Pasquale Brunetti ha 21 anni, viene da Napoli. È un giovane attore pieno di talento, di sogni e di speranze. Ma è anche un ragazzo coi piedi per terra, che ha capito che le occasioni vanno prese al volo, che di studiare non si smette mai e che senza testa non si arriva da nessuna parte. Per la gente che ormai lo riconosce e lo ferma per strada lui è semplicemente Paky, ballerino (l’abbiamo visto ad Amici 22), attore di musical (Mare Fuori, dove interpretava Pino ‘o Pazz) e ora protagonista della fiction La Preside (il lunedì sera in prima serata su Rai1 e in streaming su Raiplay). Nella storia interpreta Michele Coppola, uno dei tanti ragazzi di Caivano, realtà difficile tra degrado e delinquenza, dove Eugenia Liguori (l'attrice Luisa Ranieri) arriva con l'obiettivo di salvare la sua scuola e i suoi ragazzi, "malesseri" istituzionalizzati, cresciuti troppo in fretta e bisognosi di speranza: «Michele mi ricorda il me più piccolo, quello dell’età dell’adolescenza. Lui si mostra come un duro, perché vive una vita difficile, per la famiglia, per il luogo d'origine e per le persone che frequenta, ma in realtà è un tenerone». Come Michele anche Paky è nel pieno della sua esplorazione (nel suo caso artistica), diviso tra l’amore per la danza e la magia della recitazione: «Vorrei arrivare al cinema, e vedere cosa si prova». Intanto il debutto è andato bene (La Preside è record di ascolti) e presto lo troveremo anche in Rosa Elettrica, serie Sky molto attesa con Maria Chiara Giannetta: «Ovviamente non è come questa serie, ho una parte molto più piccola, però comunque è stato un bel personaggio da interpretare».
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Intervista a Paky, protagonista della fiction La preside
Mi pare di capire che tu sia molto soddisfatto di come è stata accolta La Preside e la tua interpretazione.
Sì, sono molto contento, è un periodo stimolante. Per la mia famiglia che è orgogliosa, ma stranamente sono soddisfatto anche di me stesso, ed è una cosa che non mi capitava da tempo. Di carattere sono un pessimista, un criticone, soprattutto nei miei confronti.
È vero che non uscivi di casa perché avevi paura che ti riconoscessero?
Sì, soffro un pò di ansia, nel senso che mi imbarazza essere riconosciuto. Sono fondamentalmente un timido, un po' chiuso, mi metto vergogna. Però è una cosa con cui devo convivere e quindi mi sto abituando.
Anche il tuo Michele in fondo è un buono come te?
Lo diventerà nel corso della storia, seguendo la cronologia degli episodi. Anche in questo suo cambiamento mi rivedo, soprattutto nelle persone che ho frequentato, nei miei compagni di classe. Ho vissuto casi di abbandono scolastico, tra i miei amici. Quindi per Michele mi sono ispirato ai miei ricordi, alle vite e alle storie dei miei compagni, li ho uniti e così ho creato il personaggio.
In questa serie c'è fortissimo il tema dell'amicizia. Tu come la vivi?
Ci sono due parti fondamentali della mia vita. Una arriva fino all'adolescenza, in cui ho avuto un migliore amico per 15 anni ed è stato con lui che ho affrontato le scuole, e per merito suo ho cominciato a fare danza. Ci siamo sempre stati un per l'altro. Poi, ovviamente, le vite cambiano: oggi siamo in buoni rapporti, però non siamo più legati come prima. Nella mia età più adulta, invece, ho incontrato un'altra persona ed è un mio collega del musical di Mare fuori, Antonio D'Aquino, che anche nella serie tv interpretava Milos. Con lui ho esplorato questa cosa dell'amicizia "da grandi": lui a teatro mi ha fatto un po' “da padre”. Credo che l'amicizia sia un mezzo per crescere, come l'amore e tutti i sentimenti che si provano nei confronti delle altre persone.
A proposito di amore, e di relazioni tossiche, come quella di Marita che vediamo nella fiction di Rai1, che ne pensi?
L'amore è il sentimento o la somma di sentimenti che ti porta a voler il meglio per un'altra persona, e non a volerla tutta per te. Qui c'è la differenza tra il possesso e l'amore. Quando succedono fatti di cronaca legati a questioni di cuore è perché si scambia il possesso per l'amore. Se ci fosse un minimo di sentimento, si potrebbe imparare a convivere con quel dolore che si prova nel non aver a fianco la persona amata, e a essere felice per lei nonostante tutto. E non succederebbero le cose che leggiamo sui giornali.
Sei mai stato innamorato?
Sì, lo sono stato. Però l'amore si prova in tanti modi, quindi forse lo sono ancora. Perché l'amore ci accompagna, no? Resta con noi.
Quando fai le tue lezioni di danza (Paky insegna in tre scuole a Napoli più diverse masterclass, nrd) ci sono dei ragazzi che si avvicinano a te con la stessa voglia di riscatto sociale che avevi tu?
Sì, molti. È bello per me trovare dei giovani che abbiano tanta voglia di fare, soprattutto in questo periodo, in cui ci stiamo rilassando un po' troppo a livello artistico. Per questo, quando incontro i ragazzi che fanno mille domande, che danno il 100% di loro stessi, il primo a essere incoraggiato a dare il meglio sono io.
Hai alle spalle l’esperienza di Amici: quest'anno sembra che tutti si sentano un po' inadeguati. E alcuni hanno proprio lasciato il programma.
Ricordo la sensazione, l'ho vista e vissuta in prima persona. Secondo me non è tanto il confronto con gli altri a scoraggiare, ma l'insieme delle dinamiche televisive. Amici è uno show, devono fare spettacolo ed è giusto che sia così. Ma quando tu allievo ti trovi cucite addosso descrizioni di te in cui non ti riconosci, cadi in un mix mentale di paura e ansia. Alcune persone scelgono di evitare questa sensazione che li fa stare male e se ne vanno. Io li comprendo: ognuno sa il proprio valore e quali sono i propri punti di forza, ma quando questi vengono messi in discussione, tanto più in nome dello spettacolo, ci si potrebbe sentire a disagio.
Tv, teatro e recitazione. Che esperienze sono state per te, fino ad ora?
La televisione non credo sia adatta a me, vorrei apparire pubblicamente solo per la mia arte, non per altro. E quindi il teatro in questo caso è stato quello che cercavo. Quando è arrivato Mare Fuori Musical l'ho sentito mio, era quello di cui avevo bisogno: il contatto diretto con il pubblico e il pubblico che ha il contatto diretto con l'arte, non con la persona. Poi se vogliamo conoscerci ci vediamo fuori, facciamo una chiacchierata, però sul palco voglio portare solo lo spettacolo.
Quindi non ti rivedremo mai più in in televisione?
Mai dire mai, anche perché ho un grandissimo desiderio: Pechino Express. Dev'essere qualcosa di stupendo, secondo me viverlo è un'esperienza assurda non vorrei fare nient'altro se non questo reality.
Cosa c'è invece nei tuoi progetti a breve termine?
Il mio obiettivo di quest'anno è studiare. Prendere il diploma all'Istituto Nautico, poi sto continuando con le lezioni di dizione e l'anno prossimo il progetto è di iscrivermi all'università, Regia e sceneggiatura.
Ti piacerebbe uscire dal cliché del ragazzo napoletano dei quartieri...
Magari! Vorrei fare qualcosa in dialetto romano, oppure proprio allontanarmi, salire al nord, fare il milanese. Sto studiando proprio per questo, per essere pronto quando arriverà l'occasione.
Nel musical di Mare Fuori facevi la parte di Artem Tkachuk, che recentemente ha avuto dei problemi ed è stato protagonista di uno sfogo molto duro. Vi eravate conosciuti?
Ci sono uscito un paio di volte, ci siamo trovati a cena con tanti amici in comune. Ho dei bellissimi ricordi di Artem, è una persona squisita, di un'umanità e di un'emotività rara. Ora però non lo sento da tanto, non so cosa sia successo e tantomeno ho seguito i fatti che lo riguardano.
Sono forse un po' i pericoli del mestiere, del successo da giovani, di non saperlo maneggiare...
Bisogna fare attenzione, e in questo credo che la famiglia sia una cosa importantissima. Mio padre mi segue molto, sta più attento ai rischi di quello che sto facendo rispetto al cosa, ed è giusto così. Io vorrei fare come Geolier: lui nonostante il successo è rimasto nel suo. E io sono molto fissato con questa cosa, rimanere quello che sono, a prescindere da quello che mi succede. Ovviamente bisogna essere all'altezza delle situazioni che si frequentano, questo sì, anche nel sapere, nel conoscere e nel comunicare. Ma ciò che ci fa stare bene con noi stessi è l'averci sempre sotto controllo. E non perderci mai di vista.











