ANNA si lascia alle spalle il capitolo da Vera Baddie per entrare nella sua Million Dollar Babe era: seppur ancora giovanissima, in questi anni la rapper è cresciuta, diventando la giovane donna che oggi abbiamo di fronte. È impossibile non notare una maturità diversa, mentre risponde alle nostre domande sul disco, ripercorrendo passato presente e futuro di una carriera che, ad oggi, promette ancora grandissimi successi.

Se non avesse fatto la rapper, sarebbe stata sicuramente una truccatrice. «Anche se sono troppo disordinata. Arriverei sul set con i pennelli sporchi», scherza Anna quando la incontriamo negli studi di Universal a Milano, unghie lunghissime e capelli neri perfettamente lisci e lucidi. Si sistema i capelli neri e lucidi, perfettamente lisci, con le unghie lunghissime. Mentre risponde sorride, è sicura di sé. C'è qualcosa di diverso anche nel modo in cui si racconta: più consapevole, più a suo agio, più padrona del proprio spazio. E nel disco questa sicurezza si traduce in una scrittura più personale.

Da La Spezia sul booster a Milano, tra le stelle della musica, su e giù dal palco, ANNA ha sbloccato un nuovo personaggio, sia nel modo in cui affronta l'intervista, che nel nuovo album dove veste i panni della Million Dollar Babe: sulla prima versione della copertina la ragazza che vale un milione di dollari sfoggia capelli biondo platino con una punta di rosa (già in tendenza) e parla alla scrivania con tutti i microfoni puntati. Accanto ai brani pensati per far divertire, trovano spazio riflessioni più intime, il desiderio di raccontarsi con maggiore profondità e la volontà di esplorare una scrittura più adulta. Un'evoluzione che passa anche dai dettagli, come la scelta di affidare a sua madre una delle copertine del progetto, simbolo di un legame personale che diventa parte integrante del racconto artistico.


Come descriveresti Million Dollar Babe?

«Lo descriverei come un disco gioioso. Faccio fatica a trovargli un aggettivo preciso, ma posso dire che vorrei che le persone si divertissero ascoltandolo, proprio come ho sempre desiderato. Mi piace essere presa con leggerezza, anche se all'interno ci sono sfumature più conscious, in cui affronto temi delicati e personali».

cover secondo album anna pepepinterest
Courtesy of Press Office

Hai scelto di raccontare anche aspetti più intimi di te. È una conseguenza della tua crescita?

«Sì, in parte è una questione di crescita e in parte nasce dalla necessità di allargare il panorama di quello che faccio. Sentivo il bisogno di provare a realizzare qualcosa di più adulto».

È più difficile scrivere canzoni che parlano di emozioni profonde?

«Dipende. Dipende da quanto riesci a trasformare quello che provi in una canzone. Ci sono situazioni che mi fanno stare male, ma non riesco a trovare il pezzo giusto o le parole adatte per raccontarle. Altre volte, invece, tutto arriva in modo naturale».

Come è nata l'idea di affidare a tua mamma una delle copertine dell'album?

«È nato tutto molto spontaneamente. Mia mamma ha sempre dipinto, ha frequentato l'Accademia di Belle Arti e io sono cresciuta guardandola dipingere, realizzare disegni e sculture. Per questo disco ho pensato: quale occasione migliore? In fondo sono la "babe" di mia mamma. Mi sembrava bellissimo farle dipingere una copertina: è stato un modo per unire le nostre due forme d'arte».

Quali artiste ti ispirano maggiormente, oggi e nel passato?

«Tra quelle del passato direi sicuramente Madonna. È stata un'artista davvero potentissima. Ultimamente sto riguardando i suoi vecchi concerti, come quello di Torino dell'87: aveva una visione incredibilmente avanti, dal live all'estetica. È un livello a cui aspiro. Per quanto riguarda le artiste di oggi, invece, cerco di non lasciarmi influenzare troppo. Preferisco seguire la mia strada, perché se prendi troppo a modello qualcun altro rischi di vivere nella sua ombra».

Che rapporto hai con la fama?

«Mi considero una ragazza abbastanza tranquilla. So di avere un seguito e non voglio far finta che non esista, con tutte le implicazioni che comporta. Dentro di me, però, mi sento ancora la ragazzina di quando ho iniziato. Ci sono aspetti bellissimi e altri più complicati, ma, almeno per la mia esperienza, quelli positivi sono decisamente di più».

Lasciare la tua città e trasferirti a Milano ha cambiato il rapporto con le tue radici?

«No, il rapporto con le mie radici è rimasto lo stesso. Ho sempre amato la mia regione, il mare e i miei amici. A volte mi manca tantissimo la vita di provincia, perché è una realtà completamente diversa da Milano. Qui la vita si ribalta, cambia tutto. Ogni tanto sento nostalgia del posto da cui vengo, ma allo stesso tempo so che questo percorso mi ha fatto crescere. E penso anche che, se fossi rimasta lì, sarebbe stato molto più difficile lavorare come faccio oggi».

Qual è l'aspetto della tua adolescenza che ti manca di più? E in cosa senti di essere cambiata?

«Avevo 16 anni quando sono diventata conosciuta, quindi è stato tutto molto improvviso. In un certo senso sono cresciuta essendo già Anna e non saprò mai come sarei stata se tutto questo non fosse successo, perché prima ero semplicemente una bambina. Però sento di non essere cresciuta troppo male, nonostante il percorso che ho fatto, e credo di essere rimasta una persona abbastanza tranquilla. Ovviamente sono maturata: avevo 16 anni, oggi ne ho 23, quindi è inevitabile».

Se non avessi fatto la rapper, cosa avresti fatto?

«Sicuramente la makeup artist. Amo il trucco, mi piace truccare le persone e truccarmi. Credo che sarebbe stata la mia strada. Forse avrei avuto qualche difficoltà con l'organizzazione: probabilmente mi sarei presentata su qualche set con i pennelli ancora sporchi dal giorno prima. Però, dal punto di vista artistico, mi ci vedo assolutamente».