C’è un velo di mistero che avvolge il personaggio di Emily Cooper nella serie Emily in Paris, arrivata oggi alla sua quinta stagione. Emily è, per il pubblico, un personaggio apparentemente completo, raccontato in modo dettagliato in una precisa porzione della sua vita. Eppure, per tutto ciò che esiste al di fuori di Parigi — amori, lavoro e amicizie — resta un enigma. È una protagonista leggibile solo in parte, come fa notare anche Mindy nel corso dell’ultima stagione, uscita il 18 dicembre. Emily parla poco di sé, non si lascia mai andare del tutto, restando sempre un passo indietro rispetto alla piena esposizione della sua persona. In un immaginario quasi “da famiglia tradizionale italiana”, soprattutto per una ragazza fuori sede, ci aspetteremmo almeno qualche telefonata dall’America. Amici, Parenti. E invece no. Gli autori scelgono un’altra strada: disseminano lungo le stagioni piccoli dettagli, centellinati con cura. Ed è proprio in alcuni episodi della quinta che emergono indizi più significativi, capaci di illuminare — in parte — le sue origini.



La nonna e la sua Fendi

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La nonna entra nel racconto di Emily nella quarta stagione, un personaggio a cui lei è molto legata. Nell’ultima stagione, nel secondo episodio “Che sia autentico”, torna in modo significativo. L’oggetto attorno a cui ruota la narrazione è una Fendi Baguette. È la nonna ad avergliela regalata: una borsa del 1997 che da Lake Bluff, in Illinois, arriva fino a maison Fendi a Roma. Un oggetto che non viene presentato come semplice simbolo di lusso, ma come vera e propria eredità emotiva. In pochi minuti la serie torna a raccontare quel legame nonna-nipote, fatto di distanza, memoria e affetto. Una magia che dura poco: il tempo necessario per smascherare la borsa come un falso. Una scena rapida, quasi leggera, che però contiene dettagli cruciali — e che parla di identità, appartenenza e, perché no, anche di illusioni.

Il papà di Emily, allevatore di Weimaraner

Siamo all’episodio otto, Lezioni di stile, ed Emily riesce a conquistare il Weimaraner di uno stilista di punta proprio grazie alla sua conoscenza di quella specifica razza. «Da piccola ne avevo uno grigio così, si chiamava Bugs, come Bugs Bunny, amava le carote», racconta per un istante, lasciandosi andare come raramente accade. È in quel momento che rivela a Mindy — la stessa amica che fino ad allora si era detta piuttosto confusa sul lavoro dei suoi genitori — che suo padre è un allevatore di Weimaraner. Un dettaglio apparentemente marginale, che però svela molto dell’ambiente in cui è cresciuta Emily: lontano dal marketing patinato e dalla moda, più vicino a una dimensione fatta di affetti concreti e quotidianità. L’America di Emily sembra così molto lontana dalla sua Parigi, composta di normalità, forse persino da indossare. Le sue origini tornano a farsi sentire spesso in questa stagione, insieme a un sentimento misto di amore e malinconia, che emerge con forza quando incontra un altro americano, Jake (Bryan Greenberg), agente consolare dell’ambasciata statunitense. È con lui, il 4 luglio, che Emily riscopre i sapori di casa nella cantina — sorprendentemente fornita — dell’ambasciata. Eppure, anche qui, il passato resta sullo sfondo: sfocato, mai del tutto afferrabile. Emily preferisce reinventarsi, forse partendo ogni volta da zero, seguendo la propria strada e le proprie passioni. Con un pizzico, nascosto, di malinconia.