Più o meno ogni volta che Valentina Ferragni posta una foto (specie se in costume o simili) arrivano una valanga di insulti e commenti non richiesti sul suo corpo. Si va dai paragoni con le sorelle ("Sei la più grassa delle tre") ai vari "Magna de meno", "Sembra incinta", "Ha le caviglie che sembrano salsicce". Se già non dev'essere facile essere la sorella minore di Chiara Ferragni e decidere di seguire le sue orme come influencer, gli haters non rendono certo le cose più facili. Valentina, però, sembra avere un rapporto sereno con la sua fisicità che si mantiene saldo nonostante le cattiverie giornaliere. "Ricorda sempre che siamo forti, siamo potenti, siamo invincibili", ha scritto nel suo ultimo post su Instagram mostrando un selfie in costume senza filtri. "Le persone giudicano il nostro corpo e vedono difetti ovunque; Guardo il mio corpo e vedo quanto è bello". Ed ecco il self-love a cui aspirare.
Sembra che in questo periodo diverse influencer si siano messe d'accordo per chiedere a gran voce un po' più di naturalezza sui social. Clio Makeup ha parlato dei filtri Ig che ti deformano la faccia (e la mente), Jameela Jamil ha fatto notare come gli stessi filtri promuovano standard inarrivabili e pure razzisti e la nostra adorata Lizzo ci ha regalato un naked selfie al naturale da vera queen. Ora è il turno di Vale, struccata davanti allo specchio con quel corpo su cui in tanti hanno da ridire: "Nessun filtro, nessun ritocco, solo io. E lo amo". Forse il punto è che siamo tutti un po' stufi di vedere le vite patinate degli altri, le inquadrature migliori, le pance photoshoppate e il filtro giusto al momento giusto. Specie ora che, con la pandemia, sappiamo benissimo che siamo tutti a casa in pigiama (ammettiamolo), sarebbe bello poter mostrare e vedere un po' di normalità o - se questo termine significa poco e niente - se non altro un po' di diversità di corpi, di facce, di foto, di vite.
E invece il "corpo da mostrare" (e amare) è ancora uno solo: magro, abile, conforme agli standard, punto. La cosa incredibile è che Valentina Ferragni rientra perfettamente nei canoni di bellezza classici e anche se nei commenti il suo corpo è definito "curvy" e "plus size" è chiaro che si tratta di termini assolutamente inappropriati. Se un corpo certamente non grasso viene attaccato in questo modo, non c'è da stupirsi che i corpi davvero non conformi vengano costantemente cancellati ed esclusi persino da un movimento come quello body positive nato proprio dalla fat acceptance. La nostra società ha un problema strutturale di grassofobia e i social ne sono il riflesso.
Il messaggio di Ferragni junior ci mostra che per amare e rispettare il nostro corpo serve un percorso che è senza dubbio profondamente personale. Vale, ad esempio, si allena molto e ha spesso parlato di come lo sport e in particolare la pole dance abbia cambiato il suo modo di relazionarsi con la propria fisicità. "Non mi sento più sbagliata solo perché ho preso qualche chilo in più", ha spiegato qualche tempo fa su instagram, "Magari dimagrirò, vado in palestra, ma di fatto mi godo la vita. Se voglio mangiare un piatto di pasta, lo faccio. So che non posso piacere a tutti. Magari non rappresento l’idea della perfezione. Ma preferisco essere imperfetta e accettarlo". Al di là del percorso personale, però, c'è anche il livello sociale: c'è il thin privilege che pone i corpi in scala gerarchica, ci sono centinaia di pagine Instagram "prima e dopo" la dieta, ci sono i pregiudizi sui corpi grassi e c'è una versione edulcorata della body positivity che la fa valere solo fino a un certo punto. Dire che tutti i corpi sono validi vuol dire includerli tutti per davvero e sta qui la vera rivoluzione. "Ricorda sempre che siamo forti, siamo potenti, siamo invincibili" e alla fine non dovrebbe importare se non siamo lo standard.
Nata a Padova, vivo tra Londra e Milano. Dopo la laurea in Giurisprudenza, mi sono specializzata in Studi di Genere con un Master in Women’s Studies nel Regno Unito. Oggi scrivo di attualità, costume e pop culture, focalizzandomi in particolare su tematiche legate al femminismo, alle questioni di genere e ai diritti civili.












