C'è chi all'inverno associa lucine e cozyness, quel particolare mood che catapulta in mondi accoglienti, sereni, caldi. E c'è chi invece no. Il winter blues è una cosa seria, esattamente come tutti gli altri "blues", quelle sensazioni di malessere che si associano a fasi e periodi della vita ben precisi e che, se sottovalutati, possono evolvere in qualcosa di più doloroso. Rispondere alle domande «Perché quando arriva l'inverno sto male?» non fa di noi persone superficiali: percepire malessere diffuso con l'avvicinarsi della stagione fredda è normale. Ha molti nomi, la tristezza invernale, ma in psicologia viene chiamata Disturbo affettivo stagionale. Il contraltare dell'amore per l'autunno e la primavera è questa strana idea che l'approcciarsi dell'inverno possa portare brutte notizie, cattivi presagi.

Il primo passo è accogliere questa sensazione, non cestinarla come esagerata. Il winter blues può essere aggirato solo se non lo minimizziamo.

La scienza ci spiega che il cambio stagione ha grandi influssi sulla nostra mente e sul suo equilibrio, proprio perché va a toccare schemi e routine ben consolidati. La Summertime sadness per molti è qualcosa di tangibile, non solo una fugace sensazione intrecciata alla nostalgia delle cose belle e della libertà della vita estiva. La luce che cambia, le giornate che si accorciano e - attualizzando il tema - anche la fatica che si porta che ci sta lasciando addosso il periodo pandemico, possono cristallizzare l'idea che il gelo e le sue ombre siano ostacoli insormontabili.

Perché il winter blues non deve essere minimizzato

Diverse ricerche ci dicono che, se l'autunno e la primavera sono associati ai nuovi inizi, l'inverno è spesso collegato al concetto di fine. Non possiamo farci niente, perché è la nostra mente che lavora incessante per adattarsi e prepararsi al peggio, richiamando alla mente esperienze passate che possono essere sfruttate come esempio virtuoso.

Il primo passo, dunque, è non minimizzare né declassare questa sensazione a passeggera. Se si presenta al capolino di ogni inverno, allora è ciclica: non qualcosa di randomico e contestualizzato all'oggi, ma una tendenza che segue uno schema, un pattern in cui la mente si cala stagionalmente. Per molte persone questa sensazione si traduce in un odio costante e vivo per il Natale, ma anche nella voglia di non uscire di casa se non costretti dalle circostanze, da un diffuso e vago senso di depressione.

Superare il malessere che arriva con l'inverno

Il primo trucco è mantenere la propria routine. Il cambio di stagione, il tempo maggiore che trascorriamo in luoghi chiusi per il freddo, l'ansia costante che, soprattutto in pandemia, può tratteggiare le giornate non deve influenzare corpo, mente e abitudini virtuose. Conservare una buona routine del sonno, illuminare gli spazi domestici in modo naturale ma costante sono due trucchi che possono "ingannare" la mente in modo positivo, settandola su un mood più equilibrato.

Il consiglio degli esperti è principalmente quello di non minimizzare: se le lucine e le candele ci fanno un effetto orribile non è colpa nostra, è semplicemente un dato di fatto. Che può influire sul benessere psicofisico, ma di cui possiamo cogliere i segnali, anticipandoli. Instagram e TikTok, che con l'avvicinarsi dell'inverno diventano un calderone di coperte candide, alberi di Natale mastodontici e felicità diffuso, contribuiscono ad allargare un gap tra come ci sentiamo e come dovremmo sentirci. Non c'è in realtà una regola: ci sentiamo a disagio rispetto all'arrivo della stagione fredda perché abbiamo un background emotivo, relazionale e psicologico che si interseca con il vissuto del presente, con le fatiche e i malesseri quotidiani.

Negare questo background è controproducente: accoglierlo, invece, aiuta ad individuare e anticipare ansie e paure, annientandole con la consapevolezza che esistono sì, ma non sono invincibili.

Headshot of Giovanna Gallo

Scrivo di Costume, Tv, Attualità, Royals su Gente e Cosmopolitan.
Sono a Torino da 16 anni, ma l'accento calabrese è per sempre.