Succede ogni volta che si corre una gara del Motomondiale, per esempio, o della Formula 1. Sempre la stessa domanda: siamo davvero pronti al rischio di (vedere) una morte in diretta televisiva? E quale consapevolezza ne ha chi si mette in gioco, letteralmente, anima e corpo? Il 23 gennaio 2026, alle ore 17 orario italiano, in esclusiva per Netflix si potrebbe assistere in diretta a un'impresa tanto epica quanto rischiosa. L’uomo in questione, protagonista assoluto dell'evento, si chiama Alex Honnold, e lo show in cui lo vedremo mettere in gioco tutto Skyscraper live 101 stories to climb. No ropes.

Chi è Alex Honnold

Honnold ha quarant’anni, una bambina di due avuta con la moglie Sanni McCandless e abita a Las Vegas, Nevada, Stati Uniti. Il suo mestiere è semplice e complesso allo stesso tempo: il climber. Alex Honnold per vivere scala pareti di roccia. Lui però, a differenza di quasi tutti i suoi colleghi, lo fa senza corde. Questa particolare disciplina si chiama free solo. Free solo significa libertà assoluta. Ma significa anche rimanere sospesi a centinaia di metri d’altezza, senza nessun imbrago che impacci i movimenti, senza altra sicurezza che le proprie mani e i propri piedi, senza una corda che ti impedisca di schiantarti al suolo. Tutto questo Honnold lo sa. Eppure sembra che non gliene importi nulla. Per questo scalerà senza corde tutti e 508 i metri del Taipei 101, il grattacielo simbolo della capitale taiwanese, l'edificio più alto del mondo quando fu inaugurato nel 2004. Oggi con i suoi 101 piani si classifica "solo" all'undicesimo posto, ma rimane uno degli edifici più suggestivi dell'Asia.



Curriculm e stile, il cosa e il come

Alex Honnold è diventato famoso nel 2018 grazie a Free solo, pellicola che ha Vinto l’Oscar per il miglior documentario, e che racconta l’impresa storica dell’americano su El capitan, montagna iconica, simbolo dello Yosemite national park, riserva naturale in California. Il paradiso per i climber di tutto il mondo.

Lì la mattina di sabato 3 giugno Alex Honnold ha scalato Freerider, una via lunga 900 metri su El Capitan. Ovviamente lo ha fatto in free solo e in meno di 4 ore. Questa impresa iconica è stata preceduta, e seguita, da molte altre. Sempre nello stesso stile: cappellino, maglietta casual (a volte una camicia), pantaloncini, un sacchetto di magnesio; nessuna corda. Heaven ,Cosmic Debris, Astroman, Rostrum, The Phoenix, ma il “curriculum vitae” potrebbe essere ancora lungo.

C’è il cosa: la difficoltà delle vie che sceglie. Ma c’è anche il come: i suoi movimenti a contatto con la roccia. E vedere arrampicare Honnold senza corda è qualcosa di unico. Una della poche possibilità che abbiamo di osservare un essere umano perfettamente concentrato sul momento presente. Un corpo mosso con quieta grazia, leggerezza e sovrumana precisione contro la gravità.

L’esattezza dei suoi gesti, la sicurezza dei movimenti ammaliano e incantano. Provare per credere, il documentario girato da Jimmy Chin è sufficiente. Per chi fosse in cerca di qualcosa di più breve l’ascesa di The Phoenix. Roba per stomaci forti, vi avviso. Perché quando guardiamo questi filmati sappiamo che è andato tutto bene, altrimenti Honnold non sarebbe ancora vivo. Eppure vederlo lì, un minuscolo puntino su una sconfinata distesa di roccia verticale e sotto il nulla, fa un certo effetto.

La straordinarietà di Honnold come climber è anche provata dalla stima unanime di cui gode nel mondo dell'arrampicata. Simpatico o antipatico che sia tutti, dagli alpinisti più forti ai più trascurabili, riconoscono che ha qualcosa di diverso.

Ma sul Taipei Honnold non sarà né Free ne solo

Negli anni Honnold non si è mai sottratto a una certa medialità. Un canale Youtube molto attivo e varie collaborazioni, un profilo Instagram con 2,5 milioni di follower, conferenze, Ted talks, un libro con David Roberts Nel vuoto solo in parete, pubblicato in Italia per Rizzoli, oltre a Free solo, diversi altri documentari.

Ma questa impresa futura a Taiwan appare diversa. Perché Alex Honnold mentre scalerà in diretta su Netflix il Taipei 101 non sarà ne Free né tantomeno solo. Si potrebbe dire che una situazione simile Honnold l’abbia già vissuta mentre girava il documentario con Jimmy Chin. In un certo senso è vero. Ma in quel caso era un po’ diverso essenzialmente per due fattori. Primo. Il giorno e l’ora non erano stabiliti da altri. Era Honnold a decidere quando avrebbe attaccato la parete. E infatti nel documentario si vede chiaramente lo scalatore rinunciare a una prima ascesa per ritentare, con successo, settimane dopo. E se per qualunque motivo succedesse lo stesso anche sul grattacielo? E se Honnold volesse scendere dal Taipei? Potrebbe farlo? Si sentirebbe ugualmente libero di farlo come su El Capitain, visto che la diretta è stata programmata per quel giorno a quell’ora e connesse ci saranno migliaia di persone?

Secondo. Honnold non sarà più solo. Le persone che potrebbero tenerlo incollato alla parete liscia e vitrea del grattacielo contro la sua volontà sono le stesse che premeranno i loro occhi telematici mentre lui rischierà la vita sospeso lì. Il Giovane Holden, in un passo famoso del libro omonimo, riflette sul fatto che suicidarsi buttandosi da un palazzo non è un modo per nulla opportuno perché tutti vedrebbero il cadavere sull’asfalto.

La pressione degli occhi virtuali, dei nostri occhi virtuali, potrebbe agire su di lui come fattore di distrazione, e il pensiero dei nostri occhi minare la sua concentrazione? Anche perché tra gli spettatori, a differenza differenza del 2018, ci saranno anche sua moglie Sannie e sua figlia Alice. Tutti questi interrogativi, validi per qualunque essere umano, devono però far i conti con l’entità Honnold che a detta di tutti e come si è già detto: ha qualcosa di diverso. Varranno anche per lui queste forme di pressione? Guardando i suoi occhi freddi e fermi sembrerebbe di no.

Anche perché in una breve intervista per Whipper Media ha dichiarato che le cose, ora che è sposato e ha una figlia per lui non sono cambiate molto, deve solo passare un po’ più di tempo in famiglia ma «Continuo a scalare tutto il tempo, quindi non è troppo diverso».

Dalla natura alla metropoli, dalla roccia all’acciaio

L’idea di scalare il grattacielo non è novità. Sempre nell'intervista per Whipper Media Honnold dice di aver aver visto l’edificio più di dieci anni fa e di aver sperato di poterlo scalare da quel momento. Poi per vari problemi, tra cui quelli di natura burocratica, visti, permessi, etc… il progetto è stato rimandato. Fino ad ora. Nel 2004, quando il Taipei con i suoi 508 metri era ancora l’edificio più alto del mondo, a scalarlo ci aveva pensato Alain Roberts. Climber francese specializzato nel free solo e nell’arrampicata urbana. Ma l’ascesa del francese è stata diversa perché non era stata ripresa in diretta, e Alain Roberts aveva usato una corda. Nel caso di Honnold no, non si sa di chi sia stata l’idea della diretta, se sua, di qualcuno dei suoi collaboratori, se sia venuta direttamente dalla piattaforma o dagli sponsor.

Rimane il fatto che questa “impresa” sarà, a tutti gli effetti, uno show televisivo. Un grande spettacolo con tanto di campagna pubblicitaria, manifesti, ipotesi di ascolti. Il post di Honnold in collaborazione con Netflix sul suo profilo Instagram è lì a testimoniarlo, così come i numerosi video girati dagli impiegati che lavorano nel palazzo, usciti su Tiktok o Instagram, che ritraggono Honnold mentre prova la salita, per ora assicurato da una corda. E di fatti a riprenderla non sarà più Jimmy Chin, come per il documentario del 2018, alpinista esperto oltre che amico di Honnold, ma Joe DeMaio. E basterebbe dare un occhiata alla sua filmografia per rendersi conto della differenza tra i due. In quella di Chin: Return to Space, Wildlife, Endurance. Tra gli ultimi titoli di DeMaio invece: Torching 2024: A Roast of the Year, Hocus Pocus 25th anniversary bath e, ultimo ma non per importanza, Jenny Mcharty’s Dirty Sexy Funny. La diretta avrà anche uno showrunner, Al Bermann, cioè quella figura che si occupa di coordinare i vari aspetti della produzione, fungendo da riferimento per sceneggiatori, produttori, rete televisiva. Una produzione a tutti gli effetti commerciale e quindi ben lontana dall’essenzialità con cui era stato stato registrato Free solo.

Un altro shift interessante è il cambiamento di location: dalla natura incontaminata dello Yosemite Park, teatro della storica ascesa di Freeride, alla metropoli moderna di Taiwan. Dal granito di El Capitain al vetro del Taipei 101.

Uno spettro si aggira nella moderna società dello spettacolo: la finzione

Tutto è in vendita. Tutto è stato comprato e portato sugli schermi. Odio, amore, amicizia, avventura, noia: l’intera gamma dei sentimenti e delle situazioni umane. Nulla di nuovo. A dirlo ci aveva già pensato negli anni sessanta un sociologo, filosofo e cineasta francese, Guy Debord in La Società dello spettacolo.

La società dello spettacolo

La società dello spettacolo

Per rendersi conto di quanto le sue parole siano state profetiche e di quanto siano ancora attuali è sufficiente aprire il libro. Senza andare oltre la prima pagina. Limitandosi a leggere la prima frase: “Tutta la vita delle società in cui regnano le moderne condizioni di produzione si presenta come una immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una sua rappresentazione. Ma uno spettro si aggira nella moderna società dello spettacolo, è lo spettro della finzione".

Ed è uno spettro a cui non si può non far caso. Quando si guarda una serie, o quando si guardano documentari, reality o pseudo tali. E di esempi di prodotti che rendono evidente la presenza di questo spettro se ne potrebbero fare innumerevoli. Lo spettatore medio però è ormai molto esperto. Ben consapevole del fatto che tutto o quasi è finzione. Honnold fa parte del quasi. Perché?

Perché nel suo caso c’è la concreta possibilità che qualcosa vada storto. Perché nel suo caso se qualcosa va storto la conseguenza è una situazione infingibile e irrimediabile. E perché a tutto questo potremmo assistere in diretta, senza alcun filtro, taglio o montaggio. Impossibile sapere, fino all’ultimo, come andrà a finire. Come una serie TV in cui il copione è già scritto ma i personaggi sono persone e i fatti che gli accadono avvenimenti reali. Se fosse un poliziesco sarebbe come essere connessi alla body cam di un agente. Una piccola telecamera indossabile, fissata su uniformi o caschi, che registra audio e video. Usate da forze dell'ordine, sicurezza, sanità e giornalismo per documentare interventi. Una situazione distopica e lontana dalla realtà attuale. Eppure già rappresenta al cinema, si pensi a The Truman Show con Jim Carrey e, storicamente, già verificatasi: il Colosseo Romano.

Nuove emozioni sulla pelle degli altri

Il paragone è ovviamente iperbolico, più una suggestione che un confronto di cui prendere in considerazione la storicità. Eppure in entrambi i casi ad essere messa in gioco, ad essere messa in scena in scena, è la vita umana. Lo stessa nostra, senza finzioni e senza filtri. Perché al di là di quanto si possa pensare o dire è da questo che è costituito l’appeal dello Show (pensiamo a Squid Game, per restare in casa Netflix). Honnold avrà un bel dire, mi riferisco sempre alla breve intervista su Whipper, che si concentrerà sulla scalata e che per lui l’importante sarà la bellezza del gesto. Cosa del resto perfettamente in linea con il personaggio mostrato sui social. Disinteressato e iperuranico, distaccato dalle cose del mondo e di noi mortali, un uomo qualsiasi ma con i superpoteri che, come tutti si supereroi, tiene ben nascosti. Così come gli “addetti ai lavori” e alla pubblicità potranno sostenere che sarà sopratutto un evento sportivo senza precedenti.

Ma per tutti gli altri sarà qualcosa di diverso in cui lo sport non c’entra o c’entra poco. Per noi spettatori. Ansiosi. Famelici (anche del fallimento o del disastro). Dateci qualcosa si cui parlare. Noi, desiderosi di provare sempre nuove sensazioni ma solo sulla pelle degli altri; debitamente distanziati dallo schermo del nostro PC.