Grande successo su RaiPlay per Il Collegio 9, edizione realizzata in esclusiva per la piattaforma digitale da Rai contenuti digitali e transmediali, che ha subito conquistato la vetta della classifica dei contenuti più visti. Il docu-reality, ormai un vero e proprio cult generazionale, dalla pubblicazione dei Provini (dal 2 al 26 ottobre) ha registrato complessivamente oltre 6.200.000 visualizzazioni, di cui 5.200.000 solo per la nona stagione. Dal 30 ottobre, in esclusiva su RaiPlay, arrivano i prossimi quattro episodi.

Le porte del Convitto Nazionale Mario Pagano di Campobasso si sono riaperte per accogliere una nuova classe di collegiali, pronti a vivere il 1990: un anno di grandi cambiamenti, in cui il mondo corre veloce tra cassette registrate dalla radio, lire che passano di mano al bar e le prime serie americane che dominano la TV. Un viaggio nella memoria collettiva, dove la disciplina e la scoperta di sé diventano strumenti di crescita.



I professori in cattedra al Collegio 9

A narrare le avventure dei collegiali è la nuova voce narrante Pierluigi Pardo, che accompagna le sfide dei ragazzi, tra emozioni, regole e scoperte di sè stessi. Il Collegio è un programma di Rai Contenuti Digitali e Transmediali, diretto da Marcello Ciannamea, realizzato in collaborazione con Banijay Italia. Alla guida del Collegio torna il preside Paolo Bosisio, affiancato dai professori storici Andrea Maggi (italiano ed educazione civica), Maria Rosa Petolicchio (matematica e scienze), David W. Callahan (inglese), Alessandro Carnevale (arte) e Luca Raina (storia e geografia). A loro si uniscono tre nuove insegnanti: Giusi Serra per musica, Lucia Bello per educazione fisica e Monica Calcagni, medico chirurgo specialista in ostetricia e ginecologia, che debutta dietro la cattedra con un corso di educazione sessuale, una novità assoluta nella storia del programma.

Il collegio: intervista esclusiva alla Prof Calcagni

La presenza della dottoressa Calcagni, per il primo anno, aggiunge un tassello importante al racconto educativo del Collegio: un dialogo aperto, scientifico e autentico su corpo, affettività e rispetto, in linea con la missione del programma di coniugare formazione e consapevolezza. Monica Calcagni è medico chirurgo specialista in ostetricia e ginecologia, nota anche come medical influencer per i suoi video divulgativi sui social, dove affronta temi di salute sessuale e affettiva con linguaggio diretto e accessibile. Attiva soprattutto con la Generazione Z, coniuga competenza scientifica e capacità di dialogare con i giovani, diventando un punto di riferimento per chi cerca informazioni affidabili e vicine al mondo digitale. Il suo racconto in esclusiva a Cosmopolitan.

Portare l’educazione sessuale in un contesto televisivo come Il Collegio (siamo nel 1990 e i ragazzi devono affrontare esame di terza media) è una novità: che significato ha per lei affrontare questi temi davanti a ragazzi e ragazze sotto i riflettori?

Io sono felicissima, perché da cinque anni lotto sui social per portare l’educazione sessuale a tutti. I social permettono di raggiungere davvero un pubblico ampio: dal ragazzino che sarà il genitore di domani, al genitore che può interfacciarsi meglio con l’adolescente di oggi, fino alle persone più adulte, aiutandole ad abbattere vecchi tabù e molta disinformazione. Quando mi hanno chiamata per Il Collegio e mi hanno proposto di parlare di educazione sessuale, inizialmente l’idea era un percorso più soft, incentrato sull’educazione all’affettività, quindi più psicologico. Poi però l’orientamento è cambiato: il corso avrebbe trattato direttamente l’educazione sessuale, ed è stata per me una proposta innovativa e davvero interessante. Considerando che siamo negli anni ’90, è importante ricordare che in quegli anni si parlava molto di AIDS, che provocava molte vittime. Io stessa sono cresciuta in quel periodo, ho fatto il liceo negli anni ’90, e si parlava di educazione sessuale proprio perché c’era il rischio dell’HIV: si parlava di preservativo, e in televisione comparivano messaggi chiari sulla prevenzione, cosa che poi negli anni successivi si è molto ridotta.

A maggior ragione, quanto le fake news rendono difficile il lavoro di divulgazione tra i giovani?

Il nostro lavoro di divulgazione è reso molto difficile dalle fake news, che spesso provengono proprio dagli influencer, cioè da tutte quelle figure che i ragazzi seguono e che non sempre sono correttamente informate. Purtroppo, le notizie false non arrivano solo da loro, ma anche da colleghi, farmacisti o persone con informazioni superficiali, che continuano a diffondere dati inesatti. Il nostro compito è quindi sfatare queste false credenze, ma non è semplice: ci si ritrova spesso al centro di informazioni contrastanti, e diventa difficile capire chi dice davvero la verità.

Come si preparano gli studenti ad affrontare argomenti così delicati sul corpo e sulle relazioni? Nota differenze nella curiosità o nell’approccio tra studenti più timidi e quelli più estroversi?

Al Collegio, i ragazzi non si aspettavano un corso di educazione sessuale, quindi non si erano preparati: per loro è stata una vera sorpresa. Io ho partecipato al primo giorno di lezione: prima c’era il professor Maggi con la lezione di italiano, e subito dopo la mia di educazione sessuale. Non si aspettavano assolutamente qualcosa del genere, che rappresenta una novità assoluta. In passato, in un’edizione precedente, era intervenuta una psicologa per un giorno, ma mai si era parlato di educazione sessuale in maniera così esplicita. Nella prima puntata mostro anche come si inserisce un preservativo, quindi si tratta davvero di un contenuto chiaro e diretto, che poi andrà in prima serata su Rai 2. È una vera e propria rivoluzione, e anche molto coraggiosa.

Quali sono state le reazioni più sorprendenti o autentiche dei ragazzi quando ha affrontato temi di sessualità e relazioni sul set? C'è stato qualche retroscena?

I ragazzi sono stati tutti molto interessati. Le lezioni erano tre, e alla fine della terza, quando li ho salutati e ho detto che era la mia ultima lezione, sono stati tutti un po’ tristi. All’inizio, invece, avevano preso la cosa un po’ sotto gamba. C’era qualche risatina, qualcuno ha cercato di fare il simpatico: D’Amico, in particolare, ha provato a mettermi in imbarazzo, ma non ci è riuscito. Hanno capito che potevano essere lezioni davvero interessanti. La lezione successiva li ho trovati sicuramente più pronti, più preparati e più predisposti a imparare. Alla terza, invece, erano dispiaciuti che fosse finita, perché alla fine hanno imparato davvero tante cose. Beh, diciamo che è curioso, no?

Ci sono elementi del format che l' hanno aiutata a trasmettere messaggi importanti in modo più efficace rispetto alla scuola tradizionale? E se sì, qual è stato l'elemento di forza del collegio, oltre ad arrivare sicuramente a milioni di ragazzi?

L’elemento di forza è che sai che le lezioni andranno online o in televisione, quindi puoi arrivare davvero a tutti. Allo stesso tempo, però, è anche il motivo che può limitare la libertà di espressione: sapendo che il contenuto finirà su un canale nazionale, alcune cose devono essere trattate con attenzione. Per questo alcune informazioni non sono state dette, alcune cose non sono state mostrate, o comunque non sono finite nel montaggio. Ci sono domande, risposte e temi che abbiamo affrontato in classe e che, quindi, per i ragazzi sono state vere e proprie lezioni, anche se il pubblico ne vede solo una parte. Ci tengo a sottolinearlo perché molti pensano che sia tutto finto: invece no, le lezioni sono reali. Ogni incontro durava circa un’ora, ma nel montaggio finale ne vedete solo 10-15 minuti. Alcune cose sono state tagliate per scelte di regia, ma i ragazzi se le sono portate comunque a casa.

Possiamo dire che lei è la prof più social del Collegio e che molti ragazzi la riconoscono. Come usa TikTok, Instagram e YouTube per parlare di sessualità in modo serio ma accessibile, senza banalizzare i temi?

Intanto senza imbarazzo, cercando di parlare in maniera semplice, in modo che i contenuti siano accessibili a tutti, indipendentemente dal ceto sociale o dal background culturale. Cerco di affrontare i temi con spontaneità, quasi come se spiegassi come si fa un ciambellone: così descrivo come si mette l’anello vaginale, come si inserisce un ovulo, perché è importante usare il preservativo o perché non si può banalizzare una mestruazione abbondante e dolorosa.

monica calcagni, il collegiopinterest
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Il suo nuovo libro Il mio viaggio al fianco delle donne racconta esperienze professionali e riflessioni personali. Quale messaggio pensa possa arrivare anche ai giovani che stanno scoprendo il proprio corpo e le relazioni?

Questo nuovo libro mi ha permesso di raccontarmi in modo diverso rispetto ai due precedenti: di condividere aneddoti della mia vita che nessuno conosce e di spiegare come sono diventata la Monica dei social. Racconto il mio vissuto, perché spesso si dà per scontato che io venga da una famiglia con grande apertura mentale, mentre invece è esattamente il contrario. Vengo da un piccolo paese in provincia di Frosinone, sono arrivata a Roma e ho scoperto un mondo diverso. Ho capito che quell’educazione mi aveva dato delle basi solide, ma non era sufficiente per sviluppare pienamente la mia apertura mentale. Parlo anche delle difficoltà di conciliare la vita familiare e lavorativa, di quanto sia complesso fare scelte come moglie, madre e medico donna. Racconto di come il mio approccio professionale sia cambiato rispetto a come ero stata formata all’università, influenzato dalle esperienze della vita. La maternità, in particolare, ha cambiato completamente la mia visione delle donne: prima le vedevo come esseri un po’ distanti, io ero quella che doveva curarle e spesso non capivo le loro lamentele. La prima volta che ti trovi a essere paziente, dall’altra parte, inizi a comprendere le criticità della società e della sanità, a distinguere ciò che funziona da ciò che non funziona, e diventi più empatica. Nel libro do anche dei consigli, sia come mamma sia dalla mia esperienza personale, per instaurare con i figli un rapporto aperto: insegnare che non si va a letto arrabbiati, che bisogna dire “ti amo”, chiedere scusa e inseguire i propri sogni. Il messaggio è chiaro: volere e potere, sempre.

Se dovesse dare un consiglio chiave e diretto ai ragazzi tra 14 e 20 anni su corpo, piacere e relazioni, quale sarebbe la frase che non dovrebbero mai dimenticare?

La persona più importante nella loro vita sono loro stessi. La prima cosa che devono imparare è guardarsi allo specchio e volersi bene, fare le cose non per piacere agli altri, ma per piacere a se stessi, portando avanti i propri pensieri. Devono avere la capacità e la libertà di parlare apertamente, anche con genitori che magari in quel momento sono un po’ più chiusi. Io dico sempre a tutti i ragazzi che incontro: sedetevi a tavola oggi e chiedete a mamma e papà di farvi vedere come si mette un preservativo. All’inizio saranno imbarazzati, ma piano piano capiranno perché volete imparare. Cercate di sfondare quel muro che spesso si crea tra genitori e figli: è importante che qualcuno inizi a picchettarlo, altrimenti rimane lì e non scende più giù.

Quali sono i miti o le informazioni sbagliate più diffusi tra i ragazzi oggi e che ritiene urgente sfatare?

Guarda, le domande sono tantissime. Una delle più comuni è che non si possa rimanere incinta con un rapporto veloce, oppure che le malattie colpiscono sempre gli altri e non a me. Alcuni pensano che, se si hanno rapporti durante le mestruazioni, sia tutto tranquillo. Poi ci sono domande sulle mestruazioni stesse: come gestire un flusso abbondante, quale assorbente usare, se si può combinare coppetta e assorbente interno, senza rendersi conto che un flusso abbondante può nascondere problematiche. E questo solo per i ragazzi. Se parlassimo di gravidanza, c’è chi crede ancora che non si possa viaggiare, fare la tinta ai capelli, andare in palestra, lavorare o avere rapporti. Per non parlare della menopausa: spesso le donne in menopausa vengono percepite come «donne da buttare». In generale, sui temi femminili ci sono tantissimi miti e disinformazione. Fatico persino a citarne solo un paio.

Possiamo dire che l’educazione sessuale non è importante solo a scuola, ma è fondamentale anche nella vita di tutti i giorni e se ne può parlare in famiglia, con gli amici, con la ginecologa e con un insegnante?

Assolutamente sì. Io dico sempre che tutti siamo nati da un rapporto sessuale, a parte quei pochissimi nati in provetta, quindi è inutile fingere che questa realtà non esista. La scuola ha una grande responsabilità: non deve educare solo alla matematica, all’italiano o alla storia, ma anche all’educazione sessuale, che non può essere relegata esclusivamente alla famiglia. Non tutte le famiglie hanno le competenze per trasmettere in modo corretto concetti fondamentali come affettività, consenso e rispetto.