Se c'è una parola che descrive il 2026 è stanchezza. Stanchezza da notifiche, da algoritmi e da feed infiniti (ne risente anche la nostra salute mentale). Un tempo, però, Internet era un posto felice e maledettamente libero, dove i nostri pensieri potevano essere espressi attraverso un flusso continuo in una bacheca personale. Erano gli anni duemila e, nonostante i trilli di msn, il ritrovo era su Myspace. Oggi quell'universo online sembra preistoria, vero, ma i proprietari di Myspace hanno sganciato la bomba: la piattaforma sta per tornare, un'altra volta! Chris DeWolfe e Tim Vanderhook hanno svelato attraverso il documentario omonimo di Tommy Avallone questo grande ritorno.
MySpace, il primo vero "spazio sicuro" online
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Fondato nel 2003 da Tom Anderson (sì, l'avatar sorridente con la maglietta bianca che diventava automaticamente il tuo primo amico appena ti iscrivevi), Myspace ha davvero rivoluzionato la cultura digitale per come la conosciamo oggi. Non era solo un sito, era la tua stanza da letto virtuale. È lì che è nata la cultura dei blogger, lo street style grezzo prima degli stylist e, soprattutto, una rivoluzione musicale senza precedenti.
Senza Myspace Music non avremmo mai avuto gli Arctic Monkeys, Lily Allen, Katy Perry, Adele o i Panic! at the Disco. Bastava caricare quattro brani in formato MP3 per passare dalla cameretta di provincia alle classifiche mondiali, senza chiedere il permesso a nessuna casa discografica. Nel 2006 Myspace era il centro del mondo, arrivando a superare persino Google negli Stati Uniti per numero di visite.
Poi è arrivata l'acquisizione da parte del colosso News Corp per 580 milioni di dollari, il sito appesantito da pubblicità ovunque e l'arrivo di Facebook, che con la sua grafica pulita edd essenziale, che ha convinto tutti a fare il grande trasloco. Fino al dramma finale del 2019, quando un errore nei server ha cancellato 12 anni di brani e ricordi. Fine dei giochi? Pare proprio di no.
TikTok comincia a tremare? L'effetto nostalgia continua
L'effetto nostalgia oggi torna più vivo che mai nelle nostre vite. Del resto, basta pensare al ritorno virale de "L'amore che non mi basta" di Emma, il focus sul 2016 da parte di Gen Z e millenial, i dispositivi su cui la stiamo ascoltando la musica (sono tornati gli mp3!) e ovviamente i programmi televisivi in arrivo. Da Myspace a quanto pare hanno capito una cosa fondamentale: siamo in pieno burnout da social. L'idea sulla carta, a quanto pare, non è competere con Mark Zuckerberg sui video brevi, ma regalarci l'esatto contrario. Una vera e propria oasi anti-algoritmo. A rendere questa promessa così affascinante è la visione stessa di chi quel mito l'ha creato. Come ha ricordato di recente lo storico co-fondatore Chris DeWolfe, il vero segreto di Myspace non è mai stato l'engagement artificiale, ma quella rara sensazione di libertà nel perdersi tra le pagine dei profili per scoprire da soli nuova musica e nuove persone. Un'esperienza spontanea che i social di oggi hanno completamente distrutto, solo per incollarci allo schermo il più a lungo possibile, senza curarsi minimamente di come ci fa sentire. Ora si aprono le scommesse: quanto durerà l'hype per il nuovo MySpace? E soprattutto, quando potremo tornare ad inviarci i trilli da pc o pc (o, nella versione evoluta, da smartphone)? Chissà.








