Ana Mena ha gli occhi che brillano di sogni che si stanno realizzando. Sanremo è il suo più grande sogno da sempre, dopo quelli già realizzati. A undici anni era già in tv, poi attrice in molte serie spagnole, fino al film di Pablo Almodovar La piel que habito.

Ma è la musica ad averla sempre accompagnata. Cresciuta in una casa in cui quella italiana non è mai mancata, grazie al papà che le ha sempre fatto guardare il Festival, arriva dalla Spagna con molta umiltà e gratitudine «Ho visto qualche polemica sul mio essere spagnola, ma partecipo con estremo rispetto. E sono onorata di essere qui».

Oggi di anni ne ha 24 ed è una star con numeri da record, 36 dischi di platino e oltre cinque milioni e mezzo di ascoltatori su Spotify, da noi si è fatta conoscere grazie alle hit estive duettando con Fred De Palma, Federico Rossi, Rocco Hunt. Sul palco dell’Ariston canta Duecentomila ore, una canzone che parla di un sentimento che dura poco, ma che permette di capire che è necessario prendersi cura di sé, scritta dallo stesso Rocco Hunt (insieme a Federica Abbate e Zef) con cui duetterà nella serata delle cover cantando un medley (Il mondo, Figli delle stelle e Se mi lasci non vale) che possa piacere a tutte le generazioni.

Pronta?

«Sono emozionatissima. Non dormo da due notti. Credo che l’ansia sia inevitabile. Faccio un lavoro mentale per restare calma e un po’ la paura di emozionarmi prima di salire sul palco c’è. È già capitato durante le prove. Ma mi sto preparando tantissimo. Canto tutto il tempo, se ci fossero più ore nel giorno lavorerei ancora di più. Voglio farlo bene. E voglio divertirmi. Spero che la canzone piaccia».

La canzone parla di te?

«Rocco mi conosce molto bene. Siamo diventati molto amici, lui è il mio fratello italiano, quando l’ha scritta con gli altri autori, sapeva di volerla dare a me. Mi ha colpito subito la storia che racconta, quello che trasmette. Mi sento raccontata, anche se devo dire che sono una persona estremamente romantica, molto classica nelle relazioni, eppure mi piace trasmettere il messaggio che è importante prendersi cura di se stessi».

Quindi non sei da storie veloci?

«Come a qualsiasi ragazza giovane, mi succede di tutto. Dipende dalle volte. Sicuramente mi piace divertirmi, ma in amore sono molto romantica, fedele, tradizionale. Ognuno è come è, io sono così».

Come si descriverebbe?

«Sono una persona molto onesta e sono determinata. Quando mi entra qualcosa in testa non mi fermo mai. Sono molto timida quando si tratta del primo approccio ma ci vogliono pochi giorni a prendere confidenza. Un po’ di più con i ragazzi che mi piacciono… Non riesco neanche a guardarli!»

Quindi il primo passo lo fanno loro?

«A volte mi dico “Dai, Ana, vai” ma sono timida e non ci riesco. Comunque quando prendo confidenza… è finita» (ride ndr).

I tabloid spagnoli la danno fidanzata con Brahim Diaz, il numero 10 del Milan, è vero?

«Sono sigle, smentisco ufficialmente. Siamo amici».

E allora perché ovunque si legge così?

«Sono una persona nota… è normale che ci sia la curiosità di cercare certe notizie».

Ragazzi italiani vs ragazzi spagnoli. Pregi e difetti.

«Mi piacciono in ragazzi intelligenti, che mi fanno ridere, che sono onesti. Non ho preferenze tra italiani o spagnoli ma certo la bellezza conta e i ragazzi italiani sono proprio belli».

Single in amore, in coppia nel lavoro. Anche a Sanremo ha voluto Rocco Hunt. Come mai lui, tra tutte le collaborazioni?

«Rocco è una bella persona. È molto umile. Anche gli altri lo sono, ma con lui è scattata un’affinità in più, forse anche perché i nostri pezzi sono andanti molto bene in Spagna. Abbiamo passato più tempo insieme. Ho avuto modo di conoscere sua moglie, il suo bimbo. Sono andata al compleanno di suo padre, mi hanno fatto sentire tutti una di loro».

La sua famiglia invece?

«Siamo legatissimi e mi hanno sempre supportato. Mia madre mi ha trasmesso la passione per il flamenco, il mio esordio in musica viene da lei. Ho partecipato a tantissimi concorsi regionali, anche nei paesini. Era il mio modo di giocare. Sono sempre stata una bambina che voleva cantare e poi è capitata la recitazione, ma la musica mi è sempre stata accanto. Se dovessi fare altro morirei di depressione. Mio padre invece ha il merito di avermi fatto amare la musica italiana. Lui non suona e non canta. Anzi, canta malissimo. Però ascolta da sempre tanta musica diversa. A casa mia c’erano sempre Mina, i Ricchi e Poveri, i Matia Bazar… Ho sempre amato il suono della lingua italiana e sono così felice oggi di poter considerare questo paese la mia seconda casa».

Che valori le hanno passato?

«Sicuramente l’onestà».

Se potesse usare la sua voce sul quel palco per lanciare un messaggio importante, cosa direbbe?

«Vaccinatevi. Penso sia l’unica soluzione a quello che stiamo vivendo. Dobbiamo guardare avanti con coraggio e fare tutto quello che si può fare per uscirne. È per il bene di tutti».