«I'm coming to the cottage» è forse la frase più rappresentativa di Heated Rivalry, la serie del momento, l'ossessione di cui tutti parlano, il fenomeno televisivo low budget che ha riscritto le regole del romance televisivo. Mentre i lettori divorano i libri di Rachel Reid in attesa della messa in onda italiana (su HBO Max dal 13 febbraio) e i protagonisti dello show Connor Storrie e Hudson Williams macinano interviste, ospitate illustri e catwalk in giro per il mondo, i fan di Heated Rivalry si sono rinchiusi a doppia mandata nel cottage. Dopo essere entrati in questo luogo dai contorni quasi onirici il 26 dicembre, giorno in cui, in America, è andato in onda il season finale della prima stagione della serie, hanno letteralmente buttato via la chiave.

Un mese dopo, il 29 gennaio, la potentissima metafora narrativa del cottage è tornata a imperare nella serialsfera e online grazie a Bridgerton 4, nuovo capitolo della serie Netflix ispirata ai period drama di Julia Quinn e adattati per la tv da Shonda Rhimes e Jess Brownell. Anche Benedict e Sophie, protagonisti della nuova stagione (la seconda parte sarà in streaming dal 26 febbraio) entrano in un "cottage" e ci rimangono per settimane, costruendo, tra le mura della dimora, il loro legame emotivo. E così, a un passo dal lasciare il cottage dopo un mese investito nei rewatch delle scene più belle con i protagonisti di Heated Rivalry Ilya Rozanov e Shane Hollander, ecco che ci siamo tornati dentro di nuovo, questa volta vestiti di tutto punto per un ballo in stile Regency.



    Il cottage in Heated Rivalry e Bridgerton e la metafora delle emozioni senza maschere

    In Heated Rivalry, il cottage rappresenta non solo un luogo fisico in cui i due protagonisti Ilya e Shane possono vivere la loro storia alla luce del sole dopo quasi 10 anni di situationship passati in incognito, ma anche il posto simbolico in cui possono «dirsi quello che sentono veramente» dopo anni di limbo emotivo, di silenzi e di frustrazioni. Il cottage di Shane - che in realtà è una casa bellissima di due piani con parco privato fronte lago disegnato dall'architetto canadese Trevor McIvor e situata in Ontario - è il posto in cui le maschere non esistono, in cui le bugie non hanno spazio. Ilya accetta l'invito a raggiungere l'uomo che ama nel suo spazio più intimo e privato, il suo cottage, appunto, in seguito al coming out molto pubblico del campione di hockey Scott Hunter (François Arnaud), che dichiara il suo amore per il compagno Kip davanti alle telecamere dopo aver vinto la finale del campionato. Per Ilya è una rivelazione, l'apertura di un universo di possibilità: lui e Shane possono sperare di vivere la loro storia d'amore fuori dai limiti del proibito, possono costruire qualcosa insieme, possono pensare al futuro come qualsiasi coppia innamorata. Il cottage è il posto in cui possono baciarsi con le tapparelle aperte, in cui possono scambiarsi effusioni all'aria aperta e il buio delle camere d'albergo in cui sono sono incontrati negli ultimi 10 anni è solo un lontano ricordo.

    Anche in Bridgerton 4 la dimensione simbolica del cottage torna a tratteggiare i contorni di una relazione sulla carta impossibile, quella tra il rampollo Benedict e la cameriera Sophie (Luke Thompson e Yerin Ha). E, a proposito di maschere, dato che i due si incontrano a un ballo cui lei partecipa in incognito, nel cottage di Bridgerton non è possibile presentarsi a volto coperto, proprio come in quello di Shane. Il protagonista del quarto capitolo della serie Netflix si ritrova tra le mura della sua casa in campagna - anche in questo caso l'architettura richiama più quella di un castello che non di un umile dimora in legno, che è ciò che tutti pensano quando immaginano un cottage - con la ragazza, dopo averla salvata da un tentativo di aggressione.

    Nel cottage Benedict e Sophie si svelano lentamente, pur consapevoli delle loro posizioni sociali e della distanza dettata dai rispettivi background familiari. Il rampollo di casa Bridgerton ha passato tutta la sua vita adulta intrecciando rapporti sessuali e sentimentali senza importanza, alla ricerca del senso della vita; Sophie, figlia illegittima di un nobile, ha invece vissuto tutta la sua esistenza facendo la serva in casa sua e nella convinzione di non meritarsi nulla, soprattutto l'amore altrui. Nel cottage di Benedict i due ragazzi capiscono di avere in comune questo senso di disagio, questa sensazione di non appartenere a nessun luogo: nella biblioteca della dimora, nel parco, nelle stanze del cottage, lui capisce di trovarsi davanti a una persona unica nel suo genere e lei capisce di poter accettare attenzioni e cure, quelle che non ha mai ricevuto durante l'infanzia.

    Tutti vogliamo un cottage in cui rifugiarci

    In questo racconto che interseca le storie dei quattro protagonisti di due delle serie più amate di questa epoca storica, in questo ritrovarsi nel cottage per sfogare quelle parti autentiche di sé che non riusciamo a mostrare in nessun altro luogo, fiorisce il desiderio collettivo di rivendicare uno spazio individuale o di coppia per rivelarsi senza inganni e senza sovrastrutture. Quando Ilya di Heated Rivalry pronuncia la fatidica frase «I'm coming to the cottage» sta dicendo in realtà di essere pronto a fare il passo successivo, ad abbracciare una parte più matura di sé e della relazione con Shane. E quando Benedict capisce di provare qualcosa per Sophie andando persino contro la sua famiglia e i costrutti sociali in cui è cresciuto, lo fa in un luogo in cui può dare libero sfogo alle sue passioni e al suo estro, senza giudizi esterni, senza stereotipi o limiti a tracciare confini emotivi.

    Siamo nel pieno della cottage-core Era e il motivo per cui non vogliamo più uscirne è solo uno: vivere di castelli in aria e finzione non ci interessa più, mostrarsi per ciò che si è realmente è oggi il gesto più rivoluzionario che ci sia. In tv e nella vita vera.