C’è un je ne sais quoi che avvolge Venezia. Lo stesso che ha fatto arrivare Emily in Paris tra le calli e i suoi canali in un giorno di dicembre. Sarà il sole che riflette sul marmo bianco dei ponti, i gondolieri che cantano, la nebbia bassa e umida che avvolge i vicoli. Tutto sembra ricondurre a una sequenza cinematografica. Preferibilmente in pellicola, in bianco e nero. Un’atmosfera da cinema italiano che attira tutto il mondo, così come ha fatto anche per la serie dell’ormai cresciuta Emily Cooper. Proprio qui, tra i profumi salmastri della laguna, abbiamo incontrato il cast per la presentazione stampa della quinta stagione, in arrivo su Netflix il 18 dicembre. Promesso: nessuno spoiler, ma tante particolarità su questa nuova Emily in Paris.
Davanti a stampa italiana e internazionale e mondiale, Philippine Leroy-Beaulieu (Sylvie Grateau), Ashley Park (Mindy Chen), Eugenio Franceschini (Marcello Muratori), Lily Collins (Emily Cooper) e Darren Star (creatore e produttore esecutivo della serie) ci hanno raccontato, nella romantica cornice del Gritti Palace Hotel, come nasce e cresce la nuova Emily, così come i personaggi che l’accompagnano. Una stagione che sembra indossare un abito più maturo, più indipendente e consapevole. Che si riflette molto anche su ciò che Emily indossa. Le città sono tre, ad avvolgere gli intrecci di questo nuovo racconto, Roma, Parigi e infine proprio Venezia. Dieci episodi in cui si percepisce l’indipendenza, ma anche la consapevolezza di Emily. Gli abiti parlano, così come i brand scelti e citati per ogni sfida dell'agenzia Grateau. Ci saranno abiti di cui parleremo moltissimo, una borsa che ci farà impazzire, lingerie che amiamo soprattutto noi italiani e perfino una scarpa flat!
Tutto parla di una nuova era, i protagonisti sono diventati grandi e le location riflettono un po’ i loro cambiamenti. Sarà una stagione molto, molto femminile con un women supporting women molto marcato. Qui tutto quello che i protagonisti ci hanno raccontato.
Lily Collins e l'amore per Venezia
Lily Collins: «Se penso a Venezia, due sono i momenti che porterò per sempre con me. Il primo, il viaggio dall’aeroporto. Io avevo un’idea di cosa avrei visto, ma poi qualcosa accade: sei sulla barca, ti guardi intorno, e all’improvviso tutto rallenta mentre entri in uno dei canali. La mia mente è rimasta sconvolta nel vedere Piazza San Marco dall’acqua, con l’oro, la luce e i colori. Non sapevo cosa aspettarmi, e la mia mente è stata davvero stupita da tutta questa bellezza. Il secondo momento è quando sono arrivata nella mia stanza: sembrava davvero una scena della serie. Ho aperto la finestra e mi sono detta: ‘Questa sarà davvero la mia vista ogni giorno!?’ Non riuscivo a credere alla bellezza che mi circondava».
I luoghi di Emily in Paris
Darren Star: «Tutto si è evoluto dopo la terza stagione, volevo ampliare l’orizzonte della serie, senza però lasciare Parigi in modo permanente. Credo che sia sempre la storia a portarti lì, in quel preciso luogo, e sento che la nostra storia ci abbia portati qui, in Italia, per vari motivi. Ho pensato che fosse un luogo da sogno, uno di quelli che tutti nel mondo vorrebbero visitare. E se non possono venire qui, possono in qualche modo farlo indirettamente attraverso Emily in Paris. Se ci sposteremo altrove? Dipende da dove lo show ha bisogno di andare. Emily in Paris non lascerà mai permanentemente la sua base, ma se posso portare il pubblico in un viaggio altrove, lo farò, e per fortuna ho il supporto di Netflix. Per il futuro, vedremo dove ci porterà la storia, e se ci sarà una sesta stagione, sarà divertente pensarci!
L'evoluzione dei personaggi
Philippine Leroy-Beaulieu: «Quello che succede in questa stagione? Possiamo dire che l’armatura inizia a incrinarsi. Vediamo il caos che c’è dentro di Sylvie. C'è tanta vulnerabilità, così come ci sono molte domande che attraversano il personaggio: cosa stia accadendo nella sua vita sentimentale e a che punto sia la sua vita professionale. Cerca di aprire una sede dell'agenzia a Roma perché vuole evolversi, cambiare, probabilmente sta cercando qualcosa. È interessante come Sylvie stia provando molte cose e, in un certo senso, fallisca ovunque, il che credo che sia anche affascinante. Mi intrigano i personaggi che falliscono, hanno le loro sfumature».
La sorellanza
Ashley Park: «Mindy nella prima stagione è probabilmente il personaggio con più libertà perché con meno posta in gioco. Poi, man mano nella storia, l’abbiamo vista investire davvero nelle amicizie, nel comprendere al meglio se stessa. E proprio il rapporto con Emily, questa sorellanza che si è creata negli anni, viene messa alla prova in un modo che non ci aspettavamo. La bellezza di creare un rapporto di sorellanza lo si trova quando si riesce a superare ogni problema. Durante questa stagione per la prima volta abbiamo dovuto usare toni differenti tra noi, ci siamo parlate in modalità che prima non avevamo mai affrontato. Ci siamo chieste: "Come ci si sente a girare queste scene?". Questo perché tante volte quando siamo sul set riflettiamo molto il rapporto di amicizia che abbiamo nella vita reale».
La pressione italiana
Eugenio Franceschini: «Mi sono trasferito a Roma quando avevo 18 anni per frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia. Roma rappresenta gli anni della libertà assoluta senza soldi, senza nulla, ma con tanti sogni. E poi Venezia. Venezia è la città in cui desidero vivere un giorno. E sì, anche quella in cui desidero trovarmi quando morirò. Per me, girare in queste città è stata una grande emozione, una grande responsabilità e un grande orgoglio nel mostrarne la bellezza al mondo intero. Questo ha influenzato la mia interpretazione, perché era come introdurre Emily nei miei posti preferiti al mondo. Volevo davvero far innamorare Lily e tutte le altre persone che hanno lavorato con me di questi luoghi. Era qualcosa di personale, e quindi sentivo una grande responsabilità. Di conseguenza è stato sicuramente più facile girare a Parigi, non sentivo questa pressione».
La lezione di Emily Cooper
Lily Collins: « Inizialmente lo scopo di Emily era trovare la propria voce, e ora ce l’ha, e sta cercando di farla sua ancora di più, sia in amore che dal punto di vista professionale. Posso dire che c'è un'ulteriore vicinanza a Sylvie, credo anche per questa fiducia in se stessa che cresce sempre di più. Questo poi la aiuta ad affrontare i drammi e l’inaspettato in modo più equilibrato e maturo. La lezione di Emily di questa stagione credo sia quella di liberarsi della continua ricerca di perfezione. Quando si è più giovani, almeno per quanto mi riguarda, c’è molta pressione per essere e diventare la versione migliore di sé. Ma ora, sono in una fase in cui credo che se sei semplicemente te stesso o te stessa, tutto andrà bene».












