’attivazione del sistema di ricompensa, mediato appunto dalla dopamina, è che questo produce condizionamento, suscita piacere, può influenzare le decisioni da prendere. Insomma, se una cosa ci piace, siamo più motivati ad ottenerla, e questa eccessiva motivazione può non essere coerente con le nostre necessità legate alla sopravvivenza».
Basta poco per attivare il piacere legato alla ricompensa (in questo caso il piacere derivato dalla Nutella o dai cibi in generale ricchi di grassi e zuccheri). «Nello studio, è bastato semplicemente far vedere a video alcuni snack contenenti principalmente carboidrati, o principalmente grassi oppure entrambi i macronutrienti presenti contemporaneamente, ed è stato osservato che solo in quest’ultimo caso la secrezione di dopamina è risultata anomala, assolutamente maggiore rispetto alla norma. La visione degli snack ha attivato il sistema di ricompensa in modo esagerato», continua Gambacciani.
«Quando il sistema di ricompensa viene attivato in modo anomalo, può essere pericoloso ai fini della sopravvivenza. Gli autori dello studio hanno ipotizzato che cibi contemporaneamente ricchi in carboidrati e grassi, infatti, potrebbero ingannare il cervello, il quale sarebbe indotto a sovrastimare il reale valore nutrizionale di un alimento. Questa sovrastima non è coerente con la sopravvivenza. Ogni animale dovrebbe sempre essere in grado di conoscere il reale valore nutritivo di un alimento per capire quanto si possa investire, in termini energetici (e non solo), per ottenerlo. Facciamo un esempio: per un gatto non ha senso dover compiere un tragitto molto lungo, e magari pericoloso, per raggiungere un posto dove sa per certo esserci un uccellino morto. Il dispendio energetico potenziale e il rischio di trovare un predatore non viene ripagato da una preda facile ma troppo piccola. Ma se il gatto pensa, sbagliando, che quella preda abbia un valore nutrizionale superiore a quello reale, sarà disposto a rischiare, sarà disposto a far sì che alla fine del pasto le calorie assunte siano inferiori a quelle spese».
C'è un'aggravante: «In Natura non esistono cibi contemporaneamente ricchi in grassi e carboidrati. Solo il latte materno ha queste caratteristiche, e non a caso, in quanto il bambino che si nutre di latte ha necessità di mangiare molto frequentemente per crescere sano e forte. E poi, il latte di mamma è sempre disponibile, non necessita di grandi sforzi per ottenerlo».
Alcuni cibi industriali, al contrario, spesso contengono un eccesso di zuccheri e grassi. «I cibi industriali sono assolutamente poveri in nutrienti e ricchi invece in grassi di scarso valore biologico e zuccheri raffinati. Chi produce questi cibi ha la possibilità di allettare il consumatore, che con una spesa minima e spinto anche dalla semplice visione di un video sarà portato all'acquisto del prodotto.
Una volta acquistato il prodotto, il gioco è fatto: il semplice assaggio dei cibi industriali, dolci ma con una buona dose di grassi idrogenati, attiverà immediatamente il sistema di ricompensa. Questo vale per la maggior parte dei cibi confezionati ma anche per alimenti come i cereali che contengono esorfine, sostanze che danno uno spiccato senso di benessere, assuefazione e gratificazione».
Ecco perché sei Nutella addicted (ma l'elenco dei cibi è davvero lunghissimo)! Uscirne si può, anche se richiede un grande sforzo di volontà e un cambiamento radicale dello stile di vita e, soprattutto, alimentare. «Il mio consiglio è quello di eliminare completamente tutti i cibi industriali, tutto ciò che è incartato, tutto ciò che presenta un’etichetta nutrizionale. Tornare a consumare solo cibo adatto alla nostra reale Natura, quella del cacciatore raccoglitore: carne, uova, pesce, verdura, tuberi e poca frutta», conclude Gambacciani.












