Ricordiamo perfettamente il giorno in cui Bridgerton è arrivata su Netflix. All’inizio pensavamo di trovarci davanti all’ennesimo classico dramma in costume, fatto di etichette rigide e romanticismo patinato. Invece la serie ci ha spiazzati con il suo approccio innovativo al genere. Una messa in scena sontuosa con colonne sonore pop in versione orchestrale hanno reso la storia sorprendentemente contemporanea.

Quattro stagioni dopo, il successo continua a essere travolgente, e non solo per le incredibili scenografie o per i costumi mozzafiato. Sono soprattutto i personaggi carismatici ad aver conquistato il pubblico. Nel corso degli episodi ci siamo emozionati per le loro scelte, abbiamo sofferto con loro e, in molti casi, ci siamo riconosciuti nei loro dubbi e nelle loro paure.

Ogni stagione riesce a intrecciare il romanticismo con temi che parlano al presente. La quarta non fa eccezione. Al centro della narrazione c’è l’esplorazione del desiderio e del piacere femminile attraverso le esperienze di Penelope Featherington (interpretata da Nicola Coughlan) e Francesca Bridgerton (interpretata da Hannah Dodd).

Le loro storie mettono in discussione le convenzioni dell’epoca e offrono uno sguardo più intimo e consapevole sulla sessualità femminile. Ma quanto ciò che vediamo sullo schermo riflette davvero la realtà storica? Per capirlo meglio, abbiamo consultato esperti del periodo e studiosi della sessualità, nel tentativo di distinguere tra finzione narrativa e verità storica.



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Il piacere femminile, secondo Bridgerton

Nei primi episodi della quarta stagione di Bridgerton, vediamo Francesca Bridgerton alle prese con una difficoltà che raramente trova spazio nei period drama. Quale? L’incapacità di provare piacere durante i rapporti con il marito John. Il tema dell’orgasmo si insinua così nelle sue conversazioni con la cognata Penelope Featherington, mentre Lady Violet continua ad aggirare con imbarazzo qualsiasi discorso esplicito sul sesso.

Portare in scena questo aspetto è stata una scelta consapevole. In un’intervista a Variety, la showrunner Jess Brownell ha spiegato di voler rompere la fantasia degli «orgasmi simultanei e magici» spesso mostrati nella serie. Un espediente romantico e coinvolgente, certo, ma lontano dall’esperienza reale di molte donne. La storyline di Francesca, invece, introduce una prospettiva più complessa: «La sua difficoltà non implica necessariamente che il rapporto con John sia sbagliato o privo di amore. Piuttosto, suggerisce che Francesca non sia ancora pienamente in contatto con se stessa né fisicamente né emotivamente e che questa disconnessione possa influire sulla sua capacità di raggiungere l’orgasmo».

In questo modo, la serie amplia il discorso sul desiderio femminile, mostrando che il piacere non è automatico né garantito, ma spesso passa attraverso un percorso di consapevolezza personale.

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La sessualità di Penelope

All’estremo opposto dello spettro troviamo Penelope Featherington, che vive la propria sessualità con consapevolezza e senza particolare vergogna. A sottolinearlo è la sessuologa Sigrid Cervera, specialista in relazioni ed arte erotica e responsabile del dipartimento di educazione e mediazione culturale del Museo dell'Erotismo di Barcellona.

Secondo l’esperta, il contrasto tra Penelope (che ha sperimentato l’orgasmo e riesce a parlarne) e Francesca Bridgerton, che invece non l’ha mai provato e fatica persino a nominarlo, è storicamente coerente. «Penelope rappresenterebbe quelle donne che, per esperienza personale, conversazioni private o maggiore apertura mentale, avevano accesso a una certa conoscenza del desiderio. Francesca, al contrario, incarna un ideale femminile sempre più diffuso all’epoca. Rispettabile, poco informata e cresciuta in un sistema educativo che, di fatto, le impediva di conoscere il proprio corpo».

L'esperta conferma quindi che l'orgasmo femminile non era sconosciuto, ma non tutte le donne avevano le stesse informazioni al riguardo, e questo influenzava il modo in cui lo vivevano. La serie, quindi, non mette in scena un semplice scontro tra "ignoranza" e "libertà", bensì una realtà più sfumata e aderente al contesto storico. Una sessualità femminile modellata da classe sociale, controllo morale e squilibri di potere. Le donne non erano necessariamente destinate a rinunciare al piacere, ma molte erano limitate dal silenzio, dalla mancanza di educazione sessuale e da partner poco interessati al loro godimento.

social gathering in an elegant setting
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La ricostruzione storica

Per Valérie Tasso, scrittrice, sessuologa e ambasciatrice del marchio LELO per la Spagna, Francesca Bridgerton incarna perfettamente il modello femminile sessuale dominante nell’Inghilterra Regency e Vittoriana. Un sistema che in molti casi tentava di sradicare la sessualità delle donne. Si trattava di un impianto morale rigido, quasi ossessivo, basato su quello che in sessuologia viene definito "Locus Genitalis". Un modello centrato esclusivamente sulla riproduzione, che escludeva il desiderio femminile dal discorso pubblico e privato.

In questo contesto, una donna "rispettabile" non poteva provare desiderio. Se lo faceva, veniva considerata disturbata o moralmente deviata. L’ignoranza diventava così lo strumento con conseguenze fisiche e psicologiche profonde. In Bridgerton, Francesca manifesta smarrimento e tristezza, ma la serie si ferma prima di scavare fino in fondo. Resta la sensazione che il suo percorso sia solo all’inizio e che una futura evoluzione (forse una nuova storia d’amore) possa finalmente permetterle di sperimentare quei "fuochi d’artificio" di cui parla Penelope.

Tasso sottolinea anche un punto fondamentale sull’orgasmo femminile. Non è qualcosa che "si possiede", ma qualcosa che si impara. Richiede consapevolezza, sviluppo fisico ed emotivo e condizioni adeguate perché possa emergere. Questo era vero nell’Inghilterra vittoriana, ma lo è ancora oggi.

È passato molto tempo da quell’epoca, eppure molte donne si sentono ancora come Francesca: disorientate, poco informate e soprattutto incerte su ciò che è "normale". Forse è proprio qui che la forza della sua storia si fa più attuale. Il piacere non è un privilegio, ma un diritto che può (e deve) essere esplorato e rivendicato.

DaCosmopolitan ES
Traduzione e adattamento a cura di Luca Guarneri