Riuscire a trasformare una produzione in un vero e proprio fenomeno globale non è un compito semplice, ma se c’è qualcuno che riesce a farlo con una certa frequenza, quello è Netflix. Nel corso della sua esistenza abbiamo assistito a successi clamorosi che si sono trasformati in autentiche icone culturali. Senza andare troppo lontano, lo scorso Natale è stata lanciata l’ultima stagione di Stranger Things, una delle migliori serie della storia, che ha riscosso un successo travolgente regalando alla piattaforma numeri stratosferici.
La straordinaria serie creata dai fratelli Duffer rimarrà nella storia insieme ad altri grandi successi come Mercoledì, Bridgerton, Adolescence o La regina degli scacchi, come evidenziato da una classifica della stessa azienda sulle sue serie in lingua inglese più popolari. Naturalmente non sono le uniche, poiché negli ultimi anni hanno dominato la conversazione seriale anche Squid Game, Baby Reindeer e La casa di carta.
Se spostiamo lo sguardo alla sezione dei film più visti su Netflix, la regina è una produzione arrivata sulla piattaforma la scorsa estate, ma che continua a far parlare di sé. Ci riferiamo a KPop Demon Hunters.
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Il fenomeno KPop Demon Hunters
Ho scoperto la sua esistenza grazie a mio figlio di otto anni e ho compreso la sua risonanza vedendo con i miei occhi come tutti i suoi amici fossero affascinati dai personaggi, che imitavano con coreografie e canzoni orecchiabili. Confermo che, quando ascolti i brani, ti restano in testa e confesso che più di una notte insonne mi sono sorpresa a canticchiare mentalmente Golden, la melodia centrale di questo film.
Del resto, le Huntr/x, le protagoniste, sono diventate il primo gruppo femminile K-pop a raggiungere il numero 1 della classifica Billboard Hot 100, mentre questa canzone ha appena conquistato il Golden Globe, oltre a quello per il Miglior film d’animazione. Qualche giorno fa ha ottenuto anche due riconoscimenti nelle stesse categorie ai Critics’ Choice Awards.
Sull’onda di questo enorme successo sono state lanciate le bambole del film, Vans ha presentato una collezione di sneakers e Zara propone felpe e t-shirt dedicate a KPop Demon Hunters: un vero prodigio che analizzeremo insieme a due esperti.
Le protagoniste sono tre superstar di questo genere musicale, Rumi, Mira e Zoey: artiste che riempiono gli stadi e sono adorate dai fan, ma che, una volta scese dal palco, combattono contro i demoni. I loro problemi si intensificano quando compaiono dei rivali, i Saja Boys, dei rubacuori che, dietro l’apparenza, nascondono proprio quegli esseri maligni contro cui queste ragazze dai capelli colorati devono lottare.
La nascita e l'affermazione del genere K-pop
Il film d’animazione, diretto da Maggie Kang e Chris Appelhans, prende spunto dai gruppi K-pop, un genere musicale nato in Corea del Sud e che ha conquistato il mondo grazie alla fusione di diversi stili musicali, a una messa in scena curatissima, a coreografie spettacolari e a testi orecchiabili.
«All’inizio degli anni Novanta, fuori dalla Corea hanno cominciato a diffondersi i K-drama e, poco dopo, è arrivato il K-pop con gruppi femminili e maschili che cantano e ballano molto bene: questa è la chiave del grande successo del film tra i giovani. Inoltre, la globalizzazione favorisce un avvicinamento alla cultura coreana. Questa originalità risulta particolarmente attraente», afferma Eun Kyung Kang, coordinatrice del Corso di Laurea in Studi dell’Asia Orientale – indirizzo Corea dell’Università di Malaga.
KPop Demon Hunters ci offre una storia elettrizzante, ma ci permette anche di conoscere alcuni elementi della cultura coreana, seppur con alcune licenze in certi casi, come sottolinea la specialista: «Il tema dei demoni proviene dall’Occidente. In Corea parliamo piuttosto di spiriti o anime che non riescono ad andare nell’altro mondo e restano in una sorta di limbo a causa del rancore o della tristezza».
Nel film vediamo inoltre come i Saja Boys indossino l’hanbok, «l’abito tradizionale, un tipo di vestiario che si usava nei giorni di raccolto o a Capodanno e che solitamente presenta colori vivaci come il rosso, il verde o il blu, non tanto il nero, un colore più legato alla tradizione occidentale», aggiunge.
Un altro elemento che osserviamo e che proviene dalla cultura coreana è la figura della tigre che accompagna i personaggi. «La simbologia della tigre compare nel teatro delle maschere ed è un elemento di protezione del popolo. È come una sorta di divinità», spiega l’esperta.
La cultura coreana e il valore dell'empowerment femminile
Dall’altro lato, è molto ben rappresentata anche la Seul luminosa, con i suoi edifici e la sua cucina, oltre al fatto che la trama trasmette un messaggio significativo, aggiunge la specialista: «La cultura coreana riguarda anche la capacità di risolvere i problemi, questa connessione contemporanea con la tradizione. L’importante è che, se un problema non viene affrontato e risolto, non si va avanti nella vita. Per vivere felicemente bisogna affrontare le difficoltà. È qualcosa che ci viene inculcato nel mio Paese».
Questo spirito di lotta e di empowerment emerge nelle protagoniste, così come quelle connessioni che ci uniscono nonostante le differenze, come sottolinea la regista Maggie Kang: «Non c’è niente come un film per mostrarci quanto abbiamo in comune, indipendentemente da da dove veniamo o da quale lingua parliamo. Tutti abbiamo le nostre insicurezze e sentimenti di vergogna e desideriamo entrare in contatto con gli altri in questo mondo».
Per Ricardo Rosado, critico cinematografico della rivista Fotogramas, il successo di KPop Demon Hunters risiede nel fatto che «ha saputo parlare al pubblico la sua stessa lingua in modo naturale, senza forzature, invitando allo stesso tempo a entrare in questo mondo anche chi vi si avvicinava per la prima volta. Si fonda su una semplice storia di eroine che devono conoscersi meglio per sconfiggere il nemico; la facilità con cui ha saputo interpretare il proprio momento storico rende semplice l’impossibile: risultare attuale senza rinunciare agli automatismi e alle scorciatoie delle strutture narrative contemporanee.
Inoltre, le canzoni sono fantastiche e le Huntr/x sono il trio di protagoniste che qualsiasi film vorrebbe avere. Funzionano a tutti i livelli e sono completamente fuori di testa. Chi non vorrebbe vedere le loro disavventure mentre uccidono demoni cantando hit pazzesche?».
Personaggi carismatici, pieni di flow, buona musica e la rappresentazione di una cultura affascinante e diversa dalla nostra sono elementi fondamentali per comprendere il suo successo. Tutto ciò, naturalmente, è accompagnato da un’estetica impeccabile.
«Ha un’animazione straordinaria, degna dello studio che è riuscito a portare sullo schermo le vignette come mai prima con Spider-Man: Un nuovo universo e che ha rinnovato l’animazione contemporanea con I Mitchell contro le macchine. Il diavolo è nei dettagli e ogni fotogramma messo in pausa di KPop Demon Hunters è la prova del lavoro e dell’affetto con cui questa produzione è stata realizzata», afferma Rosado.
Il critico, inoltre, applaude la decisione della regista di non ricorrere all’intelligenza artificiale per realizzare questo film: «L’animazione è uno dei settori che potrebbe risentirne maggiormente e il posizionamento di una regista che ha ottenuto il successo proprio scegliendo di distinguersi dalla media proposta dalla concorrenza, e da cui ci condannerebbe l’uso dell’intelligenza artificiale, è fondamentale. Questa è l’unica via possibile per continuare a godere di film che abbiano davvero un senso».
La cura messa in ogni sequenza ha conquistato sia il pubblico sia gli esperti, sfiorando quasi il 100% di recensioni positive su Rotten Tomatoes. È evidente che tutto questo fascino ha spinto Netflix a voler continuare a espandere il fenomeno, che avrà un seguito.
Prima della sua uscita, vedremo se riuscirà a trionfare anche agli Oscar, dove, secondo Rosado, «dovrebbe aggiudicarsene due, se Hollywood fosse giusta. Nessuna canzone tratta da un film ha avuto un successo così grande al di fuori della pellicola come Golden negli ultimi anni, ed è inoltre un brano parte integrante del film, non una composizione da ascoltare solo durante i titoli di coda. E quello per l’animazione perché è il film dell’anno. Le Huntr/x sono quelle che hanno cambiato tutto (in meglio) nel 2025».
Quindi sì, non ci resta che sperare che queste conquistino la statuetta più ambita del cinema, la Golden, come meritano.




















