Alla fine com'è andato questo mese del Pride 2026? Giugno si è da poco concluso e così anche il mese dedicato all'orgoglio LGBT+ e alla lotta per i diritti della comunità. Questo non significa che sia giunto il momento di smettere di parlare di diritti e rivendicazioni, né che l'onda dei Pride italiani si sia arrestata. Ci sono state le parate più partecipate, come il Roma Pride, il Milano Pride o il Bologna Pride, ma gli eventi continueranno per tutta l'estate in diverse città. A luglio sono previsti almeno 14 cortei, ad agosto 2 e, tra settembre e ottobre, altri sette. Nel mentre, però, possiamo provare a tirare le fila fino a qui.
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Il Pride italiano cambia volto: dalle grandi città ai cortei di provincia
A giugno si sono tenuti i Pride più noti e strutturati. La redazione di Cosmopolitan, per il quarto anno consecutivo, ha partecipato ai cortei di Roma e Milano, tenutisi rispettivamente sabato 20 giugno e sabato 27 giugno raccontandoli in prima persona. A Roma lo slogan era legato all'ottantesimo anniversario della Repubblica italiana “La Repubblica è di chi la abita”, un messaggio che mette al centro la parità dei diritti che nel nostro Paese ancora manca così come manca una vera tutela dalle discriminazioni omotransfobiche. La parata della capitale, dove secondo gli organizzatori hanno filato un milione di persone, è stata accompagnata da un mese di eventi, talk e appuntamenti culturali alla Pride Croisette, mentre il 19 giugno si è tenuto all’Atlantico Live un concerto con Levante, Francesca Michielin e Margherita Vicario, ambassador ufficiali del Roma Pride 2026, e tanti altri ospiti. Non da meno è stato il Milano Pride che ha festeggiato la sua 25ª edizione con 350.000 persone in piazza, secondo gli organizzatori. Il claim di quest'anno era "Corpi in Rivolta. In lotta per i diritti" e, anche in questo caso, la rassegna di incontri ed eventi dedicati ai diritti è culminata con il corteo cittadino e la chiusura finale, come da tradizione, all'Arco della Pace.
Sempre più Pride, sempre più comunità: perché il movimento continua a crescere
Altre grandi città si sono fatte sentire: Bologna il 13 giugno, Torino il 6, Napoli il 27 giugno, Bari il 13, ma tanti Pride si sono tenuti anche in città più piccole accrescendo sempre più il numero delle manifestazioni. Come abbiamo raccontato nel numero di Cosmopolitan in edicola, agli eventi più grandi, sempre più mainstream e istituzionalizzati si stanno affiancando marce più radicali, ma anche manifestazioni più piccole, i Pride di provincia che nascono dal basso. Alcune città di anno in anno organizzano il corteo per la prima volta e si aggiungono alla lista: Sondrio, Villa Castelli in provincia di Brindisi (con i suoi novemila abitanti è alla sua seconda edizione) Forlì, Dolo, Favignana, Monterotondo, Giulianova, Comacchio, Terni e molte altre.
Fuori dall'Italia il Pride resta una battaglia per i diritti
Nel frattempo, mentre ci concentriamo sulle rivendicazioni ancora necessarie in Italia, nel resto del mondo i diritti LGBT+ spesso sono ancora più a rischio. L'omosessualità è ancora reato in 65 Stati membri dell'ONU e i Pride vengono ancora vietati e ostacolati. In questo senso il 2026 ha portato due esempi non troppo distanti da noi, su cui è importante soffermarsi: il Budapest Pride e il Pride di Istanbul.
Budapest e Istanbul raccontano due futuri molto diversi per la comunità LGBT+
In Ungheria quest'anno c'è stata una svolta: la 31esima edizione del Budapest Pride si è tenuta in un clima molto diverso dall'anno precedente quando il Governo di Viktor Orban aveva imposto un divieto basato sulla legge ungherese che proibisce la "propaganda LGBT+" a protezione dei minori. Ora, non solo la legge è stata bocciata dalla Corte di giustizia UE (e si attende che vengano presi provvedimenti per abrogarla), ma il nuovo premier Peter Magyar ha consentito il corteo. La polizia ha autorizzato la marcia del 27 giugno e, secondo gli organizzatori, circa 25.000 persone hanno partecipato nonostante i 38 gradi. Magyar e nessun esponente del nuovo governo ha, in realtà, partecipato attivamente (solo il sindaco di Budapest Gergely Karacsony è salito sul palco per esprimere solidarietà), ma il premier ha detto che «Tutti hanno il diritto di raduno che noi garantiamo».
Uno scenario molto diverso è stato, invece, quello del Pride di Istanbul dove almeno 50 persone sono state fermate dalla polizia. La manifestazione era stata vietata dalle autorità e il principale luogo di ritrovo era stato isolato, anche se questo non ha impedito ad alcuni cittadini di scendere ugualmente in piazza e affrontare le forze dell'ordine. Un tempo il Pride della capitale della Turchia era un evento vivace con migliaia di partecipanti, ma l'Istanbul Pride è stato vietato ogni anno dal 2015 dal governo conservatore di Recep Tayyip Erdogan che prende spesso di mira la comunità LGBT+ accusandola di essere una minaccia alla famiglia tradizionale e alla natalità. Anche i reporter che cercavano di raccontare l'evento sono stati attaccati dalla polizia tanto che il sindacato dei giornalisti turchi ha detto che «I reporter che seguono la parata del Pride di Istanbul si sono trovati ancora una volta ad affrontare ostruzioni illegali». Gli slogan dei manifestanti, però, sono risuonati chiaramente prima degli arresti: «Non ci arrenderemo. Continueremo a scendere in piazza, ovunque ci troviamo».













