C’è stato un tempo in cui il suo sogno era sfondare nel mondo del calcio. Poi, come in un film, un colpo di scena ha cambiato tutto: il campo è diventato un set e l’obiettivo non era più segnare gol, ma brillare sullo schermo. Una mossa vincente, perché da allora Pepe Barroso ha condiviso la scena con cast di alto livello in produzioni come Alto mare e Patria.

Dopo queste esperienze, oggi affronta un ruolo più leggero e romantico in Love Me, Love Me, il nuovo teen romance appena arrivato su Prime Video. Il film punta a conquistare le lettrici che si erano già appassionate alla saga letteraria di Stefania S., da cui è tratta questa prima trasposizione cinematografica.



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In un momento in cui le adattazioni dai libri dominano il grande e piccolo schermo, Barroso sottolinea ciò che rende questo progetto speciale: «Può sembrare simile ad altri per via del triangolo amoroso, ma è incredibile come siano stati trasportati sullo schermo gli eventi e i personaggi del romanzo. Voglio anche valorizzare il lavoro del regista Roger Kumble e la chimica pazzesca che si è creata tra tutti noi».

Ora la parola passa alle milioni di fan di questa storia intensa e passionale. Noi lo diciamo già: sarà impossibile non innamorarsene.

Interpreti James, il “bad boy” della storia. Ti somigliava alla sua età?

«In molte cose no, ma mi ritrovo nel suo lato sportivo e competitivo. Mi ha fatto piacere vestire i panni del “malote”, un personaggio più conflittuale, sia interiormente che esteriormente, che mi ha richiesto grande attenzione e cura. Mi sono divertito molto e spero di essere riuscito a portare sullo schermo ciò che i lettori avevano immaginato nel libro».

Lo sport è sempre stato centrale nella tua vita. Cosa ricordi del periodo in cui giocavi a calcio?

«È uno di quei conflitti interiori che so mi accompagneranno per sempre, perché fin da piccolo ho sacrificato tanto e ho lottato duramente. Sono una persona molto determinata e do sempre il 200% in tutto quello che faccio. Non ho rimpianti, ma forse mi sarebbe piaciuto tentare ancora in Spagna, non lasciare così presto l’Atlético de Madrid nel momento in cui ero. Allo stesso tempo, l’esperienza di una borsa di studio in una grande università negli Stati Uniti mi ha dato molto. Poi è successa una situazione un po’ particolare e sono arrivato quasi per caso alla recitazione. Ho deciso di cambiare strada e, alla fine, è andata piuttosto bene».

pepe barroso
Add Prime video

Quali insegnamenti ti ha lasciato lo sport?

«Moltissimi. Mi ha insegnato a sacrificare certe cose per un bene più grande, a lavorare in squadra, ad avere costanza e determinazione. Sono valori che porto con me ogni giorno e che applico anche nel mio lavoro come attore».

Come vedi la tua evoluzione dai primi lavori a oggi?

«Sono tornato in Spagna praticamente da zero, ma con le idee molto chiare: volevo dedicarmi a questo mestiere, qualunque cosa sarebbe successa. Ricordo quel periodo come estremamente formativo, una fase di grande apprendimento. Sono grato per tutte le esperienze che mi si sono presentate: le porterò sempre con me, così come i colleghi con cui ho condiviso i primi set e momenti davvero speciali».

Cosa pensi ti distingua dagli altri attori della tua generazione?

«Non so se spetti a me dirlo, ma la Spagna sta vivendo un momento straordinario, con tanti attori che hanno una proiezione non solo nazionale ma anche internazionale. Sempre più produzioni scelgono di girare in Europa e nel nostro Paese. Il fatto che ci considerino, ci valorizzino e ci coinvolgano è un grande traguardo collettivo e dimostra la serietà e il lavoro svolto in questi anni. Non mi piace parlare a livello individuale, ma credo che, come generazione, stiamo facendo un ottimo lavoro e con la volontà di continuare così».

Hai lavorato con Anthony Hopkins. Com’è stata quell’esperienza?

«Incredibile, ma non solo con lui. Quando ho girato Gran Turismo ho lavorato con David Harbour e con Orlando Bloom, a cui ho detto: “Sono cresciuto guardando i tuoi film”. Con Anthony Hopkins è stato lo stesso: vedere la persona dietro al personaggio è stata un’emozione enorme. Idealizziamo queste figure per il loro stile di vita e i ruoli incredibili che interpretano, ma poi scopri che sono molto più normali di quanto immaginiamo. Sono persone generose, disponibili ad aiutarti e a darti consigli. È stata una grande fortuna».

pepe barroso
Andrés García Luján

Ho capito che ti interessa la grafologia…

«Sì. Mi ha incuriosito molto tempo fa, soprattutto per alcune cose che ho visto e letto. Non l’ho mai studiata in modo accademico, ma sono una persona molto curiosa e cerco sempre di informarmi. Ora sono un po’ arrugginito, però a suo tempo avevo approfondito parecchio l’argomento».

Cosa direbbe la tua calligrafia sulla tua personalità?

«È proprio questo il punto che mi ha fatto appassionare. Credo che dalla mia scrittura emerga che sono una persona molto aperta, ma sempre in equilibrio. La cosa che mi affascina di più è che i cambiamenti personali che vivi nel tempo si riflettono anche nel modo in cui scrivi: nessuno mantiene la stessa grafia per tutta la vita».

Sei più analogico che digitale. Che rapporto hai con i social?

«È una battaglia quotidiana, ed è forse l’aspetto che mi pesa di più. Mi è sempre piaciuto vivere nel presente, sono una persona molto spontanea. Sto lavorando su me stesso per costruire un rapporto sano con i social, lontano dalla tossicità che possono generare e che rischia di distrarmi dal qui e ora.

A livello personale è ciò che mi costa di più: trovarmi in un posto incredibile, con persone incredibili, e lasciare che il telefono mi faccia pensare ad altro, ad altri luoghi. Questo ci allontana dal presente. Alla fine influisce anche sul nostro modo di comunicare: stiamo perdendo capacità relazionali e qualità che si deteriorano quando passiamo troppo tempo con lo smartphone».

La moda è sempre stata molto importante per te. Spesso viene vista come un mondo frivolo, cosa ne pensi?

«Sì, ci sono molte frivolezze, ma come in tutti i settori ci sono anche aspetti sani. Quanto più sei esposto al pubblico, tanto più sei esposto alle frivolezze. E io, che nel mondo della moda ho sempre cercato di lavorare nel lusso, lo vivo ancora di più. Ma tutto dipende da come lo si affronta: io cerco di concentrarmi sulle persone, sul lato positivo, sul lavoro degli altri, sull’amore, sulla dedizione, sulle opportunità che mi ha dato di viaggiare, conoscere persone meravigliose e ampliare orizzonti che da piccolo nemmeno immaginavo. Ho scelto una strada più audace, lasciando da parte il lavoro d’ufficio per dare spazio alla creatività».

Sei anche imprenditore e hai un brand di cosmetica.

«Sì, ci stiamo lavorando, cercando il modo più autentico di farci conoscere, restando fedeli ai nostri valori».

Questi valori sono molto legati alla cura dell’ambiente…

«Mi piace farmi coinvolgere in diverse cause. In questo ambito cerco di dare un contributo sano e positivo. Se posso essere d’esempio a qualcuno, voglio farlo in modo autentico e responsabile. È la mentalità con cui cerco di affrontare tutto nella mia vita».

pepe barroso
LUCIA IUORIO

Ti abbiamo visto anche a MasterChef. Qual è il tuo piatto infallibile per conquistare?

«Mi chiedono continuamente la tortilla di patate. Ormai ne ho fatta una marea, mai detto così letteralmente! (ride) Però mi fa piacere, è un piatto molto nostro».

Credi che la bellezza ti abbia aiutato?

«Può giocarti sia a favore che contro. Nel mio caso, ha chiuso alcune porte ma ne ha aperte molte altre. Sono grato ai miei genitori per avermi cresciuto con tanto amore, e cerco di gestirlo nel miglior modo possibile. Essere più bello non significa automaticamente avere più successo, così come avere un aspetto diverso non ti porta necessariamente a fallire. Dipende dai personaggi che vuoi interpretare: può condizionarti di più o di meno».

Quali altri progetti hai in programma?

«In questo momento ho una gran voglia di produrre e, soprattutto, credo che ci siano romanzi storici che sono vere e proprie opere d’arte. Ci sono autori che ammiro con tutto il cuore, come Gonzalo Giner o Santiago Posteguillo, e altri che hanno scritto vere meraviglie. Il mio sogno è poter produrre queste opere letterarie straordinarie, dar loro voce e farle arrivare al pubblico attraverso lo schermo».

Ti vedi alla regia?

«Non avrei il tempo di imparare e cercare di superare chi lo fa oggi meglio di me. Preferisco concentrare le mie energie su ciò in cui sento di poter davvero dare un contributo».

Il tuo focus principale ora è la recitazione?

«Sì, a livello professionale. È ciò che più mi appassiona e, grazie a tutte le circostanze che mi circondano, è anche dove ottengo i migliori risultati. Alla fine, mettendo tutto in bilancia, la recitazione sta vincendo la corsa».