Chiome lunghissime, pieghe sinuose, onde lucide, trecce che sembrano statue: basta aprire Instagram o TikTok perché i capelli perfetti delle it girl, delle celebrity e delle content creator alimentino la voglia di avere una chioma sempre sana, folta e luminosa. I capelli ci fanno innamorare di loro a ogni spazzolata e a ogni post condiviso sul feed. La realtà, tuttavia, non è sempre come appare in una fotografia studiata e perfetta: prima o poi, quasi chiunque si trova a fare i conti con qualche piccolo o grande problema, che sia legato alle lunghezze o al cuoio capelluto.



Tra social, passaparola e rimedi fai-da-te, i capelli sono diventati uno degli argomenti beauty su cui circolano più informazioni (e più falsi miti). Dalla forfora al cuoio capelluto irritato, passando per caduta, diradamento e prurito, capire quando si tratta di un fenomeno fisiologico e quando invece è il caso di rivolgersi a uno specialista non è sempre immediato. Per fare chiarezza abbiamo parlato con il Dottor Nicolò Rivetti, dermatologo tricologo di Doctolib.it e il Dottor Antonio Soverina, medico tricologo di Doctolib.it, che ci hanno aiutato a riconoscere i problemi più comuni della cute e dei capelli, a comprenderne le cause e a capire quali sono le soluzioni davvero efficaci.

Forfora e desquamazione

Il termine "forfora" viene spesso utilizzato per indicare qualsiasi desquamazione del cuoio capelluto, ma in realtà esistono condizioni differenti: «La forfora secca si presenta con squame piccole, bianche e che si staccano facilmente, spesso associate a un lieve prurito, quella grassa, invece, è caratterizzata da squame più spesse, giallastre e aderenti alla cute, generalmente accompagnate da un'eccessiva produzione di sebo e, talvolta, da una dermatite seborroica. Esiste poi una semplice desquamazione, che può comparire temporaneamente in seguito a stress, cambi di stagione, trattamenti cosmetici aggressivi o irritazioni locali», spiega il Dottor Nicolò Rivetti, dermatologo tricologo di Doctolib.it. L'origine della forfora è multifattoriale: come continua l'esperto: «coinvolge la predisposizione individuale, la produzione di sebo, l'integrità della barriera cutanea e la proliferazione di alcuni microrganismi normalmente presenti sul cuoio capelluto, come le Malassezie». Contrariamente a quanto si pensa, la forfora non è semplicemente una conseguenza di una scarsa igiene: alla sua origine vi sono fattori biologici e individuali. «Tuttavia – ricorda Rivetti – lavaggi troppo diradati possono favorire l'accumulo di sebo e squame, accentuando il disturbo».

Tra gli ingredienti cosmetici più efficaci troviamo: «sostanze antifungine come il piroctone olamina e il ketoconazolo, ma anche principi attivi cheratolitici e seboregolatori, come l'acido salicilico, il solfuro di selenio e lo zinco piritione, ma la scelta del prodotto più adatto deve però tenere conto del tipo di cuoio capelluto e dell'eventuale presenza di una patologia sottostante». Uno degli errori più frequenti, infatti, sottolinea il dermatologo, è proprio quello di lavare i capelli troppo raramente per paura di stressarli o di peggiorare la forfora. «Anche l'utilizzo indiscriminato di oli, impacchi o prodotti particolarmente occlusivi può contribuire a mantenere l'infiammazione. Quando la desquamazione si associa a rossore marcato, prurito persistente, bruciore o placche spesse e ben delimitate, potrebbe essere il segnale di una patologia dermatologica come la dermatite seborroica o la psoriasi». In questi casi è fondamentale rivolgersi allo specialista: oggi la diagnosi si avvale sempre più spesso della dermatoscopia, un esame rapido e non invasivo che consente di osservare nel dettaglio il cuoio capelluto e di orientare la terapia.


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Cuoio capelluto sensibile, irritato o "bruciato"

Durante l'estate il cuoio capelluto è particolarmente esposto ai raggi ultravioletti, soprattutto nelle persone con capelli radi, sottili o con aree di diradamento. «Una vera scottatura – spiega Rivetti – si manifesta con arrossamento, dolore, bruciore, aumentata sensibilità al tatto e, nei casi più importanti, con desquamazione nei giorni successivi. Nella maggior parte dei casi una singola esposizione non provoca una caduta significativa dei capelli, ma le scottature ripetute possono alterare la barriera cutanea, favorire infiammazione cronica e aumentare la sensibilità del cuoio capelluto. Non bisogna inoltre dimenticare che il danno solare non rappresenta soltanto un problema estetico o di comfort: l'esposizione cronica ai raggi ultravioletti, soprattutto nei soggetti con alopecia androgenetica o capelli molto diradati, aumenta il rischio di sviluppare tumori cutanei, come il carcinoma basocellulare, il carcinoma squamocellulare e, più raramente, il melanoma».

Il cuoio capelluto, infatti, è una delle sedi più frequentemente trascurate nella fotoprotezione quotidiana. Secondo il dermatologo, dopo un'eccessiva esposizione al sole è importante utilizzare detergenti delicati, applicare prodotti lenitivi e idratanti ed evitare temporaneamente ulteriori aggressioni, come tinture, decolorazioni o trattamenti chimici. «Sono particolarmente a rischio le persone con calvizie o diradamento – specifica – chi porta i capelli molto corti, i soggetti con pelle chiara e coloro che trascorrono molte ore all'aperto. Anche strumenti a caldo, decolorazioni, permanenti e trattamenti cosmetici aggressivi possono compromettere la barriera cutanea e rendere il cuoio capelluto più vulnerabile, favorendo la comparsa di irritazione, bruciore e desquamazione». Oltre ai classici cappelli e copricapi, oggi esistono spray e prodotti specifici formulati per proteggere il cuoio capelluto dai raggi UV ed è consigliato iniziare a farli diventare un'abitudine, proprio come le creme viso e corpo».

Caduta e diradamento

«È fisiologico perdere fino a 100 capelli al giorno – racconta il Dottor Antonio Soverina, medico tricologo di Doctolib.it – l'effluvium stagionale è transitorio e si risolve senza necessità di terapia, mentre la caduta dei capelli patologica è un processo progressivo e porta a un visibile diradamento. Le cause variano: nell'uomo prevale la genetica, nella donna incidono molto sbalzi ormonali, stress e stati carenziali, soprattutto di ferro. Gli integratori sono davvero utili solo se c'è una carenza di base accertata dagli esami (come quella del ferro o della vitamina D, ma assumerli "alla cieca" – come accade spesso con la biotina, la cui carenza reale è poco comune – è quasi sempre inefficace. Se la caduta non si arresta dopo 2-3 mesi, serve uno specialista, mentre le terapie sono efficaci nel momento in cui vengono impostate sulle cause. Ad esempio, in caso di una problematica di tipo carenziale bisogna reintegrare l'elemento mancante oppure utilizzare terapie antiandrogene in caso di alopecia androgenetica. Oltre alle terapie mediche farmacologiche, inoltre, oggi la medicina rigenerativa offre ottimi risultati con metodiche ancillari che possono fornire un valido supporto».

Capelli che si spezzano

«Spesso i pazienti confondono la caduta con la rottura del fusto» spiega Soverina. «Il capello che cade naturalmente si stacca dalla radice e presenta un piccolo rigonfiamento bianco a un'estremità, il bulbo. Se invece si spezza, appare sfilacciato, tronco e privo di bulbo. Il problema in questo caso non è il follicolo, ma la struttura esterna del capello. Le cause principali sono le trazioni meccaniche (acconciature troppo strette che generano tensione costante), l'eccesso di calore di phon e piastre (che letteralmente fa bollire l'acqua all'interno della corteccia del capello) e i trattamenti chimici come le decolorazioni. Quest'ultime, in particolare, sollevano le cuticole protettive e vanno a rompere i ponti di solfuro, ovvero i legami chimici che costituiscono la struttura in cheratina del capello, danneggiandolo in modo irreversibile. Oggi esistono in commercio formulazioni cosmetiche avanzate contenenti principi attivi bond builder (ricostruttori di legami). Queste molecole riescono a ricollegare temporaneamente i legami spezzati, migliorando la forza, l'elasticità e l'aspetto del fusto. Tuttavia, è bene chiarire che un capello gravemente rovinato e sfibrato non tornerà mai totalmente sano al cento per cento. La prevenzione, intesa come utilizzo di termoprotettori e riduzione delle aggressioni chimiche, resta l'unica vera cura».

Cute grassa e frequenza dei lavaggi

«L'idea che il lavaggio quotidiano faccia male è uno dei falsi miti più diffusi e radicati – inizia il dermatologo Rivetti –. Lavare i capelli non li fa produrre più sebo, la frequenza del lavaggio non incide sulla produzione sebacea. Al contrario, se i capelli vengono lavati di meno, risulteranno solo più grassi e unti. L'accumulo di sebo, sudore e inquinamento, infatti, incrementa la micro-infiammazione e può favorire la caduta, rivelandosi molto più irritante di un lavaggio frequente. I capelli possono essere tranquillamente lavati tutti i giorni, a patto che si utilizzi uno shampoo delicato (magari con principi purificanti ed esfolianti, come l'acido salicilico, che aiuta a rimuovere l'eccesso di sebo) che rispetti l'equilibrio del cuoio capelluto. La frequenza ideale dipende sempre dal tipo di cute, dallo stile di vita e dall'ambiente. È fondamentale anche sfatare il mito secondo cui chi ha i capelli grassi non dovrebbe usare il balsamo per paura di appesantirli. Il balsamo serve a idratare il fusto, diminuire l'elettricità statica e compattare le cuticole per prevenire le doppie punte. Essendo un prodotto a risciacquo, può essere usato senza problemi: le uniche accortezze sono prediligere formulazioni specifiche per la propria tipologia di capello e applicarlo esclusivamente sulle lunghezze e sulle punte, evitando il cuoio capelluto».

Prurito del cuoio capelluto

Il prurito è uno dei sintomi più comuni in tricologia, ma le sue cause possono essere estremamente diverse: «Nella maggior parte dei casi – afferma Rivetti – è legato a condizioni frequenti, come forfora, dermatite seborroica, eccessiva secchezza cutanea o irritazioni provocate da prodotti cosmetici. Talvolta, però, il prurito può rappresentare il campanello d'allarme di patologie dermatologiche più complesse, come la psoriasi, le dermatiti da contatto, alcune infezioni o persino determinate forme di alopecia cicatriziale, nelle quali il sintomo può precedere la caduta dei capelli. Un prurito occasionale e di lieve entità non deve necessariamente destare preoccupazione. Quando però diventa persistente, intenso, interferisce con il sonno o si accompagna a rossore, dolore, bruciore, desquamazione importante o perdita di capelli, è consigliabile una valutazione specialistica». Tra gli ingredienti lenitivi più utilizzati in cosmetica troviamo pantenolo, niacinamide, allantoina e alcuni estratti vegetali ad azione calmante. È importante ricordare, tuttavia, che non esiste un prodotto universale contro il prurito: «Il trattamento realmente efficace – conclude Rivetti – dipende sempre dall'identificazione della causa sottostante. Un errore frequente consiste nel cambiare continuamente shampoo nella speranza di risolvere il problema. In realtà, quando il prurito persiste nel tempo, è spesso necessario un inquadramento dermatologico più approfondito».

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