Ci sono parole, avvolte tra le pagine di alcuni libri, che è impossibile dimenticare. Love Me Love Me, la saga firmata da Sabrina S., è una di quelle storie capaci di superare i confini della carta, trasformandosi in un immaginario condiviso da migliaia di lettori. Un racconto che parla di adolescenza, fragilità e del bisogno profondo di essere amati. Da quell’immaginario nasce ora l’adattamento cinematografico in arrivo a febbraio su Prime Video. Tra i protagonisti c’è Michelangelo Vizzini, artista romano che ha iniziato il suo percorso artistico nella musica, qui al suo primo grande progetto nelle vesti di attore. Un debutto importante, inserito all’interno di un cast giovane e internazionale che ha portato sul set lingue, culture ed esperienze diverse.
Michelangelo Vizzini è Blaze, personaggio carismatico, chic e fuori dagli schemi. Figlio del preside del college, la St. Mary's International School. Blaze è brillante, ironico ed eclettico, ed è coinvolto in una delle relazioni più attese dai fan: quella con Jackson. Una presenza che porta sullo schermo una rappresentazione LGBTQIA+ lontana dagli stereotipi, capace di unire leggerezza e profondità emotiva. Con Michelangelo Vizzini abbiamo parlato di Love Me, Love Me, del suo personaggio e di un young adult che, dietro l’estetica patinata del college d’élite, racconta fragilità, identità e il desiderio universale di essere visti e amati.
Dietro l’uscita di Love Me, Love Me c’è grande attesa. Hai capito fin da subito che stavi prendendo parte a un progetto così voluto e già amato?
«In realtà non conoscevo il libro prima di partecipare ai casting. Poi piano piano ho scoperto una fanbase enorme, molto potente e affezionata. Ci arrivano messaggi bellissimi, sono tutti molto felici che questo film esista e che sia in arrivo. È bello sentire così tanto affetto ancora prima dell’uscita».
È un progetto internazionale, gli attori arrivano da tutto il mondo, possiamo dire che sul set si respiravano tante culture diverse. Che esperienza è stata?
«Pazzesca. Venivamo tutti da posti diversi: Spagna, Berlino, Roma… Un vero mix di culture, incredibile. Parlare sempre in inglese è stata una crescita immensa, non solo lavorativa ma anche umana, personale. Sul set avevo una dialect coach, una figura importante non solo per migliorare il mio inglese, ma soprattutto per comprendere al meglio le note del regista. Credo che tutto questo lavoro me lo porterò dietro per tutta la vita»
Da Amici a un set di un film young adult, due traguardi incredibili per chi ama il mondo dello spettacolo...
«È proprio così. Io ho sempre amato la musica. Da piccolo il mio sogno era arrivare ad Amici. E così ho fatto. L’altro, crescendo, era immaginarmi in una di quelle serie ambientate al college. Quando ho saputo di essere stato preso per questo progetto ero felicissimo. Inoltre, insieme a me è stato preso anche Luca (Melucci, ndr.), ci conosciamo da tanto e spesso abbiamo fantasticato sulla possibilità di trovarci insieme su uno stesso set».
Chi è stata la prima persona che hai sentito dopo essere stato preso?
«Lo hanno saputo subito i miei genitori, loro ci sono sempre stati. Abitiamo vicino a Ostia, così siamo andati al mare e abbiamo visto un tramonto bellissimo insieme. Ho iniziato in questo mondo a 11 anni, loro mi hanno portato ovunque».
Love Me Love Me è un film young adult ambientato in un college internazionale d’élite. È un genere che ti piace e che da adolescente seguivi?
«Molto. È il classico film che guardi da adolescente, ma non solo. E poi, tutti avremmo voluto vivere l’adolescenza in quei contesti: scuole enormi, bellissime, ambienti super borghesi. Però dietro l’estetica c’è sempre una storia. Tutti cercano di essere amati, tutti si comportano in un certo modo perché hanno delle ferite».
Raccontaci Blaze, il tuo personaggio
«Blaze è il figlio del preside. Com’è? Figo, chic, molto spiritoso. La sua storia è molto seguita perché ha una relazione con Jackson. I fan della saga sono molto curiosi di sapere come verrà raccontato questo rapporto nel film. Il mio personaggio, ad esempio, è abbastanza diverso: nei libri viene descritto come un ragazzo timido. Sul set invece è più eclettico, brillante».
Blaze porta una rappresentazione LGBTQIA+ non stereotipata. Come lo hai costruito?
«Ho lavorato molto già dal provino. “Welcome to St. Mary's International School!”, era una delle battute. Per prepararlo mi sono lasciato guidare dalla scrittura e dai rapporti che si sono creati sul set, soprattutto con Jackson (Madior Fall) e Amelia (Andrea Guo). Quando costruisci un legame vero, tutto diventa più semplice».
Dicevi che pubblico è molto curioso della relazione Blaze–Jackson...
«Sì, ricevo spesso messaggi in cui mi si chiedono dettagli. Le persone vogliono sapere come si comportano, cosa cambia rispetto al libro».
Com’è stato girare le scene più intime?
«Molto naturale. C’era l’intimacy coordinator, ma ci siamo divertiti tanto. Dopo le scene tornavamo subito a parlare delle nostre cose, a ridere. È stato tutto molto sereno».
Quanto sono durate le riprese?
«Circa un mese e mezzo, tutto a Roma e qualche parte a Milano».
Il tema centrale è l’amore. Tu come lo hai vissuto in età adolescenziale?
«A quell’età siamo tutti vulnerabili. Facciamo cose solo per essere visti. Nel film questo si vede molto. Tutti vogliono essere amati. Nel libro poi si entra ancora più a fondo: ogni personaggio ha fragilità enormi».
In passato hai parlato spesso di bullismo, anche attraverso la tua musica, che anni sono stati quelli delle scuole superiori?
«Ho frequentato il liceo linguistico, e posso dire che gli anni del liceo non mi sono molto piaciuti. I ragazzi si aggrappano alle fragilità degli altri, arrivano tantissime cattiverie e c’è poca empatia per comprendere che alcune parole possono ferire. Ci sono cose che porti con te per sempre. Non è stata né un’esperienza brutta, né meravigliosa. Inoltre durante gli anni di scuola facevo molte cose, molti provini, coltivavo una passione al di fuori e questo non era visto come qualcosa di interessante, ma un tema su cui offendermi»
Se potessi rivivere quegli anni con le esperienze di oggi, li vivresti diversamente?
«Non cambierebbe molto. Sono sempre stato bravo a buttarmi nelle passioni. Le persone ti dicono che non sei abbastanza, ma quello è diventato il mio motore. Avevo tanta voglia di riscattarmi».
Un ricordo che porterai sempre con te da questa esperienza?
«Capodanno a Madrid, senza dubbio. Tra noi attori si è creato un legame stupendo. Durante le vacanze di Natale siamo stati da Pepe (Pepe Barroso Silva interpreta James, ndr.) E poi le cene a casa del regista durante le riprese: era uno di quei momenti in cui si respirava un’atmosfera bellissima, si sentiva che c’era una gran voglia di conoscersi e di convivere con gli altri».
La tua passione per il mondo dello spettacolo nasce con la musica. Oggi continui a scrivere?
«Sì, anche se in modo più laterale. Sto scrivendo e mi piacerebbe uscire in futuro con un nuovo album. La musica per me è come il primo amore: con lui ti bruci, lo hai amato tantissimo, da impazzire, magari non ci torneresti insieme, ma resta sempre lì, quasi a voler essere il tuo migliore amico per tutta la vita. Ho scritto anche durante le riprese, sono cose che rimarranno in un cassetto, ma è la mia più grande valvola di sfogo».











