È tempo di osare per Nicole Kidman, o forse lo ha sempre fatto, fin dai tempi di Eyes Wide Shut con l’ex marito Tom Cruise. Ora più che mai, però, alterna ruoli da mogliettina perfetta a personaggi ribelli, come nell’erotico Babygirl, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2024, che esplora il piacere femminile in una relazione extraconiugale con un collega più giovane.
(Se stai leggendo questo articolo e non vuoi avere spoiler, non continuare)
Nel film Holland, dal 27 marzo su Prime Video, l'attrice di origine australiana torna ad essere una casalinga devota, tutta casa, chiesa e parate di tulipani. Sì, perché in questa cittadina del Michigan i bulbi sono una cosa serissima e vengono celebrati con balli olandesi e costumi tipici.
La sua Nancy è anche una maestra di economia domestica e si diletta a sferruzzare mentre il marito (Matthew Macfayden di Succession) costruisce trenini con il loro figlio. Ma, proprio come in Desperate Housewives, chi sa davvero cosa si nasconde dietro una porta chiusa? In questo caso lei lo ignora ma il consorte gentile e protettivo è in realtà un serial killer, “dettaglio” che Nancy scopre per caso e su cui decide d’indagare con il collega (Gael Garcia Bernal) di cui s’invaghisce. Da questo momento, il tranquillo racconto diretto da Mimi Cove, si trasforma in un incubo assoluto, in cui pare che Nicole Kidman si trovi perfettamente a suo agio. Ama le sfide, dice durante l’incontro con la stampa internazionale, e cosa c’è meglio di questa?
Chi è la sua Nancy?
«All’inizio è una donna persa, che cerca il suo posto nel mondo e nello specifico una destinazione rassicurante e tranquilla. Sotto sotto però, anche quando la trova, resta inquieta e ribolle in lei un certo desiderio».
Gli abitanti del Michigan non saranno contenti dell’idea di un serial killer che macchia la reputazione del luogo, vero?
«Esiste un luogo chiamato Holland in Michigan ma il nostro, quello del film, non deve essere per forza quello, è più un posto di fantasia, quasi una versione idilliaca della realtà, perfetta per mostrare il contrasto con quanto avviene realmente».
Quanto è stato importante calarsi fisicamente nei panni di Nancy?
«Il guardaroba riflette alla perfezione il suo carattere. Di base i costumi mi aiutano sempre a trovare il personaggio, a capire chi sia e cosa desideri. Nel caso di Nancy si vede che sono quasi costrittivi, potremmo ma pian piano diventano più comodi e lei prova un senso quasi liberatorio nell’indossarsi».
Cosa le piace del genere thriller?
«Nonostante tutto ciò che accade di inquietante, trovo ci sia un aspetto divertente per il paradosso che le cose si rivelino e non sono mai quello che sembrano».
In questo caso non solo recita ma produce anche il progetto. Perché si è sobbarcata questo impegno?
«Di solito cerco di delegare, il regista è il leader e plasma i personaggi e il set, io mi limito a recitare, ma se c’è una crisi – e, credetemi, ce n’è sempre una - allora unisci le tue risorse per realizzare il film, cosa non proprio facile oggi».
Cosa le è piaciuto della collaborazione con i colleghi?
«Sono una fan della carriera di Gael da sempre e sul set ho scoperto un artista molto aperto, profondo e collaborativo. Di Matthew, che ho amato in Succession, hoapprezzato tantissimo i tempi comici. Abbiamo fatto cameratismo, che poi è lo scopo di questo lavoro, secondo me. Fin da giovane mi sono posta l’obiettivo di lavorare con colleghi bravi da cui potessi imparare e con cui ci potesse essere uno scambio e la penso ancora così».
Come vorrebbe che lo spettatore reagisse vedendo il film?
«Spero che il pubblico si diverta in modo inaspettato e decida di far parte della nostra avventura, che sa anche di nostalgia perché ambientata in un passato in cui sembra tutto più semplice, a parte le sequenze oniriche che sono un po’ disturbanti e che fanno parte dell’immaginario di Nancy».
Si sente soddisfatta del risultato?
«Questo film è il perfetto esempio di quello che io cerco nella mia carriera, fa parte dell’idea di prendere dei rischi nei ruoli, creare personaggi diversi da me, in questo caso a partire dall’accento. Non do per scontato la fortuna che ho nello scegliermi le parti e nel decidere, ad esempio, di dar vita a una donna così innocente e quasi fanciullesca come Nancy che guarda il mondo con meraviglia, incapace di vedere cosa invece ha sotto gli occhi».















