Il 23 ottobre ha debuttato su RaiPlay Il Collegio, il docu-reality prodotto da Rai Contenuti Digitali e Transmediali che è ormai un autentico fenomeno culturale.
La nona edizione è ricca di novità, a partire dall'ambientazione storica: la classe è infatti proiettata nel 1990, un anno che funge da cerniera tra due epoche distinte. Per quanto riguarda la messa in onda, gli episodi saranno trasmessi in chiaro su Rai 2 a partire dal 29 dicembre.
La più grande sorpresa è però la nuova sede del programma: gli allievi studiano per la prima volta presso il Convitto Nazionale Mario Pagano di Campobasso, in Molise.
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Il Collegio: intervista esclusiva alla Prof Petolicchio
Tra i docenti, ritroveremo immancabilmente la professoressa Petolicchio, un pilastro fondamentale del programma. Fin dalla prima stagione, è lei a tenere le cattedre di matematica e scienze. Cosa ha raccontato in esclusiva a Cosmopolitan?
Com'è andata quest'anno ne Il Collegio?
È un piacere parlarne. Questa è stata l'edizione numero 9 de Il Collegio e ha segnato il rientro del Professor Raina. Dunque, l'ossatura storica del corpo docenti si è ricomposta, con il Preside Bosisio affiancato da insegnanti intoccabili come Maggi, Raina, Calanna e Carnevale. A loro si sono uniti dei nuovi innesti per le materie di Musica, Educazione Fisica e, in più, c'è stato un approfondimento scientifico. Visto che insegno Matematica e Scienze, l'approfondimento tematico ha riguardato l'educazione sessuale, tenuto da una specialista.
Come si è trovata con queste new entry?
Sono subito entrata in empatia con questa professionista e con le altre colleghe. Faccio notare con piacere che, a parte la sorvegliante e me, mi ritrovo solitamente in un "mondo di uomini" tra gli insegnanti, quindi queste tre donne ci hanno dato un bel sostegno per la compagine femminile del team.
A proposito di educazione sessuale, di recente si è parlato di un possibile divieto di insegnarla fino alle scuole medie. Qual è il suo parere?
Credo che certi argomenti, se trattati nel modo giusto, possano essere affrontati a diversi livelli. Non penso ci sia un'età precisa per iniziare l'educazione in senso lato, che io vedo come un tutt'uno. Il punto fondamentale è il modo in cui si impostano i temi. Insegno alle scuole secondarie di primo grado e, come docente di Matematica e Scienze, non posso esimermi dal trattare alcuni argomenti. Nelle linee guida ministeriali e nelle nostre programmazioni ci sono temi che toccano il corpo umano, la genetica e, quindi, la riproduzione. Il discorso va affrontato da un punto di vista scientifico, partendo dal livello cellulare. Inoltre, le domande dei ragazzi sono tali che non si può non dare loro risposte.
Quindi, qual è il problema?
Il problema, a mio avviso, è che spesso si tende a compartimentalizzare le educazioni (stradale, sessuale, all'affettività) mettendoci un'etichetta. Noi adulti entriamo in classe come educatori e dobbiamo dare l'esempio. Queste cose, nella pratica quotidiana, le facciamo già, prima ancora che vengano normate. Se il divieto significa non aggiungere l'ennesima materia al curriculum, posso capirlo, ma non tutti i problemi si risolvono aumentando le ore di lezione.
Come valuta la generazione attuale dei teenager?
I ragazzi ci osservano e ci studiano. Noi adulti (a casa, a scuola, negli ambienti che frequentano) siamo i loro esempi. Quando stabiliamo regole e paletti, i ragazzi cercano negli adulti una cosa su tutte: la coerenza. La mia esperienza mi dice che i ragazzi chiedono le regole, a volte anche manifestandolo in modi difficili. Siamo noi adulti che dobbiamo mantenere fede alla parola data. Loro capiscono tutto di noi, fino a dove si possono spingere. Ricordiamo che verba movent, exempla trahunt (le parole muovono, gli esempi trascinano). Se pretendiamo che i ragazzi non usino il cellulare a scuola (se non per casi didattici estremi), i primi a non usarlo in modo inappropriato dobbiamo essere noi docenti. Il mio non squilla mai durante le lezioni. Questo dimostra che siamo concentrati sul nostro ruolo, e i ragazzi, accorgendosi che teniamo davvero a loro, non vogliono deluderci.
Allora forse sono gli adulti, prima dei ragazzi, a dover migliorare per dare il buon esempio?
Io sono dalla parte dei ragazzi. Loro riflettono ciò che hanno intorno e hanno bisogno di modelli positivi e di adulti che si prendano cura di loro, nel vero senso della parola. Questo non significa gratificarli senza che si conquistino nulla, ma dedicare loro tempo ed energie. Non sempre è facile, ma l'approccio vincente è il colloquio continuo. Farli parlare, ascoltarli e dare loro la certezza che, in caso di necessità, c'è un adulto pronto a tendere una mano senza giudicare. Ognuno di noi porta in classe non solo la propria materia, ma la propria umanità, che non potrà mai essere sostituita da un insegnante virtuale. Non si può generalizzare, ma io ho molta fiducia nei ragazzi. È un peccato vedere la cronaca nera, che spesso nasconde un'involuzione della nostra umanità. Dobbiamo seminare la pace nel nostro quotidiano, a partire dalle classi.
C'è qualcosa nell'atteggiamento dei ragazzi che la fa arrabbiare?
Assolutamente sì, quando vengono meno le regole base del vivere civile e il rispetto. L'adulto deve essere autorevole, mai autoritario, e il ragazzo non deve confondere i ruoli. Io sono l'insegnante, e questo deve essere sempre chiaro. Se un ragazzo si rivolge a me con un linguaggio o un atteggiamento irrispettoso perché magari a casa gli è concesso, deve essere subito indirizzato sulla giusta via. La mancanza di buona educazione e, subito dopo, la mancanza di buona volontà, sono le cose che non accetto. Per quanto riguarda le difficoltà di apprendimento, quelle vengono dopo e si possono superare. Non dimenticherò mai la commozione di un ragazzino che, incoraggiato e non mortificato, riuscì a fare da solo la sua prima divisione. L'intelligenza emotiva è fondamentale per entrare in una classe.
C'è qualche ragazzo de Il Collegio a cui è rimasta particolarmente affezionata?
I ragazzi de Il Collegio, anche se per poco, sono tutti miei alunni. Nelle ultime edizioni, alcuni si sono un po' costruiti un personaggio, ma le maschere poi cadono. La classe di quest'anno, l'ultima, mi è piaciuta molto, è stata una bella classetta con tanta voglia di fare. Spero che questo emerga in TV, perché spesso in onda va solo il momento più appetibile, mentre la nostra è una giornata di scuola piena. Nel mio cuore c'è un mio preferito, un super campione di matematica, ma la classe era speciale anche come gruppo.
Le piacerebbe fare qualche altro programma in TV, magari Ballando con le Stelle?
Oddio, mi divertirei da morire! Non per presunzione, ma una cosa che apprezzo di me è la mia capacità di ridere di me stessa grazie a una forte autoironia. Sarebbe un grande divertimento, ma resto un'insegnante con i piedi per terra che deve andare a scuola dal lunedì al venerdì. Non credo Milly Carlucci ci abbia mai pensato, ma devo dire che Il Collegio mi ha insegnato a dire "mai dire mai" nella vita.













