Ha debuttato nel mondo del teatro a soli 7 anni, ma è stato a 10 anni – dopo aver girato il suo primo film, La por (La paura) – che si è resa conto di voler trasformare in professione quello che aveva iniziato come un gioco.

«Mi sono divertita così tanto che ho detto ai miei genitori: “Voglio dedicarmi a questo per sempre”», racconta emozionata Alícia Falcó (Barcellona, 2003). Per realizzare il suo sogno si è preparata con impegno, studiando recitazione, canto, danza… e persino circo! Quest’ultimo le è tornato utile, dato che deve fare veri e propri equilibrismi per conciliare la vita privata (vive a Madrid ma la famiglia è a Barcellona) con i set cinematografici.

Dopo aver recitato in serie come Dieciocho o El refugio atómico e in film come Las buenas compañías, la vedremo prossimamente nella miniserie El mapa de los anhelos – un adattamento dell’omonimo romanzo di Alice Kellen prodotto da Netflix – e in Dímelo en secreto, seconda parte della saga di Mercedes Ron, la cui prima puntata, Dímelo bajito (Dimmelo sottovoce, Prime Video), l’ha catapultata alla fama.

fashion magazine cover with a model and headlines
Hervas & Archer
Americana ’oversize’, Berenice. Orecchini, Singularu. Collane, Gigi Clozeau.


Come ti ha cambiato la vita lavorare a un film con un fandom così potente?

«Mi ha fatto riscoprire cosa significa essere attrice e come vivo questo mestiere oggi. È molto bello che ci siano persone che ti ammirano perché interpreti un personaggio che amano tanto, ma allo stesso tempo genera una pressione notevole. Ricevo moltissimi messaggi sui social da persone che mi dimostrano affetto, ma alla fine ciò che mi chiedo è cosa voglio io da tutto questo e perché mi piace farlo».

Qual è stata l’esperienza più emozionante con un fan?

«Mentre stavamo girando Dímelo bajito a Gijón, un ragazzo si è presentato in hotel con le nostre foto e ha aspettato tutto il giorno per farcele firmare. Io ho pensato: “Che bello, ma non siamo così speciali”».

Quando le critiche non sono positive, le vivi male?

«Pensavo che sarebbe stato più difficile, anche se quest’ultimo anno ho fatto terapia e mi ha cambiato la vita. Comunque cerco di non leggere troppo. Le critiche che mi interessano davvero sono quelle della mia famiglia e dei miei amici. E se sono ben argomentate, trovo fantastico riceverle. Ogni giorno ho sempre più chiaro chi sono e chi voglio essere».

Raccontami chi sei.

«Sono una persona divertente, empatica, molto sensibile, che sa ascoltare e a cui piace sentirsi amata. Ho una parte di bambina piccola che mi rifiuto di perdere».

E chi vuoi diventare?

«A livello personale, mi piacerebbe stare con le persone che amo, viaggiare… Voglio vivere la vita al massimo e non lasciarmi sfuggire nessuna occasione. Quando avrò novant’anni e sarò una nonnina, vorrei poter guardare indietro e dire: “Ho fatto tutto quello che volevo e sono stata felice”. A livello professionale, mi piacerebbe interpretare ogni tipo di personaggio, in film o serie; raccontare storie belle, divertenti, intense o che ci facciano riflettere. Fare arte e arrivare al cuore della gente».

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Hervás & Archer.
Vestito, Desigual.

In che modo ti ha aiutato la terapia?

«Mi ha aiutata ad accettare tutte le mie emozioni, quelle belle e quelle meno piacevoli, a capire i miei ideali e come voglio relazionarmi per vivere più serena. Ho iniziato perché, all’improvviso, è arrivata una fase con molti progetti commerciali e mi sentivo troppo osservata. Avevo paura di perdere la rotta della mia vita e di smettere di essere me stessa. È un lavoro in cui ci sono tanta glitter e tanta gente che ti dice cose che poi non sono vere… o forse sì. Io voglio mantenere i piedi per terra».

«Quando avrò 90 anni, vorrei poter dire: “Ho fatto tutto quello che volevo e sono stata felice”»

Quali sono i tuoi punti di riferimento per riuscirci?

«I miei amici di sempre, i miei genitori, i miei nonni… che mi amano per l’Alícia di sempre e nient’altro».

Cosa ti danno loro che la tua professione non ti dà?

«Le mie amiche del liceo mi hanno vista a 14 anni ubriacarmi per la prima volta, mi conoscono al 100% e so che mi sosterranno sempre, ciecamente, ma continueranno anche ad amarmi e accettarmi se un giorno, che spero non succeda, smetterò di fare l’attrice o le cose non andranno bene».

«Ho iniziato la terapia perché mi sentivo molto osservata. Mi ha aiutata a capire le mie emozioni»

È difficile mantenere le amicizie dedicandosi a questo?

«È molto difficile. Sto imparando poco a poco a gestirlo, così come la mia gente ha dovuto accettare che Ali a volte scompare e poi torna. Non parlo molto su WhatsApp né mi piace telefonare, ma a volte bisogna farlo per mantenere le relazioni a distanza».

Hai perso qualcuno per strada?

«No, anche se ho avuto una crisi con un’amica quando ho fatto il mio primo ruolo da protagonista. Sono sparita per qualche mese e, al mio ritorno, mi ha detto: “Ragazza, la vita ti ha cambiata. Non ti riconosco”. È stata una fase strana, ma siccome ci vogliamo davvero bene, l’abbiamo superata e ora siamo come sorelle».

Come amica, ascolti di più o dai consigli?

«A volte consiglio, ma quello che mi riesce meglio è ascoltare».

E cosa apprezzi di più negli altri?

«Che mi ascoltino, che mi amino per come sono, che siano persone con cui possa condividere esperienze… Non mi piace incontrarsi solo per raccontarsi la vita e poi dire “ciao” fino al mese dopo».

Parliamo d’amore. Ti sei mai trovata coinvolta in un triangolo amoroso come quello di Dímelo bajito?

«No, e preferisco che non mi succeda, dev’essere molto intenso».

Nella vita reale, di chi ti innamoreresti prima: di Taylor (Diego Vidales) o di Thiago (Fernando Lindez)?

«Farei un ‘mix’ dei due. Taylor ha una tenerezza che mi conquista (a me piacciono davvero i ragazzi buoni). Ma Thiago ha una sensualità…»

Cos’è per te una “red flag”?

«Per me, una red flag chiara è quando un ragazzo è scortese o maleducato, mi provoca repulsione».

E una “green flag”?

«Per esempio, che mi faccia ridere, che sia affettuoso…».

Qual è il mito di coppia da sfatare?

«Credo che bisogna eliminare l’idea che se stai con una persona non puoi trovare attraenti altre persone. Tutti abbiamo occhi e possiamo apprezzare la bellezza fisica».

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Solitamente prendi l’iniziativa quando ti piace un ragazzo o preferisci andarci con calma?

«Ci vado con troppa calma, vorrei avere un po’ più di iniziativa. Sto lavorando sul tema di perdere la vergogna. Devo buttarmi di più e capire che il mondo non finisce se non succede nulla».

Hai imparato qualcosa sull’amore nella vita reale interpretando personaggi di finzione?

«Sì, molto. Quasi tutta la mia carriera ruota attorno a storie d’amore, il che mi ha aiutata a osservare come ci relazioniamo e a comprendere che sbagliare va bene, e che una coppia è questione di due. L’altro deve accettarti per come sei e tu devi fare lo stesso con lui, e entrambi dovete impegnarvi per costruire qualcosa di sano e bello».

In generale, cosa hai imparato su te stessa quest’ultimo anno?

«Ho accettato che non sono e non voglio essere perfetta, e che non devo piacere a tutti. Posso avere una brutta giornata e fare le cose male. È importante prendersi cura degli altri, ma devo anche prendermi cura di me stessa».

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Hervás & Archer.
Camicia e maglia, Levi’s. Top, Maje. Scarpe, Sandro.

Un consiglio che daresti alla te del passato?

«Soprattutto, di volersi bene».

Cosa non saresti disposta a sacrificare per il successo?

«La mia vita personale: la mia casetta in paese, i miei gatti, gli amici di sempre e le vacanze, ogni tanto bisogna anche riposarsi e staccare».

«Alla me del passato direi di volersi bene»

E cosa non vorresti dimenticare mai, anche se tutto ti va alla grande e arrivi a Hollywood?

«Che faccio questo perché per me è un gioco e perché mi piace immedesimarmi in altre persone e vivere esperienze attraverso la recitazione. Che devo divertirmi e che è un lavoro di squadra».

Segui qualche metodo per preparare i personaggi?

«La prima cosa che faccio è leggere il copione. Per studiare le battute, mi registro e riascolto gli audio. Parlo con me stessa per ore, mi ascolto e creo un dialogo con l’altro personaggio. Per costruire il mio ruolo ho un libricino – sono già alla seconda copia della mia vita – dove scrivo il nome, per esempio Kamila, e annoto che animale sarebbe, cosa le piace… cose che mi vengono in mente e che mi ricordano lei. E preparo sempre una playlist».

Per Kamila, di Dímelo Bajito, che playlist ti sei fatta?

«Ricordo di aver incluso Billie Eilish, qualche brano di Arde Bogotá, un gruppo che ascoltavo molto in quel periodo… Ho aggiunto anche “All Of The Lights” di Kanye West, perché abbiamo fatto una coreografia su questo brano nel film».

Quale canzone rappresenta la tua vita in questo momento?

«“Lucky” (del duo Lucky Twice), perché mi sento molto fortunata. Ho davvero tanta fortuna in tutto».

Hai qualche fissa quando giri?

«Non molte. Per me la chiave è relazionarmi con il team e rompere la barriera iniziale che c’è tra attori e attrici. È normale, perché abbiamo un lavoro che richiede molta concentrazione, ma a volte si crea una bolla che a me non fa bene. Ho bisogno di avere totale fiducia per potermi “spogliare” mentalmente e fisicamente davanti a persone con cui condivido così tanto».

Come si preparano le scene erotiche senza creare disagio negli attori?

«Esiste la figura della coordinatrice dell’intimità. Prima di tutto si fa una riunione in cui stabilisci delle regole e dei limiti, che verranno sempre rispettati. Da una parte, si fanno esercizi di recitazione per creare una connessione sana con il partner e sviluppare fiducia. Dall’altra, si prepara una coreografia. Alla fine è tutto così coreografato che risulta molto semplice, perché non hai tempo di entrare in ambito personale».

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Hervás & Archer.
Costume, Triumph. Collane Gigi Clozeau. Orecchini ’vintage’.

Qual è il tuo guilty pleasure quando finisci un film?

«Ubriacarmi e mangiare pasta alla carbonara».

Ti porti mai dei ricordi dal set?

«Sì, di solito mi tengo le claquette piccole. Altrimenti, qualche capo di abbigliamento o un oggetto della stanza del mio personaggio».

Hai lavorato anche a storie che trattano temi sociali. Ti cambia il modo di vedere la vita quando un progetto ti avvicina a realtà molto diverse dalla tua?

«Sì, per me è una delle cose più belle del mio lavoro. Mi piacerebbe fare molti altri progetti che parlino di temi sociali. Il cinema serve per intrattenere, ma anche per cambiare il mondo e farci riflettere su di esso».

Qual è stato il personaggio più simile a te?

«Che difficile! Tutti hanno qualcosa di me e io ho qualcosa di loro. Greta, il mio personaggio in El mapa de los anhelos, forse è quello più simile a me. Invece Bea, di Las buenas compañías, vive una realtà molto diversa dalla mia».

Con quali aspetti di Greta ti identifichi di più?

«Anche se non condivido la sua realtà, perché ha un dramma familiare molto pesante, mi rispecchio nel suo modo di vedere la vita e nel tipo di cose che ci piacciono o non ci piacciono».

"Ho accettato che non sono e non voglio essere perfetta, che non devo piacere a tutti"

Nel film Las buenas compañías si parla di quanto sia facile arretrare socialmente. Quali cose ormai superate ti spaventano che si normalizzino di nuovo?

«L’aborto, per esempio. Per me questo diritto è fondamentale, come tante altre conquiste femministe, e mi fa molta paura che possano essere perse. I diritti umani: mi terrorizzano il razzismo, il sessismo, il fascismo e la mancanza di opinione. Nella società in cui viviamo, con i social, è molto facile che la gente non abbia un’opinione fondata, perché in realtà non ci vengono fornite molte informazioni».

Alcune delle tue serie, per esempio El mapa de los anhelos (ancora inedita), trattano temi molto personali come il lutto. Cosa diresti a qualcuno che è triste per la perdita di una persona cara?

«Che provi a pensare a cosa o come la persona che ha perso vorrebbe che andasse avanti. Credo che un modo bello per accettare e superare un lutto sia fare un regalo a chi non c’è più. Magari quella persona vorrebbe che tu realizzassi il tuo sogno o che ti comprassi la casa che desideravi».

E ti identifichi con l’idea che, quando qualcuno manca, restino compiti emotivi da affrontare?

«Sì, quando una persona non c’è più, restano sempre cose da superare a livello emotivo. Credo che affrontarle ti faccia evolvere ed è molto bello».

Quando è stata l’ultima volta che hai pianto o ti sei emozionata per qualcosa?

«Sono due settimane che non piango, ed è tanto per me. Di solito piango con i film, quando sono stanca…»

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Hervás & Archer.
Vestito, Arket. Collane, Gigi Clozeau. Orecchini ’vintage’.

Ho sentito che adori viaggiare. Qual è stato il viaggio che ti ha segnato e che non dimenticherai mai?

«Quello che ho fatto una settimana fa, girando Tenerife in camper, è stato incredibile. Ho realizzato un sogno. Oppure anche il viaggio a Londra quando avevo 10 anni con i soldi guadagnati nel mio primo film».

Parlando di sogni, mi incuriosisce sapere se in qualche tuo sogno è mai comparsa una persona famosa.

«Sì, Úrsula Corberó… e più volte! In particolare sogno di conoscerla e di essere sue amiche. Probabilmente perché questa attrice è uno dei miei riferimenti».

E se ci lasciamo andare ai sogni a occhi aperti, confessami cosa desideri di più in questo momento.

«Mi è tornata improvvisamente l’infanzia. Quel desiderio di non avere consapevolezza del tempo che passa; poter giocare senza pensare all’ora, a cosa succederà domani o a cosa è successo ieri. Mi piacerebbe buttare via l’agenda, perché io la porto sempre con me e passo la giornata a barrare quello che ho fatto e a controllare cosa devo fare. Al diavolo tutto! Voglio uscire al parco e tornare a essere una bambina».

Nel video, Alícia indossa un vestito bianco di Sandro.

Make-up e capelli: Prado Núñez de Arenas (Sun Sea Sands Agency)
Assistente fotografia: Alejandro Vaquero
Produzione: Marta Sánchez

Ringraziamenti: Studio di interior design e showroom di arredamento Casa Vitamina (Madrid)