Dal 23 ottobre torna su RaiPlay il docu-reality che è un vero fenomeno: Il Collegio, programma di Rai Contenuti Digitali e Transmediali. La nona edizione è piena di cambiamenti. La nuova classe verrà catapultata nel 1990, un anno super significativo perché fa da ponte tra due epoche diverse. Le puntate arriveranno poi su Rai 2 il 29 dicembre e il 5 gennaio con doppio episodio, poi altre 4 puntate sempre in doppio episodio i martedì successivi, dal 13 gennaio.

Ma la novità bomba è la location: gli alunni andranno a studiare al Convitto Nazionale Mario Pagano di Campobasso, in Molise. Il tema centrale di quest'anno è l'autenticità, un vero e proprio esperimento con 18 ragazzi che arrivano da contesti e storie molto differenti tra loro.

Grandi ritorni tra i prof: rivedremo Luca Raina alla cattedra di Storia e Geografia, ma la squadra si rinnova con l'ingresso di tre nuove insegnanti per Musica, Educazione Fisica e, importantissimo, Educazione Sessuale. Inoltre, i collegiali avranno un nuovo spazio: il giardino del Preside, dove potranno coltivare un orto per la loro alimentazione a KM0.



Il Collegio: intervista esclusiva al Prof Maggi

Nel cast dei professori non può mancare di certo il prof Andrea Maggi, colonna portante della trasmissione, che fin dalla prima edizione insegna italiano, latino ed educazione civica. Come sarà il suo rapporto con i nuovi collegiali e con quale spirito lo vedremo nei nuovi appuntamenti?

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Courtesy of Press Office

Che cosa ci dobbiamo aspettare da questa nuova edizione?

Questa edizione arriva dopo un anno di stop, suscitando grande attesa e anche una certa incertezza tra i fan. Durante l'anno di pausa, siamo stati sommersi di richieste, anche da parte di sconosciuti che mi fermavano per strada per sapere se il programma sarebbe tornato. L'attesa è palpabile. Cosa dobbiamo aspettare? Il programma darà spazio ai ragazzi di oggi, i teenager che ne sono i protagonisti.

Il cast degli insegnanti è rimasto invariato?

Sì, lo zoccolo duro dei professori è rimasto, quindi si ripresenterà il solito consiglio di classe "d'acciaio". Per quanto riguarda i ragazzi, vedremo dei giovani "diversi" e ci saranno delle belle sorprese. Ci saranno grandi storie: molto belle, molto forti e intense. Direi che la parola d'ordine quest'anno è autenticità e anche intensità.

In che modo, secondo lei, questi ragazzi potrebbero migliorare la loro esperienza?

Possono migliorare dando fiducia allo studio e alla cultura. Viviamo in una società che ha reso la cultura un qualcosa di superfluo. Invece, proprio attraverso la scuola e l'istruzione, si ottengono gli strumenti per capire meglio noi stessi.

Parlando di scuola, cosa funziona e cosa no nel sistema scolastico di oggi?

Ciò che funziona bene è l'accoglienza, che preferisco alla parola inclusione, perché implica un concetto di apertura, non di chiusura. La scuola italiana è l'unica istituzione che accoglie tutti al cento per cento, indipendentemente da disabilità o altre differenze. Questo è il suo punto di forza maggiore rispetto ad altre scuole nel mondo. Il punto critico, invece, è la scarsità di finanziamenti adeguati. Se la scuola funziona, lo fa solo grazie alla buona volontà e alla dedizione del personale: docenti, dirigenti e ausiliari.

Parlando di sfide attuali, è stata ventilata l'ipotesi di limitare l'educazione sessuale alle scuole medie. Qual è la sua opinione in merito?

Trovo che sia un errore gravissimo. In un momento storico in cui c'è bisogno di fare passi da gigante per la parità di genere, l'educazione sessuale e affettiva dovrebbe essere una materia obbligatoria fin dalla scuola dell'infanzia, naturalmente adattata all'età. Educare all'affettività e alla sessualità aiuta a vivere meglio e più serenamente con sé stessi e con gli altri. Bisogna smettere di pensare che questa educazione sia solo compito dei genitori, perché anche molti adulti, a giudicare da certi atteggiamenti, avrebbero bisogno di essere educati in questo ambito.

Come vede la generazione di adolescenti di oggi?

Li vedo come tutte le generazioni: sono molto vari. Ci sono giovani brillanti, determinati e con grande sensibilità, che hanno il diritto di far sentire molto di più la loro voce. E poi ci sono quelli che si perdono. Il comune denominatore è che sono nati in un'era iper-tecnologica, dove la comunicazione avviene principalmente tramite i dispositivi multimediali. Questo li rende spesso deficitari nel comunicare e nel raccontarsi, un problema che è alla base di tante loro ansie e insicurezze. Avrebbero bisogno di guardarsi più in faccia, di parlare e di condividere, cosa che cerco di fare con loro anche a scuola.

C'è qualche ex alunno delle precedenti edizioni che le è rimasto particolarmente nel cuore?

Sì, tantissimi. Per esempio, nel Collegio 1, Filippo Moras è quello che ricordo di più. Era irrefrenabile, ingestibile, ma poi si è rivelato essere un ragazzo d'oro. E poi ce n'era uno del Collegio 2 che avevamo espulso, ma che qualche anno dopo ho rincontrato e mi ha rivelato che si era iscritto a Lettere e stava studiando all'università. Questo mi ha riempito di orgoglio perché in qualche modo ho capito di aver influito positivamente sulla sua vita. Anche la scomparsa di Dimitri, deceduto per un incidente stradale, mi ha molto scosso.

C'è qualcosa in generale che la infastidisce dei ragazzi, sia quelli del Collegio che della vita reale?

Assolutamente no, dei ragazzi non mi infastidisce niente. Mi danno fastidio gli adulti che parlano male dei giovani. Lo fanno solo per nascondere i propri difetti e le proprie mancanze. Quando sentiamo criticare i giovani, è quasi sempre da parte di adulti che hanno scheletri nell'armadio e qualcosa che non vogliono mostrare.